Domenica 08 Dicembre 2013

Renzi-Letta, primarie

happy days nel Pd

Giulio Andreotti diceva che i matti si dividono in due categorie: quelli che si credono Napoleone e quelli che vogliono risanare il bilancio delle Ferrovie dello Stato. Ora che carrozze e binari sono stati più o meno privatizzati, si potrebbe destinare il posto rimasto libero a coloro che pretendono di normalizzare il Pd: cioè il terzetto che oggi si contende alle primarie quella poltrona di segretario che non ha portato certo bene ai tre dei quattro predecessori (Veltroni, Franceschini e Bersani).

È andata meglio all’altro, Epifani, ma solo perché aveva stampata la data di scadenza.

La corsa , peraltro, ha già un vincitore annunciato: Matteo Renzi e una folla che attende al traguardo il suo carro del vincitore su cui sono già terminati anche i posti in piedi. Per Gianni Cuperlo e Pippo Civati il voto di oggi servirà più che altro a calibrare gli equilibri interni.

Renzi vincerà, al di là delle sue qualità che magari ci sono anche, perché è il candidato che si è saputo spendere meglio sui media degli altri. Del resto, finché la politica italiana, a destra come a sinistra come al centro, resterà la continuazione dei talk show con altri mezzi, difficilmente l’andazzo potrà cambiare. I tre contendenti in queste ultime settimane hanno parlato molto. Chi ha avuto la pazienza di ascoltarli, avrà coglto anche alcune sfumature interessanti e potrà votare in maniera consapevole. Ma si tratterà una sparuta minoranza.

Pazienza. Perché ciò che conta più di oggi è cosa succederà domani in quello che, per demeriti altrui più che per proprie virtù, resta il principale partito italiano se si guardano ai risultati delle ultime tornate elettorali, nonché la forza politica che esprime il presidente della Repubblica, quelli del Senatoe del Consiglio, il maggior numero di ministri del governo e di parlamentari (pur se eletti con il Porcellum messo fuori legge della Corte Costituzionale), parecchi presidenti di Regione e sindaci di importanti città. Un potere non dissimile da quello della Dc dei bei tempi.

Questo (e neppure il significato religioso di questa domenica) però non giustifica del tutto quella sorta di attesa messianica che sembra circondare il sindaco di Firenze, per cui si sono sprecati paragoni ingombranti come armadi a tre ante (su tutti quello del nuovo Blair). Ora, a parte che all’ex premier britannico ci volle il suo tempo per rimettere in carreggiata il polveroso e rugginoso carrozzone laburista e che la sua ascesa (come quella di altri leader di area liberalsocialista) fu favorita della reazioni agli squilibri sociali determinati dalla politica neo liberista della Thatcher e di Reagan in Occidente, una volta estinto lo spauracchio comunista, per ora Renzi ne deve mangiare di polenta per poter reggere il confronto.

Caso mai ora l’eterno ragazzo rottamatore, il bambino che vuole mangiare i comunisti (come viene dipinto di chi non gli vuole molto bene), dovrà accontentarsi di farci capire se è più un Fonzie o un Potsie (a cui somiglia di più fisicamente). In quegli Happy Days tanto apprezzati, secondo Nanni Moretti, dall’ultima gioventù comunista, come tutti sanno, il primo è quello che risolve in un lampo qualunque problema con il suo carisma, la sua scaltrezza e il suo senso pratico. Il secondo è un simpatico pasticcione che non ne azzecca una.

In verità a prevalere su tutti alla fine è il riflessivo e sgobbone Ricky Cunningham, uno che sembra il ritratto di Enrico Letta. Alla fine la questione del partito, e per quel che rappresenta nel paese, si risolve soprattutto nel rapporto tra il premier e il sindaco di Firenze. Se, come nella fortunata serie di telefilm, i due riusciranno a costruire un rapporto dialettico ma costruttivo, potrebbero esserci davvero degli happy days per il Pd. Se però Renzi volesse fare il Fonzie che pretende di prevalere e prevaricare l’altro (anche magari imponendo una scomoda agenda di governo) potrebbero sorgere un bel po’ di problemi. Anche perché dalle parti del Pd girano certi ceffi da far impallidire anche quelle bande urbane di giovinastri del telefilm americani contro cui Fonzie e Ricky si trovavano a volte a lottare. E sono lì ad aspettare Renzi dietro l’angolo.

E a proposito di angolo, merita un pensiero quello in cui è stato cacciato per sempre Umberto Bossi dopo le primarie della Lega che hanno consacrato con un voto bulgaro la nuova segreteria di Matteo Salvini. Pur con tutto quello che hanno combinato il Senatur e i suoi cari, fa tristezza assistere al definitivo tramonto di un vecchio combattente della politica. Che ha segnato un’epoca.

Francesco Angelini

© riproduzione riservata