Sabato 14 Dicembre 2013

Lasciate che i bimbi

giochino a pallone

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Paolo Pulici, che da calciatore andava dritto in porta, non si è smentito neppure da mister del calcio giovanile. «Vorrei una squadra di soli orfani», ha dichiarato dopo il caso dei bambini nella curva della Juve che non facevano «oh» e non era certo una meraviglia ascoltarli mentre inveivano contro il portiere dell’Udinese.

Pulici ha fatto centro un’altra volta perché in questo caso, le colpe di padri (e delle madri) finiscono per ricadere sui figli. Insomma, se i piccoli hanno un approccio distorto con il calcio, sia quando giocano sia quando fanno il tifo, le cause vanno ricercate nell’esempio e nell’educazione che ricevono in famiglia (oltre che, purtroppo, dalla televisione). Perché i bambini in età scolare e pre scolare sono spugne: assorbono tutto e ciò che inglobano lo restituiscono.

Chi ha letto le cronache anche locali di questi ultimi mesi, o, ancora meglio coloro che si trovano ad aver a che fare con quella che dovrebbe essere la magnifica realtà del calcio giovanile, (che tradotto significa: bambini che giocano al pallone per divertirsi e fare un po’ di movimento, punto e basta), scopre che questo grande paese delle meraviglie è rovinato da tanti adulti che compiono invasioni di campo e meriterebbero lunghe squalifiche. Purtroppo, i genitori, certi genitori non tutti per carità, non sono materia di cui si può occupare il giudice sportivo. Qualche allenatore o dirigente ci prova a chiedere o imporre un comportamento più corretto e pacato. Il risultato è che spesso il papà se la prende e porta il figlio in qualche altra società.

Purtroppo, la popolarità e la semplicità del calcio determinano effetti collaterali: tutti sono super esperti, tutti covano la neppure troppo riposta speranza di aver messo al mondo il nuovo Messi che li risarcirà delle tante frustrazioni passate del calcio e attuali della vita. Molti dimenticano come erano loro quando indossavano scarpette e pantaloncini, quel ridicolo ciabattare a centrocampo, l’avversario che li irrideva o li metteva a sedere con la più banale delle finte, certe parabole alla “viva il parroco” di pizzuliana memoria davanti alla porta altrui. Certo, il calcio non è una questione genetica (i Maldini sono una rara eccezione). Ma basterebbe tornare indietro con la memoria per comprendere che il talento (che peraltro da solo raramente porta lontano perché va coltivato) non dipende né dalle scelte bislacche di un allenatore né dalle decisioni discutibili di un arbitro.

Chi mastica un po’ di pallone sa che se un bambino ci sa fare può essere anche allenato da un incapace ma emergerà comunque. Al contrario chi è negato può anche incrociare un Prandelli sulla sua strada e il suo destino resteràcomunque bloccato nella direzione delle disfide tra scapoli e ammogliati.

Ad allenatori, dirigenti e addetti del calcio giovanile si insegna come comportarsi con i bambini. Meno come maneggiare i genitori. Forse perché si sa che la partita è perduta in partenza. I papà e le mamme molto spesso non hanno la consapevolezza dei danni che procurano, sia pure involontariamente e certo in buona fede, ai loro piccoli quando mettono loro in testa di essere più dotati dei compagni, che la colpa è sempre dell’allenatore che non li fa giocare nel ruolo adeguato e anche, durante le partite, quando sovrappongono le loro voci a quella del tecnico per fornire indicazioni che servono solo a confondere il baby calciatore.

Si sa che non è facile frenarsi, che la trance agonistica coinvolge più coloro che stanno sugli spalti dei protagonisti in campo. Basterebbe però pensare che, almeno a questi livelli, il calcio deve essere solo un gioco. Dove i risultati contano fino a un certo punto, ma l’educazione allo sport che se inquadrata in maniera corretta può essere una straordinaria metafora della vita. Ci si batte tanto tutti i giorni perché i nostri figli possano avere un’esistenza migliore della nostra. Applichiamo il concetto anche al pallone e facciamo vivere loro un’esperienza che deve essere per larga parte divertimento.

Insomma, genitori, state buoni se potete. E anche se non potete. Lasciate che vostri pargoli giochino a pallone.

Francesco Angelini

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