La partita tra politica

e società civile

La polemica tra la presidente della Camera Boldrini e i grillini induce a qualche riflessione sull’identità di un paese che, troppo spesso, ama indulgere al moralismo pubblico per coprire i frequenti “deficit” di moralità privata. In modo strumentale e tartufesco, dopo la vergognosa gazzarra in Parlamento, gran parte della stampa non ha esitato a liquidare il grillismo come un movimento sovversivo che costituirebbe una grave insidia per la nostra democrazia.

La sensazione, tuttavia, è che anche i più prestigiosi commentatori non abbiano precisa contezza della gravità dello scollamento che, da tempo, esiste tra istituzioni e società civile di cui la disputa tra la Boldrini e i grillini costituisce un segnale preoccupante. Senza voler legittimare la grottesca sceneggiata della Camera, che non depone certamente a favore della credibilità del movimento Cinque Stelle, la Boldrini è chiamata, comunque, ad adempiere con maggiore cautela al ruolo di arbitro nonché di garante delle opposizioni.

Talune dichiarazioni, infatti, rischiano di farla apparire come il difensore di un establishment che non dispone certamente della necessaria caratura morale per poter impartire lezioni di democrazia a chicchessia, grillini inclusi.

Infatti, mentre la crisi continua a falcidiare il paese, esiste una parte significativa di quell’establishment che ha saputo creare una sorta di zona franca garantendosi privilegi che poco hanno a vedere con la democrazia: emolumenti da capogiro, capitali collocati nei paradisi fiscali, frequentazioni da cui sono sortite brillanti carriere nella pubblica amministrazione, nelle professioni, nell’imprenditoria. Insomma, un grumo di corruttela e squallore morale che, ancora oggi, si annida in molti meandri della società la quale, davanti alla capacità di penetrazione di certe “camarille”, mostra tutta la sua impotenza.

Tutti i grandi soloni che, in questi giorni, si sono baloccati in dotte disquisizioni sulla reale natura del grillismo, fingono di ignorare che il vero problema è capire le cause di quella rabbia che, partendo dal corpo sociale, è ora approdata in Parlamento. Il problema, pertanto, non è capire se il comportamento dei grillini sia da ricondurre ad una precisa scelta strategica. Sia pure in modo dozzinale e dilettantesco, il movimento Cinque Stelle rappresenta ormai l’unica “forma” di opposizione ad un sistema che, malgrado abbia costantemente violato le regole del gioco democratico facendosi beffa dell’interesse generale, ha sempre trovato nella politica il grande garante.

La sensazione è che la partita che si sta giocando tra la Boldrini e Grillo costituisce, in realtà, la trasposizione dell’unica, vera partita in corso, cioè quella tra establishment e società civile. C’è il rischio che, da questa partita, il paese intero esca con le ossa rotte perché grillismo e astensionismo rischiano di essere i veri artefici della vittoria di Matteo Renzi che rappresenta la carta che l’establishment intende giocare per ripristinare quella stabilità politica necessaria per portare a compimento le direttive della “troyka” (Ue, Bce e Fmi) che i grillini vorrebbero far saltare. A questo servirà la nuova legge elettorale, solo a questo. Lo hanno capito i grillini?

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