«I tatuaggi? Coprono i nei e sono un rischio per i melanomi»
Approvata dal Parlamento una nuova norma: i centri tattoo dovranno avvertire i loro clienti dei pericoli. Il dermatologo Di Pietro: «I pigmenti scuri impediscono i controlli».
In Italia cresce il numero di persone che scelgono di farsi un tatuaggio. Oggi non ci sono evidenze scientifiche di un legame con l’insorgenza di tumori cutanei ma è noto che gli inchiostri possono coprire nei o macchie e rendere più difficile la diagnosi di melanoma. il Senato ha approvato un disegno di legge sul melanoma con l’obiettivo di sensibilizzare sull’importanza della prevenzione e promuovere iniziative per la diagnosi precoce. Tra i contenuti della legge, in attesa dell’ok definitivo della Camera, anche l’introduzione del consenso informato per l’esecuzione dei tatuaggi. Ne abbiamo parlato con il professore Antonino Di Pietro, direttore scientifico dell’Istituto Dermoclinico Vita Cutis di Milano.
Professore è corretto dire che le pigmentazioni utilizzate per i tatuaggi possono ritardare l’individuazione del melanoma?
Si, è vero. Il motivo è abbastanza semplice da intuire, in quanto la diagnosi precoce di melanoma, si fa prima di tutto osservando la cute per verificare se ci sono macchie sulla pelle che possono essere nei preesistenti che hanno cambiato aspetto, oppure, macchie che insorgono improvvisamente e che meritano di essere indagate. Se una persona ha un tatuaggio, e lo stesso copre una vasta superfice delle cute, si priva la vista, anche di un medico esperto.
Non dobbiamo stare attenti solo ai nei allora ma anche alle macchie?
Esattamente, fino a qualche anno fa si pensava che il melanoma fosse sempre legato a un neo che si trasformava, ma importanti dati statistici a livello internazionale hanno dimostrato che sette volte su dieci, quindi nel 70% dei casi, il melanoma non insorge su dei nei preesistenti ma su cute sana dove prima non c’era nulla. Ad ogni età, insomma, può manifestarsi una macchia, che all’inizio sembra un nuovo neo, ma che in breve tempo cambia forma e colore.
Se però la macchia è coperta dal tatuaggio risulta difficile rendersene conto?
Esattamente. Pensiamo ai tatuaggi oggi molto diffusi che ricoprono ampie parti del corpo, magari un intero braccio, una intera gamba, il collo, ecc. Difficile che la persona stessa, un partner o un parente, possa notare un cambiamento e far si che questa macchia venga posta all’attenzione di uno specialista. E’ utile ricordare che sui nei non devono mai essere realizzati dei tatuaggi. Tra gli uni e gli altri è necessario mantenere almeno un centimetro di distanza.
Ma ci sono delle colorazioni che rendono la diagnosi precoce più complessa?
Diciamo che in presenza di tatuaggi colorati, se parliamo di pigmentazioni ad esempio gialle, rosse o azzurre, è più semplice notare se compare un melanoma in quanto si inizia a notare una macchia strana in mezzo all’uniformità del colore del tatuaggio. Se l’inchiostro è nero, invece, solo un occhio esperto riesce a notare se c’è una zona un po’ più scura rispetto al colore dell’inchiostro.
Come avviene la diagnosi di melanoma?
Come detto il primo filtro è di tipo visivo con un’attenta osservazione della cute da parte del dermatologo. Segue il controllo con il dermatoscopio, uno strumento che consente di ingrandire l’area della pelle da osservare con più attenzione. In caso di sospetto diagnostico viene eseguito il prelievo della cute e il successivo esame istologico. Questo esame consente di capire, ad esempio, se la macchia è realmente un melanoma oppure se si tratta, invece, di un addensamento di colore del tatuaggio.
Il Senato ha approvato un disegno di legge sul melanoma. Tra i contenuti della legge anche l’obbligo del consenso informato per i centri tattoo. In sostanza le persone che sceglieranno di tatuarsi dovranno ricevere e firmare un documento che li avverta dei possibili rischi per la salute, soprattutto in presenza di nei o lesioni cutanee. Cosa ne pensa?
