Viale Varese: guardiamo  la luna e non il dito

Viale Varese: guardiamo

la luna e non il dito

Se la storia del dito e della luna è vecchia quasi come il mondo ci sarà bene un perché. La ragione è ovvia. Sono sempre stati di più quelli che guardano il dito e non il satellite. Sarà perché vedere lontano è più faticoso che focalizzare la figura più a tiro. L’impressione è che anche il dibattito divampato sulla proposta per ampliare il parcheggio di viale Varese stia prendendo questa piega.

Il dito è quello di aumentare i posti auto a ridosso del centro città. Un errore, non c’è che dire. Basta affacciarsi nei dintorni del centro di Como nelle domeniche d’estate o, peggio ancora, in quelle dello shopping pre natalizio con la Città dei Balocchi, per capire come sia devastante offrire alle auto la possibilità di venire a parcheggiare vicino al cuore di Como. La domanda però è: siamo certi che il problema si risolva dicendo no all’ampliamento dell’area di sosta di viale Varese? Scontata la risposta. Sarebbe necessario mettere in campo altre politiche sui parcheggi che vadano oltre l’attesa messianica sulla possibilità di riutilizzare l’ex Ticosa che non sarebbe in ogni caso risolutiva. Allora il dito comincia a vacillare. E forse è il momento di rivolgere lo sguardo verso la luna che peraltro in questi giorni è pure piena e ben visibile nel cielo reso terso da un provvidenziale Favonio.

Il satellite dei poeti e degli innamorati potrebbe essere rappresentato da una parola arcigna: riqualificazione. Traduzione: sistemare l’area di viale Varese che, nessuno può sostenere il contrario, non si può vedere né tantomeno frequentare. Neppure il più ottimista degli amanti della botanica potrebbe definire “giardino” quell’accozzaglia di erba chiazzata, piante, panchinacce e fondo sconnesso. Un’area che, con tutto il rispetto che meritano le dimenticate periferie, non si trova ai confini della città ma a pochi passi dalle piazze principali di Como.

Di “riqualificare” viale Varese che, negli ultimi tempi presenta anche qualche criticità dal punto di vista sociale su cui l’attuale Giunta potrebbe essere sensibile, si parla da anni. E come per altre faccende comasche si dice ma non si fa. L’idea di modificare gli spazi di sosta realizzandoli nel sottosuolo era stata presentata anche alla precedente amministrazione. Se fosse stata accolta ora ci sarebbe la possibilità di avere un’area a verde ripulita e dignitosa molto più vasta dell’attuale. Dato il diniego, è entrata in campo un’altra proposta sempre da parte degli stessi privati, quella oggetto di un aspro scontro che vede schierati sul fronte contrario alcuni residenti della zona, le associazioni ambientaliste e parte dell’opposizione in consiglio comunale. Le ragioni del no sono valide. Ma resta il problema del dito e della luna. Vale la pena, oltretutto senza neppure conoscere a fondo i dettagli del progetto e accapigliandosi su renderenig più o meno attendibili, stroncarlo a priori? Non è il caso di capire bene se il gioco vale o no la candela prima di mettere in campo riflessi condizionati di stampo luddista? E nell’ambito amministrativo non è il caso di cominciare a ragionare su costi, benefici e opportunità anche per il pubblico legati al progetto? La questione può anche essere posta in questi termini. Vale la pena di tenersi l’area così com’è, con gli attuali posti auto e la situazione disperante ed emarginata dello spazio a verde oppure si può tentare di immaginare se possa valere la pena di accettare qualche auto in più che non sposterebbe i termini generali del problema parcheggi in città in cambio di spazi puliti, ordinati godibili dal punto di vista estetico e funzionale? Magari potrebbe esistere una terza via: quella di togliere i parcheggi e far nascere un bel parchetto urbano. Ma nessuno l’ha proposta. E nel caso chi pagherebbe? Avere a cuore il bene della città non significa solo opporre “niet” pregiudiziali senza aver approfondito le cose. Perché così non si cambia nulla. Magari non in peggio, di certo non in meglio..

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