Quale cultura fa crescere le città

Uno studio su 144 centri europei dimostra che i grandi eventi pagano in termini di consenso ma non di sviluppo. Prioritario mappare le realtà locali e produrre attività accessibili a tutti

Nelle città con una forte proposta culturale si registrano ricadute notevoli sull’economia urbana e sociale. Tuttavia, nonostante la partecipazione culturale dei cittadini rappresenti già di per sé uno strumento di miglioramento sociale, nei casi in cui le politiche adottate non tengano conto della complessità del sistema urbano queste possono trasformarsi in una fonte di disuguaglianza e divisione anziché in un elemento di sviluppo.

Le città rappresentano, infatti, sistemi socio-ambientali complessi. Il loro funzionamento dipende dall’interazione di molti fattori e la mancata comprensione di tale complessità porta facilmente a risultati diversi da quelli attesi: gentrificazione, esclusione sociale e una crescente percezione della cultura come elitaria e accessibile solo ai benestanti. Il tema riguarda soprattutto i centri di medie dimensioni, comprese città come Como e Sondrio, dove il tema delle politiche culturali è tra quelli cruciali per immaginare come tratteggiare il futuro e lo sviluppo del territorio.

I dati

Sono questi i risultati dello studio che abbiamo realizzato come Fondazione Vsm di Villa Santa Maria in collaborazione con il professor Pierluigi Sacco, dell’Università di Chieti-Pescara e con il professor Giorgio Tavano Blessi, dell’Università Iulm. L’indagine, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista scientifica “Cities” nell’articolo intitolato “Cultural, creative, and complex: a computational foundation of culture-driven urban governance”, è stata completata analizzando con sofisticati sistemi di intelligenza artificiale i dati riguardanti 144 città europee. I centri, di grandi, piccole e medie dimensioni, sono stati inquadrati attraverso 58 parametri, prendendo in considerazione una serie di ambiti diversi messi a fuoco dal “Cultural and Creative City Monitor (Cccm)” della Commissione Europea.

Tra le città prese in esame ci sono metropoli come Londra, Parigi, Milano e Stoccolma, ma anche città come Trieste, Brescia, Matera e Trento, giusto per rimanere in Italia. Tra i parametri considerati, il numero di teatri e di visitatori di musei nei singoli centri, la presenza di stranieri, l’utilizzo della bicicletta e dei mezzi pubblici per la mobilità cittadina, il tasso di disoccupazione, la percentuale di laureati, il numero di nuove imprese, le presenze turistiche e il numero di posti letto per accogliere i senzatetto, solo per citarne alcuni.

L’analisi di tutti questi dati ha messo in evidenza come l’impatto della cultura e della produzione creativa sullo sviluppo delle città possa variare molto, in positivo e in negativo, a seconda di come si interseca con tutti gli altri aspetti di un sistema urbano. La cultura può, infatti, connettersi alla sfera dell’economia e della conoscenza, ma anche a quella sociale della povertà e dell’emarginazione, oltre che a quella dell’impegno civile. E quando gli interventi non sono ben programmati possono portare a esiti paradossali.

A fare la differenza sono spesso i dettagli. Noi, che a Villa Santa Maria - Centro Multiservizi di Neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza con sede in Tavernerio - studiamo da diversi anni l’impatto che l’esposizione all’arte e la partecipazione culturale hanno sul benessere di bambini e adolescenti con autismo e disturbi neuropsichiatrici, questo lo sappiamo bene.

Nel caso delle città è emerso con evidenza che gli effetti di un’eventuale proposta o produzione culturale dipendono notevolmente dalla capacità di chi la promuove di tener conto del contesto in cui questa viene strutturata. Ad esempio, nel caso in cui la produzione culturale si legasse principalmente alla sfera delle start-up, le ricadute positive riguarderanno soprattutto un sistema urbano orientato verso l’economia creativa e l’innovazione. In una città orientata verso altre direzioni, gli effetti potrebbero essere inconsistenti, se non addirittura negativi.

L’analisi dei dati, per la quale abbiamo fatto ricorso a un complesso sistema di reti neurali, ci ha detto che ogni città racconta una storia diversa, ma anche che gli effetti più significativi per quel che riguarda l’impatto della cultura a livello urbano non derivano necessariamente da interventi di grande portata. Anzi, visto che i sistemi urbani sono sistemi complessi, spesso gli effetti positivi maggiori derivano dalla combinazione di tanti piccoli interventi culturali e dalla loro interconnessione, mentre operazioni che puntano tutto su un unico grande obiettivo si sono rivelate poco efficaci, anche se magari più spendibili in termini di consenso. Questo fenomeno è tipico sei sistemi complessi ad elevata non linearità in cui un input di rilevanza modesta può produrre output giganteschi e viceversa.

La complessità

Dobbiamo pertanto diventare meno sensibili alla seduzione dei modelli mono-causali, per quanto attraenti e pratici per costruire un consenso. D’altra parte, anche quando c’è un impegno comune nei confronti della cultura come fattore di sviluppo, i meccanismi locali effettivi possono manifestarsi in modi diversi, e le modalità attraverso cui le variabili si relazionano tra loro e generano effetti a catena possono differire di conseguenza. Mappare e comprendere l’organizzazione strutturale locale e l’interconnessione tra le variabili è quindi una premessa essenziale per i futuri modelli di governo urbano ispirati alla complessità.

Questo tema, come già accennato, riguarda soprattutto i centri di dimensioni medie. Mentre le grandi metropoli sono essenzialmente situazioni eccezionali, le città di medie dimensioni, nonostante le specificità locali, possono infatti rappresentare laboratori per sviluppare modelli metodologicamente scalabili ad altre città simili, anche se non applicati meccanicamente.

In conclusione, produzione e partecipazione culturale restano senza dubbio potenti motori di cambiamento positivo, ma perché abbiano un impatto profondo sul tessuto urbano e sociale di una città è necessario che chi programma interventi in questi ambiti lo faccia tenendo conto della complessità dei sistemi urbani. Solo così possiamo immaginare una prospettiva che apra nuove strade sia per la ricerca sia per le politiche culturali.

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