Vaccino obbligatorio  per lo sport e il lavoro?  I comaschi si dividono
Su una cosa sono tutti concordi: il vaccino è l’unica possibilità per tornare a una vita normale

Vaccino obbligatorio

per lo sport e il lavoro?

I comaschi si dividono

Ciceri e Camesasca: «Ora si deve riaprire»-Gli imprenditori lo chiederanno ai propri dipendenti. Minghetti e Galli favorevoli, Cioffi e Falanga contrari

L’idea dell’obbligo del vaccino, anche se il premier Giuseppe Conte ieri ha dichiarato che «è un’ipotesi che non stiamo considerando, confidiamo di raggiungere una buona percentuale di vaccinati su base facoltativa», divide i comaschi. Anche perché potrebbero arrivare limitazioni agli accessi in alcuni luoghi (ad esempio sui voli) per chi non si sarà vaccinato.

Alberghi, bar e ristoranti

«Sono un vaccinista convinto - commenta Giovanni Ciceri, presidente di Confcommercio - ma non possiamo certamente aspettare di essere tutti vaccinati per riaprire bar e ristoranti, anche perché i locali sono stati adeguati e rispettano le misure di sicurezza. Certo che con un vaccino obbligatorio per tutti l’economia ricomincerebbe a girare, per cui sarei a favore di una scelta in tal senso». Si dice «esausto» Andrea Camesasca, vicepresidente degli albergatori. «Mi sembra di vivere in un film - lamenta - prima i protocolli, ma ci hanno chiusi. Poi l’estate e a novembre nuovo stop per fare un Natale sereno, e abbiamo visto le decisioni. Adesso cosa vogliono, che facciamo i poliziotti per controllare le certificazioni di vaccinazione?Avevamo fatto tante proposte, ma non ci hanno ascoltato. Siamo esausti dopo aver cambiato mille volte i locali. Ecco perché non ho più parole». Sul vaccino però non ha dubbi: «Non farlo è solo un atto di egoismo».

L’imprenditore tessile Alessandro Tessuto dice di «non essere favorevole in linea di principio all’obbligatorietà, ma se troppi non vogliono farlo allora bisognerà prendere delle misure perché bisogna poter lavorare». E aggiunge: «Appena possibile io lo farò e lo dirò anche ai miei dipendenti». Paolo Petazzi, proprietario della catena di multisala Cinelandia, sui dipendenti non ha dubbi: «Sono favorevole ai vaccini e mia moglie, medico, lo farà lunedì. Personalmente chiederò ai miei dipendenti di vaccinarsi e sono disposto, se sarà possibile, ad acquistare le dosi personalmente. Pensare a un obbligo per andare al cinema credo sia un falso problema perché poi tutti vorranno vaccinarsi per poter fare una vita normale. Del resto ci saranno limitazioni per viaggiare.Noi speriamo di riaprire a marzo e aprile, ma le nostre strutture sono sicure con distanze ampiamente garantite».

Dal cinema al mondo del teatro il passo è breve. «Sono favorevole al vaccino e a tutto quello che può permettere ai teatri di essere aperti - commenta Barbara Minghetti - e se ci sarà l’idea di mettere una specie di passaporto che permetterà a chi entra di essere sereno in teatro dico sì. La nostra speranza è quella di poter aprire il teatro, anche in modo molto ridotto, come luogo sicuro e di comunità». E chiude dicendo che «se l’obbligatorietà sarà uno dei parametri per vivere in sicurezza non ci vedo niente di male con le regole condivise sulle attività aperte al pubblico».

L’assessore alla Cultura di Palazzo Cernezzi Livia Cioffi interviene dicendo: «Penso che sia giusto che la gente si vaccini, io sono pro vaccini da sempre e speriamo di raggiungere la famosa immunità. Non sono però d’accordo nel limitare gli ingressi ai musei e ai luoghi di cultura perché di fatto hanno dimostrato di essere luoghi sicuri e con le dovute cautele». Il collega con delega allo Sport Marco Galli è più tranchant: «Credo nelle riaperture per associazioni sportive e tesserati. Ma sul resto, penso ad esempio alle piscine, non sono contrario agli ingressi con la certificazione e non vedo altre alternative. Qui il piano B è stare isolati e non vivere più».

La scuola e il sindacato

Il mondo della scuola è decisamente particolare, visto i numeri i contatti stretti. «Credo che ci sarà da parte del personale la volontà di farlo, anche per tutelare noi stessi» commenta la dirigente scolastica Valentina Grohovaz. Infine Vincenzo Falanga, segretario Funzione pubblica della Uil: «Renderlo obbligatorio avrebbe un effetto negativo e credo che si debba tutelare il principio della libertà individuale, bisognerebbe invece puntare a una campagna efficace per contrastare la disinformazione sui social. Per me il vaccino è un impegno morale e sociale per se stessi e per la comunità. Bisogna essere realisti: non credo che sconfiggeremo il Covid con magie alla Harry Potter e l’unico modo per uscirne è vaccinarsi».
G. Ron.


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