Il tumore del cavo orale. Tra bisturi e radioterapia
Il chirurgo Luigi Colombo: «Il fumo e l’alcol restano i pericoli maggiori, ma occorre fare attenzione anche all’Hpv»
Il tumore del cavo orale è una neoplasia che interessa le cellule della mucosa orale. L’esordio è generalmente dopo i 50 anni ma ci sono casi anche nella popolazione più giovane, come per i tumori Hpv correlati. Fondamentale la diagnosi precoce per un intervento tempestivo così come conoscere i fattori di rischio. Ne abbiamo parlato con Luigi Colombo, direttore della struttura complessa di Chirurgia Maxillo-Facciale dell’ospedale Sant’Anna.
Dottore cosa sono i tumori del cavo orale?
Nel 90% dei casi parliamo di carcinoma del cavo orale, un tumore epiteliale che origina dalle cellule di rivestimento della mucosa della bocca e si può manifestare in tutte le sedi del cavo orale come la lingua, che ha una frequenza maggiore, le labbra, le guance, il pavimento della bocca, la gengiva aderente, ma anche il palato e la mucosa alveolare. Ci sono tumori legati a infezione da Hpv, infine, il melanoma del cavo orale, che è una neoplasia abbastanza rara ma di cui è importante conoscere l’esistenza.
Per quanto riguarda i dati?
Un aspetto molto interessante che è emerso in occasione della Giornata Mondiale contro il Cancro che si è tenuta lo scorso 4 febbraio è che fino a 4 tumori su 10 sono prevenibili evitando i fattori di rischio come fumo, alcol e infezioni, che sono proprio i principali fattori di rischio del tumore del cavo orale.
Sono tumori molto diffusi?
A livello mondiale, ma anche europeo, c’è una distribuzione disomogenea. In termini generali parliamo del sedicesimo tumore maligno più frequente ma se guardiamo alle aree del mondo possiamo dire che in Asia, dove è diffusa l’abitudine di masticare tabacco e betel, ad esempio, l’incidenza è maggiore rispetto a America e Europa. Se guardiamo all’Europa l’incidenza è maggiore in quei paesi dove è più diffusa l’abitudine all’alcol e al fumo come Russia, Francia e Regno Unito. In Italia i tumori del cavo orale rappresentano il 4% di tutti i tumori maligni, con un maggior numero di casi tra gli uomini anche se la forbice si sta riducendo. Ogni anno vengono diagnosticati circa 4/5mila nuovi casi. Nel nostro Paese, inoltre, c’è un’incidenza maggiore nelle regioni del Nord-Est.
Quali sono i campanelli d’allarme allora?
Qualsiasi lesione o alterazione (bianca, rossa, ulcera) che ha o no una tendenza al sanguinamento e che non guarisce nell’arco di 15 giorni deve essere considerata potenzialmente a rischio. Il problema è che all’inizio i sintomi possono mimare delle lesioni banali che però sono in realtà l’inizio di una degenerazione potenzialmente cancerogena. Anche le macchie scure, marroni o nere, non vanno sottovalutate perché se è vero che nella maggioranza dei casi si tratta di pigmentazioni da amalgama legate a procedure odontoiatriche o nevi benigni, in alcune situazioni potrebbe trattarsi di un melanoma.
Quali i fattori di rischio?
Tra i fattori di rischio più importanti ci sono l’abuso di alcol e di fumo. L’effetto sinergico di alcol e fumo, inoltre, aumenta in modo esponenziale il rischio. Oggi i dati ci confermano che il 75% di tutti i tumori del distretto testa collo sono causati da alcol e tabacco. Altro fattore di rischio molto importante è l’infezione da papilloma virus (ceppo 16) che può portare all’insorgenza di tumori dell’orofaringe. Oggi per l’Hpv, fortunatamente, esiste un vaccino che è consigliato a partire dai 12 anni sia nelle ragazze che nei ragazzi.
Come avviene la diagnosi in questi casi?
L’esame obiettivo è fondamentale per un primo inquadramento, segue la biopsia della lesione e l’esame istologico che sono necessari per porre la diagnosi. In caso di positività di un tumore del cavo orale sono poi necessari una serie di accertamenti che consentono di valutare più nel dettaglio e di stadiare (conoscere l’estensione) la malattia. Tra gli esami disponibili abbiamo la TC, la risonanza magnetica, l’ecografia del collo e la Pet.
Quanto conta la diagnosi precoce?
Conta moltissimo perché sappiamo con certezza che prima si intercetta la malattia, migliore può essere la prognosi. I tumori trattati nel primo e secondo stadio, ad esempio, hanno una prognosi buona e una sopravvivenza a distanza di cinque anni. Diversamente, i tumori al terzo e quarto stadio, che spesso hanno anche metastasi, hanno una sopravvivenza che a 5 anni si riduce drasticamente.
Come fare a intercettare la malattia in tempo?
L’autoesplorazione della bocca, nelle aree visibili, è molto importante per verificare la presenza di situazioni potenzialmente pericolose. La prevenzione fondamentale, oltre a evitare i fattori di rischio, è quella di sottoporsi regolarmente a sedute di igiene dentale professionale e visite di controllo dall’odontoiatra. Entrambe queste figure possono intercettare il sospetto diagnostico e inviare il paziente a uno specialista maxillofacciale. Va detto che in alcuni casi è anche l’otorinolaringoiatra a individuare queste neoplasie.
Una volta posta la diagnosi di tumore del cavo orale quale l’iter terapeutico?
I tumori Hpv positivi hanno una prognosi differente rispetto al carcinoma classico perché sono sensibili alla radioterapia, quindi, molto spesso si gestiscono senza intervento chirurgico. Per quanto riguarda, invece, il carcinoma non Hpv positivo l’indicazione è prevalentemente chirurgica. Ancora una volta qui si torna a parlare di diagnosi precoce perché ci consente di intervenire prima e di ridurre quindi il più possibile i danni alle strutture della bocca e della faccia. Non dobbiamo dimenticare, infatti, che parliamo di interventi che possono essere altamente demolitivi e che nelle fasi avanzate possono richiedere anche di intervenire sulle ossa del mascellare superiore, della mandibola, ma anche con lo svuotamento dei linfonodi del collo. Possono essere previsti dei lembi ricostruttivi utilizzando la fibula, la cresta iliaca o i tessuti molli della coscia o dell’avambraccio, a seconda dei casi. Ci sono, insomma, diverse opzioni terapeutiche in base all’entità della demolizione e allo stadio del tumore.
Non solo gli interventi, insomma, anche il post operatorio può essere molto complesso?
Esattamente. Gli interventi possono durare anche più di 8-10 ore, il paziente può essere tracheotomizzato e ricoverato in terapia intensiva. Il percorso riabilitativo può essere lungo e faticoso e prevede la collaborazione di un team multidisciplinare che, oltre a figure come il chirurgo, il radioterapista, l’anatomopatologo e il radiologo, l’oncologo, può prevedere la collaborazione del fisioterapista, del logopedista e dello psicologo. Per non parlare poi del percorso di ricostruzione, ad esempio, che può rendersi necessario nei mesi a seguire per il ripristino delle funzioni di deglutizione e masticazione. Il tutto viene fatto per garantire al paziente di tornare a una normalità soddisfacente e a mantenere una buona qualità di vita.
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