I dati e le mappe che raccontano il referendum, in Italia e nel Comasco
Dopo il voto In quali regioni si è verificata la maggiore affluenza? E come hanno votato i singoli comuni in provincia? E c’è una sola fascia d’età (50-64 anni) in cui ha prevalso il Sì
Como
I numeri continueranno a essere al centro delle analisi dell’esito referendario per molti giorni, quindi focalizzare i più importanti può aiutare a capire cos’è successo alle urne in Italia - ma anche nel Comasco - tra domenica e lunedì. Il primo dato significativo registrato in tutto il Paese è quello relativo all’affluenza: il risultato definitivo generale per il Paese è stato del 55,7%, se si considerano anche le circoscrizioni estere (ovvero le persone italiane che votano dall’estero), mentre se si considerano solo le circoscrizioni nazionali l’affluenza sale al 58,93%. Le regioni in cui l’affluenza è stata maggiore sono Emilia-Romagna (66,67%), Toscana (66,27%) e Umbria (65,05%).
In Lombardia l’affluenza è stata del 63,76% e in provincia di Como del 61,91% con picchi come quello di Trezzone (71,81%) e Proserpio (70,17%), mentre i Comuni in cui si è votato meno sono stati Cavargna (39,44%) e Livo (45,86). Nel capoluogo l’affluenza ha raggiunto il 61,3%.
In generale i dati sull’affluenza hanno colpito molto perché superiori alle attese: nessuno si aspettava numeri così alti, anche perché il referendum costituzionale precedente in cui si votò per la riduzione del numero dei parlamentari registrò il 51,2% di affluenza ai seggi, mentre nel 2016, quando si votò per l’abolizione del bicameralismo perfetto, votarono il 65,47% degli aventi diritto e andando ancora più indietro al 2006 votò il 52,6% degli aventi diritto. E ha stupito anche la correlazione tra regioni in cui ha prevalso il Sì e dati relativi all’affluenza: si era detto, infatti, nei giorni scorsi, che al Sud si prevedeva una minore affluenza rispetto al Nord Italia - dato confermato dai numeri emersi ieri dai seggi - ma si era anche detto che questa minore affluenza avrebbe avvantaggiato il Sì. Quest’ultimo elemento invece è stato smentito dai dati: le uniche regioni in cui il Sì ha ottenuto la maggioranza sono tutte al Nord, ovvero Lombardia, Veneto e Friuli Venezia Giulia.
L’analisi dei dati in provincia di Como rivela che la scarsa affluenza al voto di alcune zone (Cavargna, Livo, Val Rezzo, Garzeno per citarne alcuni) non ha alcun legame con l’esito finale sul territorio,dal momento che nel Comasco la prevalenza della vittoria del Sì è quasi totale: l’unico Comune a registrare una prevalenza del No infatti è proprio il capoluogo. Più utile, invece è osservare la distribuzione del voto sul territorio. Nella mappa sottostante, ogni Comune è colorato in base al voto prevalente (verde per il Sì, rosso per il No), ma riporta anche dei cerchi di dimensioni proporzionali al numero dei votanti nella zona e inoltre, posizionandosi sulla forma del Comune di riferimento si può vedere anche la quantità di voti distribuiti rispettivamente tra sì e no.
Quello che emerge è che mentre nelle zone meno popolate, ovvero con pallini più piccoli, è molto facile trovare una schiacciante prevalenza del Sì, se si osservano i centri con il maggior numero di votanti la situazione varia, anche se non significativamente. Oltre a Como, le maggiori città sono Cantù (dove ha votato No il 44.40%), Mariano (ha votato No il 40.12%), Erba (ha votato No il 41.94%), Olgiate Comasco (ha votato No il 41.76%), Fino Mornasco (ha votato No il 45.94%), Lomazzo (ha votato No il 48.88%), Turate (ha votato No il 45.29%), Lurate Caccivio (ha votato No il 44.70%) e Cermenate (ha votato No il 46.19%).
Dopo Como, i Comuni con la percentuale di No più alti sono stati Lomazzo (48.88%), Brunate (48.47%), Blevio (47.94%), Luisago (47.87%), Locate Varesino (46.43%), Senna Comasco (46.40%), Villa Guardia (46.37%) e Rovellasca (46.29%). Nell’elenco dei Comuni in cui il No è andato meglio cioè compare una sola delle località comasche con il maggior numero di abitanti dopo Como, ovvero Lomazzo, mentre negli altri casi si tratta di Comuni che hanno tra i mille abitanti (Blevio) e gli ottomila (Rovellasca). La distribuzione geografica di questi Comuni in cui il No non ha vinto ma non se l’è cavata neppure troppo male è però piuttosto omogenea: si tratta di Comuni collocati tra la zona di Como cintura e di Olgiate e Bassa Comasca, con qualche comparsa anche dell’area di Cantù e Mariano (anche se le due città maggiori, Cantù e Mariano appunto, registrano una prevalenza netta del Sì).
Di contro, le cinquanta località della provincia in cui il Sì è andato meglio sono tutte perlopiù di piccole dimensioni e concentrate tra il lago e le valli, con pochissime eccezioni come il Comune di Barni, nell’Erbese (in posizione 14 tra quelle con una maggioranza più alta che ha votato Sì) e quello di Sormano, anch’esso nell’Erbese (in posizione 24) e pochi altri.
In generale, si può osservare che i dati provinciali sono in controtendenza rispetto a quelli nazionali dove l’analisi dei risultati sulla base del peso del voto nelle città (ovvero il numero dei votanti), mostra che nei comuni più popolosi e non solo nelle grandi città il No è andato meglio.
Altri dati interessanti sul referendum riguardano com’è andato il voto fuori dall’Italia, ovvero come hanno votato le persone di cittadinanza italiana ma residenti all’estero: hanno votato 1,5 milioni di persone sul totale degli aventi diritto, che ammonta a 5,4. In generale, ha prevalso il Sì e l’unica area geografica da cui è arrivata una maggioranza di No è l’Europa. Invece, nel collegio sudamericano il Sì ha avuto una maggioranza schiacciante del 72,9%. Un voto, insomma, decisamente più polarizzato che entro i confini nazionali, ma che non ha intaccato l’esito complessivo del referendum.
Si è poi molto parlato della distribuzione del voto sulla base delle fasce d’età. In questo caso, non si tratta di dati che derivano dai seggi - dove, ovviamente, il voto è anonimo e dunque l’esito non può essere ricondotto alle diverse età degli elettori - ma di numeri frutto di indagini effettuate da YouTrend all’esterno dei seggi. Dalle indagini risulta che il Sì ha trionfato in una sola fascia d’età, ovvero quella tra i 50 e i 65 anni, dove ha votato a favore della riforma di giustizia il 53%. Chi ha tra i 18 e i 34 anni invece ha votato No per 56,7%, chi ne ha tra 35 e 49 ha preferito il No per 60,3% e, infine, anche gli over 65 hanno scelto di votare contro la riforma in una percentuale pari al 55,4%.
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