Differenziata record a Como  Ma la tassa non scende
Sacchi della spazzatura ammassati in piazza Duomo (Foto by archivio)

Differenziata record a Como

Ma la tassa non scende

Il Comune: «Colpa degli incivili». Centomila euro spesi per i rifiuti abbandonati

«Se la differenziata crescerà ancora, i cittadini pagheranno meno».

Parole e musica arrivate dal Comune, giusto un paio d’anni fa. Eppure la Tari, la tassa che serve a finanziare il servizio di raccolta dei rifiuti, non è scesa se non in misura poco più che simbolica. Parliamo di circa 5 euro l’anno nel 2016 per una famiglia media, cifra pressoché invariata l’anno scorso, ora una riduzione di 1,50 euro. Le aspettative erano altre, anche perché la differenziata è aumentata in misura significativa, a dimostrazione del comportamento virtuoso di molti cittadini: 52,3% nel 2014, poi 65% nel 2015 e 66,2% nel 2016, infine il 72,1% registrato alla fine del 2017. Vero che quest’ultimo dato è in parte falsato da una nuova normativa (ha inserito i rifiuti ingombranti, gli inerti e i residui della pulizia stradale come frazioni differenziate) ma l’impegno dei comaschi è fuori discussione. E allora perché il bollettino del Comune riporta sempre la stessa cifra, su per giù?

La risposta arriva direttamente dall’assessore all’Ambiente Simona Rossotti: «Da una parte - spiega - c’è il costo del servizio effettuato da Aprica, non solo la raccolta dei rifiuti, ma anche la pulizia delle strade, del lago e altre attività importanti. Parliamo di 13 milioni di euro, una cifra che va coperta interamente con la Tari e sulla quale non si può incidere molto. Quello che invece si può fare, e ci stiamo attivando in questo senso, è ridurre la spesa per smaltire i rifiuti indifferenziati». E qui arriviamo al cuore della questione, almeno nella lettura data dal Comune: «Spendiamo circa 100mila euro solo per pagare ad Aprica il ritiro dei rifiuti abbandonati dagli incivili in città - svela Rossotti - Una cifra enorme, che ci consentirebbe di pagare lo stipendio di tre operatori ecologici in più, non so se rendo l’idea».

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