Le cadute negli anziani: pericolo da non sottovalutare

Terza età Si tratta di eventi che portano cambiamenti radicali nella vita. Cade almeno una volta all’anno il 30% degli over 65 e il 50% degli over 85

Le cadute negli anziani sono eventi che nella maggior parte dei casi portano a un cambiamento nella vita di queste persone. Si verifica, infatti, un passaggio da uno stato di funzionalità ancora discreta a uno di disabilità. A questo si aggiunge di frequente anche la paura del cammino, per il timore di cadere nuovamente, con una conseguente riduzione dell’attività motoria.

« La caduta è per definizione – spiega Benedetta Tagliabue, geriatra e responsabile dei medici internisti delle Unità operative di Riabilitazione specialistica neurologica e ortopedica presso gli Istituti Clinici Zucchi di Carate Brianza - un evento improvviso che comporta il posizionamento del corpo a un livello più basso rispetto a quello di partenza, portando quindi l’anziano, ma anche l’individuo più giovane, a perdere l’equilibrio».

Per quanto riguarda i dati oggi il 30% degli over 65 incorre in una caduta all’anno, percentuale che sale al 50% nelle persone sopra gli 85 anni. «In Italia esiste un sistema di sorveglianza epidemiologica degli anziani – prosegue – attivato dall’Istituto superiore di sanità che si chiama Passi d’argento. Secondo il report relativo al biennio 2020 -2021 il 6% degli intervistati ha dichiarato di essere caduto nei 30 giorni precedenti l’indagine e di questi il 13% si è recato in una residenza ospedaliera dopo la caduta. È chiaro che si tratta di dati molto significativi». Cadono più le donne degli uomini in quanto in questa fase della vita sono proprio le donne a tenersi più attive e l’incidenza è più alta nelle persone con difficoltà economiche che non possono permettersi un aiuto. «Il 56% delle cadute avviene in ambiente domestico – precisa Tagliabue – ecco perché è fondamentale conoscere i fattori di rischio all’interno delle abitazioni e eliminarli. Quando si parla di cadute, infatti, bisogna distinguere tra fattori estrinseci, come ad esempio l’ambiente dove si vive, e quelli intrinseci e cioè collegati alla persona stessa, come patologie o terapie in corso».

Il terapista occupazionale, come sottolinea la specialista, è una figura molto importante all’interno dell’équipe dell’unità operativa da lei diretta in quanto ha il compito di aiutare il paziente informare e il caregiver su una migliore gestione dell’ambiente e dell’abbigliamento in termini di prevenzione delle cadute. «Tra i fattori intrinseci – prosegue Tagliabue – ci sono le condizioni patologiche. La maggior parte degli anziani ha comorbidità importanti e questo è senza dubbio un fattore di rischio». Tra le patologie più a rischio ci sono il Parkinson e i parkinsonismi che vanno a alterare il sistema nervoso e muscolo scheletrico, le demenze e in particolari problemi di agitazione e di movimenti improvvisi che risultano di difficile gestione. «Un altro problema è il fenomeno dell’ipotensione ortostatica – dice il medico – un fenomeno che nell’anziano si manifesta spesso al passaggio posturale e, quindi, da sdraiato a seduto o da seduto in piedi, con capogiri e svenimenti».

«Aspetto altrettanto importante – prosegue la specialista – è quello dei farmaci. Gli anziani assumono un elevato numero di medicinali, perché hanno molte patologie, e gli effetti collaterali di questi farmaci, sommandosi tra di loro, provocano dei fenomeni a livello dell’organismo che portano alle cadute. È importantissimo così valutare tutti i tipi di farmaci che l’anziano assume e le varie interazioni che possono avere». Tra questi i betabloccanti, che vanno a rallentare il ritmo cardiaco, poi tutti i farmaci che vanno a agire sul sistema pressorio e i diuretici, ma anche psicofarmaci, antidepressivi, ansiolitici e inducenti del sonno che vanno a dare sonnolenza e hanno un impatto sulla funzione motoria.

«Nell’anziano – precisa Tagliabue – andrebbero evitate le benzodiazepine, farmaci che vengono prescritti quando la persona è più giovane per indurre il sonno e che si tende a portarsi dietro per tutta la vita. Un’abitudine sbagliata e pericolosa in quanto nell’anziano provocano una riduzione della vigilanza e confusione».

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