"Vi racconto il mio Giacomo
Due volte vittima del male"

Delitto di via Garibaldi, parla una cugina della vittima: «Lo hanno dipinto come un uomo cattivo, uno che in qualche modo volesse vedere Arrighi rovinato... Giacomo, in realtà, era tutt'altra persona, era un ragazzo che amava la vita e che adorava fare del bene»

COMO - «Lo hanno dipinto come un uomo cattivo, uno che in qualche modo volesse vedere Arrighi rovinato... Giacomo, in realtà, era tutt'altra persona, era un ragazzo che amava la vita e che adorava fare del bene».


A sette giorni dal delitto di via Garibaldi e a sei dalla confessione dell'armaiolo Alberto Arrighi, gli amici di Giacomo Brambilla, la vittima, escono dai circuiti dei social network - su cui a lungo si sono rincorsi - lanciando l'iniziativa di un corteo per ricordarne la figura (forse in programma venerdì) e per raccontarne la vita, con l'obiettivo di spogliarlo del profilo che di lui è emerso dalla confessione e dal successivo interrogatorio dell'armaiolo di via Garibaldi, determinato invece nel dipingerlo come una sorta di aguzzino, deciso a strappargli il negozio, gli affetti, la vita: «La vita l'ha persa lui», racconta oggi Gilda Labianca, cugina di Brambilla, ricordandolo poco più che ragazzino tra Brunate, dove viveva assieme ai familiari e al fratello Gabriele, e viale Lecco, dove papà Luigi gestiva il distributore «Shell» accanto alle terme romane, "sfrattato" cinque anni fa per consentire la realizzazione dell'autosilo dell'ospedale Valduce: «Giacomo e Gabriele per me sono come fratelli - dice Gilda - Quando mamma andava a lavorare mi lasciava da loro, assieme agli zii. Con Giacomo sono cresciuta e posso assicurare che era un uomo straordinario, innamorato della vita e sempre disponibile ad aiutare tutti, a fare del bene, a prodigarsi per chi era meno fortunato. Aiutava tutti, ed è morto per questo». Il pellegrinaggio al distributore di benzina di via Paoli, chiuso già da diversi giorni prima del delitto a causa di un lungo ed irrisolto contenzioso con la Shell, è continuato anche nell'ultimo fine settimana. Sono comparsi fiori, rose bianche, e nuovi messaggi di solidarietà: «Gesù asciugherà le vostre lacrime», scrive per esempio una cliente all'indirizzo dei familiari della vittima:«Ho rivisto in questi giorni una vecchia intervista televisiva - ricorda ancora la cugina - Gliela avevano fatta per uno dei suoi presepi, uno come quello che quest'anno aveva allestito sul lago. È una intervista che dice molto di lui: Giacomo spiega di credere nella felicità delle persone, nel nostro bisogno di essere tutti felici. Ecco chi era mio cugino». Dei presepi si è detto molto: racconta ancora Gilda che quello realizzato a Colonno gli era costato molto, ma che Giacomo non aveva voluto in cambio un centesimo, «neppure - dice - quando il sindaco gli aveva proposto di tenere per sè parte delle offerte, almeno per ripagarsi le spese».


«Vorrei che fosse di nuovo qui con me, come nei giorni in cui si usciva in barca sul lago, quando mi tuffavo in acqua e mi prendeva le mani per assicurarsi che tornassi in superficie. In quel gesto c'era il Giacomo che conoscevo io, con il quale sono cresciuta e che resterà sempre nel mio cuore». Dell'omicidio Gilda dice: «Di Alberto Arrighi mio cugino si fidava, si fidava ciecamente. Non sarebbe mai andato in quel negozio se avesse avuto la sensazione che potesse fargli del male, così come, ne sono certa, non gli avrebbe mai dato le spalle come appare in quel video».
Parenti e genitori di Giacomo Brambilla vivono in queste ore in un incubo. Le incombenze sono moltissime. A partire da quelle relative all'inchiesta. C'è, per esempio, l'obbligo del riconoscimento della salma, che rischia di rappresentare lo scoglio più difficile ma al contempo irrinunciabile, visto che poi la Procura della Repubblica, concederà il via libera alla sepoltura. Non sarà una cosa breve. Il medico legale Giovanni Scola ha chiesto qualche giorno in più per completare una serie di accertamenti resi difficili dallo stato di conservazione del corpo. L'indagine prosegue anche su altri terreni: la squadra mobile è andata negli uffici del distributore Shell di via Pasquale Paoli assieme all'ex moglie di Giacomo. Tutti gli uffici sono sotto sequestro. Si allunga anche l'elenco dei testimoni convocati in questura per deporre come persone informate dei fatti. Parenti, ma anche amici o semplici conoscenti sia di Brambilla che di di Alberto Arrighi.


L'obiettivo è quello di chiarire l'esatta natura dei loro rapporti, di una conoscenza antica - che per stessa ammissione dell'armaiolo risaliva al tempo in cui Giacomo e il padre gestivano il distributore di viale Lecco - ma evidentemente "rinsaldata" dal prestito di 89mila euro concesso lo scorso mese di ottobre. Alla polizia interessa soprattutto verificare il racconto di Arrighi, cioè raccogliere quante più informazioni e prove possibili sull'esistenza di quel prestito e della documentazione contabile cui l'omicida ha fatto riferimento nel corso della confessione e dell'interrogatorio davanti al giudice preliminare. «Posso assicurarlo - conclude Gilda Labianca - mio cugino Giacomo era un ragazzo straordinario. Faremo di tutto per ricordarlo, per ricordare lui e il bene che ha fatto».

© riproduzione riservata

© RIPRODUZIONE RISERVATA