De Santis: «Ticosa  un progetto senza prospettiva»
Un rendering del progetto: in primo piano gli edifici pubblici, la piazza, i posteggi a raso con l’autosilo interrato. Sullo sfondo il cimitero

De Santis: «Ticosa

un progetto senza prospettiva»

Il trasloco del Comune? «Non è una priorità». Il presidente di Officina Como: «Non si guarda ai giovani»

Bene la volontà di intervenire su quest’area cruciale. Come le risposte che si danno alle esigenze del presente: viabilità e parcheggi. Ma al progetto presentato sull’ex Ticosa dal Comune manca un elemento fondamentale, che bisogna considerare per il bene della città: lo sguardo sul futuro. Ovvero rivolto ai giovani. Così il presidente di Officina Como Paolo De Santis analizza il piano urbanistico emerso in questi giorni.

Con una premessa: «Ho pochissimi elementi per valutare in modo organico l’idea che è stata presentata. La prima considerazione che posso esprimere è di apprezzamento per la volontà dell’amministrazione di affrontare seriamente il tema».

Ecco un elemento favorevole dunque, entrando nel progetto: «Sono interessanti gli spunti in termini viabilistici e di connessione tra l’area Ticosa e via Milano alta, e quindi con il resto della città». Prosegue poi nella valutazione del progetto: «Per quanto riguarda i contenuti, da quello che ho potuto apprendere dalla stampa, mi sembra si immagini un’area con diverse funzioni, dove l’idea centrale risulta l’accorpamento degli uffici comunali e di altri uffici pubblici, su cui sono sinceramente molto perplesso». Perché questa ipotesi non è ben vista? «Sono convinto che questa non sia una priorità della città, che per quanto riguarda l’edilizia pubblica dovrebbe semmai investire con determinazione sugli edifici scolastici e sugli impianti sportivi. In un progetto che si ponga l’obiettivo, in dieci anni, di trasformare Como in città modello sotto questo profilo». Una prospettiva, che dovrebbe guidare un piano urbanistico così importante. Puntando prima di tutto sulle nuove generazioni.

«Penso come sempre che i nostri sforzi debbano indirizzarsi ai giovani e al loro futuro - prosegue De Santis - Se si è d’accordo su una simile premessa, bisogna rendersi conto che le grandi aree pubbliche da rigenerare rappresentano la possibilità, forse l’ultima, di disegnare il futuro di Como, che si basa sulla capacità di attrarre giovani di talento dal mondo che ci circonda».

Questo facendo anche tesoro di una lezione che arriva dal recente passato.

«Dopo la sconfitta sul Campus al San Martino, con la conseguente perdita del Politecnico, di cui già stiamo pagando il prezzo - afferma infatti l’ex presidente della Camera di commercio, che durante il suo mandato ha creato il Polo tecnologico scientifico di ComoNext - ho letto con preoccupazione che le ex Caserme ospiteranno uffici pubblici, anziché giovani come avevamo sognato».

Officina Como aveva presentato, come si ricorderà, una sua proposta proprio in quest’ottica.

«Per questo a mio parere l’area Ticosa,e più in generale tutta la zona Sud della Convalle, con San Martino, Valleggio, Caserme, Sant’Abbondio, scalo merci - dice De Santis - devono rappresentare un elemento fondamentale di quel disegno strategico sul futuro di Como che manca da troppo tempo».

L’associazione è disponibile al confronto su questo tema? «Più che disponibile - risponde De Santis - Anzi auspichiamo che avvenga e sia aperto ai contributi di tutte le persone di buona volontà».


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