Collegi elettorali: cosa sono e come sono cambiati in provincia di Como dopo il referendum

Elezioni L’Italia dei collegi elettorali è cambiata dopo il referendum costituzionale del 2020 con il conseguente taglio dei parlamentari. La situazione a Como e in provincia è cambiata e di questo nuovo disegno del territorio bisognerà tener conto a settembre

Collegi elettorali: cosa sono e come sono cambiati in provincia di Como dopo il referendum
Elezioni
(Foto di archivio)

Quando si parla di collegi elettorali ciò cui si fa riferimento sono semplicemente parti di territorio. Infatti, l’Italia, in vista delle elezioni, viene ridisegnata, ovvero vengono tracciate delle linee che suddividono il paese secondo due criteri. Il primo, di tipo organizzativo, il secondo in accordo con la rappresentanza politica. Ma come si stabiliscono esattamente i confini dei collegi e a cosa servono?

L’Italia dei collegi

Per tracciare queste linee si guarda innanzitutto al numero degli elettori residenti sul territorio, in modo tale che non vi siano aree con un’eccessiva concentrazione di popolazione o, al contrario, con una densità demografica troppo bassa. Questo è il motivo per cui, se si guarda alla mappa dell’Italia dei collegi elettorali, alcune aree sono molto più grandi di altre.

Per quanto riguarda invece la funzione dei collegi elettorali bisogna ampliare il discorso, andando ad abbracciare anche la legge elettorale e il recente referendum sul taglio dei parlamentari. Ogni collegio elettorale infatti ha una scheda con i nomi di uno o più candidati: si parla di collegi uninominali nel primo caso e plurinominali nel secondo.

I collegi uninominali vengono assegnati secondo il metodo maggioritario: l’unico seggio in palio viene vinto dal candidato della coalizione o del partito con più voti rispetto agli altri. Nel caso invece dei collegi plurinominali il metodo utilizzato è quello proporzionale e i seggi - di solito più di uno - vengono distribuiti in proporzione ai voti che ciascun partito ha ottenuto.

La suddivisione in collegi uninominali e plurinominali è legata a sua volta alla legge elettorale che verrà usata alle elezioni di settembre: il Rosatellum, basata su un sistema misto per cui un terzo dei seggi viene assegnato tramite collegi uninominali e due terzi con i plurinominali.

Le conseguenze del referendum del 2020

Il taglio del numero dei parlamentari, deciso con un referendum costituzionale del 2020, ha inevitabilmente portato all’esigenza di ridisegnare l’Italia dei collegi elettorali, vista la riduzione dei rappresentati locali a Roma. Il 25 settembre si eleggeranno 600 parlamentari invece dei 945 eletti nel 2018. I deputati eletti a Montecitorio nei collegi plurinominali sono passati dunque da 386 a 245, mentre quelli eletti con il maggioritario da 232 a 147. A Palazzo Madama si è scesi, invece, da 193 a 122 senatori eletti nei plurinominali e da 116 a 74 negli uninominali.

La situazione in provincia di Como

La necessità di allargare i collegi ha avuto naturalmente dei riscontri anche sul territorio comasco, vediamo in sintesi di cosa si tratta.

Como per quanto riguarda la Camera è infatti inserita nel collegio “Lombardia 2”, che comprende anche Lecco, Varese e parte della Bergamasca. I seggi da assegnare a settembre saranno cinque per questo collegio e quelli che interesseranno il nostro territorio nello specifico saranno uno a Como con i Comuni a ovest verso Mariano e Cantù e un altro al resto della Provincia di Como e a Sondrio. A questi si aggiungono 9 seggi assegnati con il sistema proporzionale e con i nominativi, posizionati nelle posizioni eleggibili, che dovranno arrivare dalle cinque province di Como, Lecco, Sondrio, Varese, Bergamo e Busto. Attualmente questo sistema ha portato a due esponenti della Lega (Eugenio Zoffili e Alessandra Locatelli), al grillino Giovanni Currò e alla dem Chiara Braga.

Alessio Butti, deputato di Fratelli d’Italia era stato eletto nel 2018 nel collegio uninominale di Lecco, ma sarebbe scattato comunque visto i risultati nel plurinominale. Claudio Borghi della Lega è stato invece eletto in Toscana. Nel 2018 l’unico partito rappresentato in Parlamento a non aver messo neanche un Comasco nei due rami del Parlamento è stata Forza Italia.

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