L’estate momento di crescita, meglio senza compiti

In questi mesi è importante far provare ai ragazzi l’esperienza dell’“otium” e del riposo. Anche i pediatri evidenziano che persino i bambini hanno troppi impegni e poco tempo per dormire

Lettura 3 min.

In uno straordinario libro intitolato “L’estate della collina”, J. A. Baker (un misterioso autore del quale non si sa assolutamente nulla) racconta le vite e le morti che si avvicendano in un bosco inglese da aprile a settembre. Il libro dà la parola agli uccellini, alle foglie, ai funghi, ai ricci: sentiamo in ogni pagina il calore dell’estate, l’irruzione di un temporale, la freschezza della brezza serale. Come sarebbe bello se i nostri bambini e bambine, ragazzi e ragazze avessero la possibilità, a luglio e agosto, di poter ascoltare, guardare, annusare e assaporare il mondo e soprattutto la natura, capendone i linguaggi e le metamorfosi ed essendo totalmente liberi da obblighi scolastici.

Già il fatto che alla scuola si associ sempre il termine “obbligo” (e i suoi addentellati: castigo, nota, debito) fa davvero tremare; la scuola dovrebbe essere un posto bello, felice, sfidante e non il triste approdo al quale ritornare dopo le vacanze estive.

Anni fa mi è capitato di passeggiare sul lungomare di Riccione l’ultimo giorno delle vacanze e di sentire un padre dire alla sua bambina di sei anni che assaporava un gelato: «È finita la pacchia, vero? Domani inizia la scuola!». Come si può pretendere che un bambino o una bambina vada volentieri a scuola se gliela si presenta così? Perché invece non dire: «È stata bella l’estate, ma pensa che domani incontrerai tanti bambini, vedrai nuove persone; la tua scuola è bella, è colorata, chissà come si chiameranno le tue maestre. Che bello, stai diventando grande!».

Lo studio come passione

Forse presentare l’avventura scolastica in questo modo e avere insegnanti (in tutti gli ordini di scuola) che fanno vivere ai ragazzi lo studio come passione ed entusiasmo aiuterebbe a non riempire anche le vacanze di inutili schede da compilare, ma ad intenderle come uno spazio di bellezza e di riposo per prepararsi a qualcosa di altrettanto bello, così bello da non lasciare il tempo di rimpiangere le spiagge o le gite in funivia

Catena di montaggio

Dunque parlare dell’estate dei ragazzi e delle ragazze senza prendere in considerazione il modo in cui vivono la scuola è impossibile. Ma comunque quello che possiamo fare è regalare ai nostri figli qualche settimana di autentico riposo, di otium in senso latino; momenti per riflettere, guardare la natura o godersi il fascino della metropoli deserta a ferragosto (magari riascoltando “Giorno d’estate” di Guccini), giocare con gli animali, riscoprire i tempi lunghi, le attività senza una scadenza. Sappiamo che è difficile, sappiamo che i genitori d’estate lavorano: ma chi l’ha detto che un Centro estivo debba essere per forza una specie di catena di montaggio (compiti-attività-torneo-compiti-attività-piscina-gare) e non invece uno spazio nel quale prendersi il tempo, stare insieme a mangiare un gelato senza fare assolutamente niente? Tacere, ridere, ascoltare, stare sdraiati, sentire l’erba sotto i piedi nudi e il vento sulla pelle.

E dormire. Sembrerà un consiglio assurdo ma l’Associazione nazionale pediatri sottolinea da anni come il tempo dedicato al sonno per i ragazzi e i bambini si sia sempre più ridotto, fino ad arrivare alla soglia delle possibili ripercussioni patologiche. D’estate è bello addormentarsi dopo pranzo, con le persiane semiabbassate, e risvegliarsi senza capire, per un attimo, se sia mattina presto o pomeriggio inoltrato. Questa è un’esperienza: e anche una delle più importanti per la salute fisica e mentale.

Dunque proviamo davvero a insegnare ai nostri figli (e a noi stessi) a passare qualche tempo disconnessi, lontani dai doveri e dai castighi, concentrati su se stessi, sul modo di difendersi dal caldo, sulle mille cose che possiamo imparare su di noi e sugli altri quando finalmente la smettiamo di rincorrere il profitto, anche sotto forma di voto.

Le esperienze “inutili”

Un’estate inutile. Come sarebbe bello provare a viverla così. E del resto chi potrebbe definire “utile” o “proficuo” il primo assaggio dell’anguria a luglio, il primo timidissimo bacio sotto l’ombrellone, il silenzio del panorama dalla cima di una vetta? Forse potremmo accorgerci che le esperienze che ci hanno davvero fatto crescere sono quelle che non hanno avuto alcuna utilità pratica ma ci hanno messo in moto la mente e il cuore, ci hanno entusiasmato, ci hanno fatto vivere diversamente il tempo, lo spazio, i corpi.

Abbiamo avvelenato le mattinate e i pomeriggi dei nostri figli non con la cultura o la scuola, ma al contrario rendendo esse stesse schiave delle classifiche, delle diagnosi, dei numeri, delle medie matematiche, dei registri elettronici, del “fare le cose” non per il gusto di farle ma per essere migliori degli altri, competitivi, performanti. Proviamo allora a chiedere ai ragazzi, prima di tutto attraverso l’esempio, di rimanere in ascolto, quest’estate, di un mondo che vive attorno a noi e del quale nel frenetico anno scolastico e lavorativo dimentichiamo l’esistenza. Un mondo che è anche dentro di noi e che è fatto di sentimenti e di emozioni.

Poi, tornando dalle vacanze possiamo provare a cambiare anche la quotidianità della scuola, perché assomigli all’impegno serissimo che mettiamo nel costruire un castello di sabbia in riva al mare. E che, come questo castello, possa godere della sua fragilità, della bellezza delle cose fatte per l’unico motivo che sono belle e ci rendono felici.

© RIPRODUZIONE RISERVATA