Direttiva Case Green. «Obiettivi ambiziosi
Incentivi necessari»

Sostenibilità Manuel Castoldi, presidente Rete Irene: «Fondamentale disporre degli strumenti finanziari. E non c’è molto tempo per l’avvio delle misure»

«È stata ratificata la direttiva europea sull’efficientamento energetico delle case, così come era previsto» commenta Manuel Castoldi, presidente di Rete Irene, all’indomani dell’entrata in vigore del programma Ue per le “case green”, con l’obbligo progressivo di abbassare i consumi e le emissioni delle abitazioni in base a un’ambiziosa tabella di marcia che investirà circa il 68% del patrimonio immobiliare della provincia di Como.

«L’Italia ha votato contro, unico Paese insieme all’Ungheria, ora dovrà necessariamente adeguarsi – prosegue il presidente - è importante precisare che la direttiva Ue non colpisce né le famiglie né i cittadini, ma è indirizzata agli stati membri ed è a loro, ai Governi, che chiede di trovare le soluzioni fiscali e finanziarie incentivanti per consentire ai cittadini di investire e di adeguare le case dal punto di vista energetico gli obiettivi fissati».

La direttiva impone che entro il 2030 gli edifici dovranno ridurre i consumi del 16%, percentuale che aumenta al 22% entro il 2035. Dal 2030, inoltre tutti i nuovi immobili residenziali dovranno essere progettati e costruiti ad emissioni zero. Già dal 2028 gli edifici pubblici di nuova costruzione dovranno essere a emissioni zero.

Per quanto riguarda gli edifici pubblici esistenti, almeno il 16% di quelli con le peggiori prestazioni dovrà essere efficientato entro il 2030 e almeno il 26% entro il 2033.

Dal 2040 le caldaie a gas dovranno essere eliminate e dal 2025 non sarà più possibile incentivarle.

Mentre entro il 2050 tutto il patrimonio edilizio esistente dovrà raggiungere lo standard zero emissioni e questo traguardo è davvero difficile immaginare che possa essere raggiunto nel nostro Paese.

«Gli obiettivi intermedi sono sfidanti ma possibili, purché si creino le condizioni adatte – prosegue Manuel Castoldi - è importante disporre di strumenti finanziari e incentivi per sostenere le famiglie e gli investimenti in rinnovamento energetico. Attualmente manca una chiara presa di posizione da parte del legislatore. Mentre altri paesi europei come la Germania hanno iniziato a programmare interventi fin dal 1989, l’Italia sembra avere una visione strategica a medio e lungo termine più limitata. È necessario agire rapidamente per mettere in atto le misure necessarie per raggiungere gli obiettivi stabiliti».

Conseguenza

L’Energy performance of buildings directive lascia ai paesi membri la scelta delle azioni da intraprendere per ridurre il consumo medio. Di conseguenza, spetta all’Italia decidere dove intervenire e su quali edifici, sia privati che pubblici, investire per raggiungere gli obiettivi entro i prossimi dieci anni. Ci sono infatti passaggi intermedi, ma se non si raggiungono il Paese incorre in infrazioni anche piuttosto pesanti.

C’è quindi un’ampia discrezionalità lasciata ai singoli Governi: potranno essere esclusi molti immobili e saranno i singoli paesi a decidere quali. Per l’Italia potrebbero essere esentati tutti gli edifici oggetto di vincoli artistici, storici e paesaggistici, quelli religiosi, quelli destinati a uso agricolo, ecco perché la percentuale delle case che saranno coinvolte dalla direttiva è attorno al 68%. «Si possono conciliare riqualificazione edilizia e conti pubblici anche con incentivi diversi – prosegue il presidente di Rete Irene - la riqualificazione edilizia è strategica sia per la decarbonizzazione sia per la sicurezza energetica e sostenerla va ben oltre gli interessi di settore, per questo dovrebbe essere regolata e sostenuta con politiche molto più affidabili e sistematiche, in concerto con tutta la filiera, le parti sociali e le associazioni di categoria».

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