Penso che sia un passo avanti importante a tutela della salute anche perché, tutto ciò che ci informa e ci fa conoscere i rischi di quello che decidiamo di fare, rientra in quel processo che ci fa vivere più a lungo. Se io so che se faccio una certa cosa metto a rischio la mia salute e la mia vita posso decidere di non farla o di farla lo stesso ma ben vengano le leggi che tutelano la salute.
Senza voler demonizzare i tatuaggi è giusto però dire che serve più consapevolezza sul tema? Anche perché in Italia il numero di persone che decide di fare uno o più tatuaggi è in costante aumento, parliamo di 7 milioni di italiani e 60 milioni di europei?
La consapevolezza è fondamentale perché se si decide di fare un tatuaggio è opportuno essere a conoscenza anche dei possibili rischi. Lo stesso dovrebbe valere per altre pratiche estetiche come l’utilizzo di tossina botulinica. Da tempo cerco di divulgarne i potenziali rischi ma credo ci vorrà ancora tempo prima che si arrivi a cogliere l’allarme che prima o poi arriverà.
Ci sono altri rischi in tema di tatuaggi?
La prima cosa da dire è che se una persona decide di fare un tatuaggio deve rivolgersi a personale qualificato che opera in centri che rispettano le normative vigenti. Nel corso del tempo, infatti, grazie a una serie di norme il settore è molto cambiato. Un cambiamento importante è stato quello dell’obbligo dell’utilizzo di aghi monouso per scongiurare il rischio di infezioni, come quella dell’epatite C. Fondamentale anche l’introduzione di regole precise in tema di idoneità dei luoghi e di igiene degli spazi. In Italia, inoltre, negli ultimi anni sono stati avviati una serie di controlli per verificare la conformità dei pigmenti utilizzati per i tatuaggi. Anche in questi casi, insomma, le leggi hanno permesso di tutelare sempre più i clienti ma anche i tatuatori stessi.
Un studio svedese ha rivelato che i disegni impressi sulla pelle potrebbero rappresentare un fattore di rischio per il linfoma?
L’inchiostro può, attraverso il sistema linfatico, arrivare ai linfonodi. Parliamo sempre di sostanze estranee che vengono inserite nell’organismo. Ci sono stati casi di linfomi da tatuaggio e si è visto che certe sostanze più facilmente possono dare tumori. Ecco perché sono stati già vietati certi pigmenti, considerati pericolosi, ma non è detto che tra qualche anno ne saranno vietati degli altri.
E per quanto riguarda l’esposizione solare? Chi ha un tatuaggio deve avere un’attenzione maggiore?
Il tatuaggio, soprattutto scuro, attira di più i raggi ultravioletti e c’è il rischio di scottarsi più facilmente. L’utilizzo di fattori di protezioni alti è così fondamentale.
I dati sul melanoma anche in Italia sono in aumento, come mai?
Diciamo che in passato il melanoma si diagnosticava più tardi e in fase avanzata con metastasi, oggi le diagnosi sono di più ma parliamo di melanomi meno profondi che per fortuna vengono tolti, nella maggior parte dei casi, in tempo. Fortunatamente le campagne di prevenzione stanno portando a diagnosi sempre più precoci.
Un ultimo messaggio in termini di prevenzione per tutti?
Oltre all’utilizzo di filtri solari idonei, all’evitare le scottature e all’autoesplorazione della pelle, gesto molto importante per intercettare macchie sospette, è fondamentale conoscere i rischi anche degli infrarossi di cui però si parla ancora poco. I raggi infrarossi passano attraverso la stoffa dell’ombrellone, le lamiere delle automobili e surriscaldano le cellule della pelle mandandole in tilt. Queste cellule con il tempo possono alterarsi e dar vita a cellule tumorali. E’ fondamentale così contrastare il danno termico bagnando la pelle con acqua fresca e soggiornando in zone di ombra ventilate. Il controllo dei nei, infine, va fatto una volta l’anno, ma se compare una macchia sospetta l’invito è a non attendere l’appuntamento successivo ma a rivolgersi subito a un dermatologo.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
