Alessandra: una carriera  politica a 200 all’ora

Alessandra: una carriera

politica a 200 all’ora

Da Martinelli a Locatelli, una saga di ministri comaschi che passa anche per Lorenzo Spallino, nonno dell’ex assessore omonimo e papà del compianto sindaco Antonio, Virginio Bertinelli, Lucio Stanca e Corrado Passera. La pasionaria leghista sgobbona e fedele senza intoppi al verbo salviniano è la prima donna lariana a rivestire questo ruolo. E non è forse un caso. Da tempo, infatti, la politica comasca è parecchio declinata al femminile sia sui versanti istituzionali con Maria Rita Livio alla guida della Provincia prima di Fiorenzo Bongiasca, Anna Veronelli presidente del Consiglio comunale del capoluogo, Alice Galbiati sindaco di Cantù e Veronica Airoldi di Erba, Chiara Braga ed Erica Rivolta parlamentari assieme alla stessa Locatelli, sia su quelli politici. Soprattutto a palazzo Cernezzi le donne sono protagoniste nel dibattito e nel confronto: dall’assessore Elena Negretti alle consigliere Ada Mantovani, Patrizia Maesani, Barbara Minghetti e Patrizia Lissi. Questo non solo per merito delle quote rose ma anche dalla passione e della personalità delle ladies, due aspetti propri anche del neo ministro. Un curriculum che ha viaggiato a 200 all’ora quello dell’attuale vice sindaco di Como che in pochi anni è approdata da un piccolo scranno di consigliere di circoscrizione alla prestigiosa poltrona ministeriale passando attraverso la segreteria cittadina della Lega, la prima elezione in consiglio comunale, la nomina e vice di Mario Landriscina e l’approdo a Roma nel 2017. Non si può dire che Alessandra Locatelli non abbia fatto quella “gavetta” che ai tempi in cui la politica viveva di altri rituali era richiesta a tutti coloro che aspiravano a un cursus honorum nella cosa pubblica. L’ha solo attraversata a velocità supersonica in una società, in cui i processi sono cambiati e sono diventati più rapidi in tutti gli anni.

Nella scelta del suo nome, uscito a sorpresa nelle ultime ore dal cilindro di Matteo Salvini per un dicastero che non dovrebbe essere di seconda fascia perché la famiglia è al centro della società, anche se i politici se ne ricordano solo durante la campagna elettorale, ha pesato certo la sua esperienza professionale nell’ambito della disabilità, una materia che, negli intenti del governo è destinata ad assumere maggiore rilevanza. Certo, se Locatelli utilizzerà la sua grinta per valorizzare il ruolo e la funzione del suo ministero, magari in maniera meno ideologica e più sui contenuti rispetto al suo predecessore, Lorenzo Fontana, farà una cosa utile a 360 gradi. Forse, i detrattori del neo ministro comasco, che non mancano vista la sua azione politica in Comune caratterizzata in dall’applicazione radicale delle linee guida del Carroccio in tema di sicurezza e decoro urbano, avanzeranno dei dubbi su questo. Quella di Alessandra Locatelli, come capita peraltro spesso nella politica del tempo che viviamo, è una figura divisiva: o la si adora o la si detesta. Coerente con il suo credo politico, infatti, il vice sindaco è balzata agli onori della cronaca per lo sbullonamento delle panchine utilizzate dagli immigrati in piazza San Rocco a Como, per le sbarre collocate all’autosilo di via Mulini per impedire ai disperati di utilizzarlo come dormitorio, per il divieto di portare la colazione ai senza tetto dell’ex chiesa di San Francesco per l’appello ai comaschi affinché non versino oboli ai mendicanti, la relativa ordinanza e per l’impegno sulla chiusura del centro migranti. Ciò nonostante, il suo curriculum professionale, rivela un’attenzione e una sensibilità verso le fasce deboli della società e anche gli avversari le riconoscono una predisposizione al dialogo ma non a modificare le proprie convinzioni. Nel governo dovrà confrontarsi con un maggioranza diversa da quella di centrodestra a forte trazione leghista che amministra il Comune di Como. Sui temi etici sono note le diversità di vedute tra gli esponenti del Carroccio e quelli del Movimento Cinque Stelle.

Di lavoro, certo, ce n’è da fare parecchio e non si può negare un augurio di incoraggiamento all’ex ministro. Peraltro le tematiche della disabilità e della famiglia se si toglie da quest’ultima la patina ideologica, non sono poi alla fine così divisive. Si tratta di due ambiti che hanno bisogno di un’attenzione meno distratta e opportunistica da parte della politica. Gli ultimi dati demografici riferiti al nostro Paese sono inquietanti. Se le fasce deboli hanno bisogno soprattutto di una rete di sostegno tessuta attorno a un welfare che non più essere quello del passato, per la famiglia è urgente una politica che consenta la formazione e lo sviluppo di nuovi nuclei con maggiori possibilità di poter crescere le nuove generazioni. Questioni che investono l’azione non del solo ministero di Alessandra Locatelli che dovrà riuscire ad attirare attenzione e risorse per risolvere i problemi di sua competenza. Su questo però si può essere certi che ce la metterà tutta, come ha fatto finora. Nel bene o nel male, a seconda dei punti di vista. Ma questa è la politica bellezza e anche i paragoni con il passato trovano il tempo che trovano.

Un ministro, comunque rappresenta anche un riconoscimento per un territorio e una comunità.


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