Guerra in Iran e nel Golfo, previsti pesanti impatti sui costi energetici
Paolo Torri, responsabile del Consorzio energia Lombardia nord: «Immaginiamo una tintoria che ha preso ordini e fissato i prezzi a febbraio: oggi si trova a dover onorare quelle commesse con un costo del gas maggiorato. Per questo è auspicabile un intervento del governo per calmierare l’impatto degli extra costi energetici»
La guerra che interessa lo stretto di Hormuz ha, di nuovo, messo in evidenza la vulnerabilità delle forniture energetiche, con ripercussioni dirette sui costi fissi delle imprese. «Abbiamo un sistema molto delicato ed è sufficiente una sola interruzione di una delle fonti di approvvigionamento per creare dei contraccolpi enormi» spiega Paolo Torri, responsabile del Consorzio energia Lombardia nord, punto di riferimento di Confindustria per le province di Como, Lecco e Sondrio. «Lo vediamo nei prezzi del gas che crescono. Anche se nel pomeriggio di martedì il mercato ha in parte ripiegato, l’impatto complessivo resta di grande portata. Questo è strettamente legato al fatto che dallo stretto di Hormuz passa una quota altissima del gas naturale liquefatto in larga parte del Qatar, senza dimenticare che l’Iran è un grandissimo produttore di petrolio e di metano. Bloccare quella via significa di fatto strozzare le forniture non solo per i paesi europei, ma anche per quelli asiatici come la Cina, che inevitabilmente riverseranno la domanda sugli altri mercati facendo impennare le quotazioni ovunque. È un mercato in un equilibrio precario».
La crisi piomba un periodo di relativo rallentamento della crescita dei costi energetici che aveva lasciato sperare in una stabilizzazione. Per le imprese del territorio, l’incremento previsto per il mese di marzo rischia di essere insostenibile, specialmente per i comparti a elevato consumo.
«È troppo presto per stimare la percentuale di aumento: ci sono settori che ne risentiranno in modo molto forte, come nel caso delle imprese che lavorano per conto terzi – aggiunge Paolo Torri – per esempio immaginiamo una tintoria che ha preso ordini e fissato i prezzi a febbraio: oggi si trova a dover onorare quelle commesse con un costo del gas maggiorato. Per questo è auspicabile un intervento del Governo per calmierare l’impatto degli extra costi energetici».
Il meccanismo di trasmissione del rincaro non si ferma al gas, ma investe anche l’energia elettrica a causa delle distorsioni del mercato italiano. «Il gas è determinante per la formazione del prezzo dell’energia in borsa perché quasi sempre anche l’energia elettrica è prodotta proprio con il gas - chiarisce Torri - poiché il prezzo è stabilito dall’unità più costosa necessaria a coprire la domanda, se il gas segna un più 60%, l’energia elettrica lo segue a ruota. Arriviamo da un periodo in cui si parlava positivamente del decreto bollette, che sembrava porre le basi per un riallineamento ai prezzi europei, e invece ci troviamo in una situazione destabilizzante e inaspettata».
In questo scenario di incertezza, il ruolo del Consorzio energia Lombardia nord diventa fondamentale per la resilienza del tessuto industriale. Gestendo forniture per quasi mezzo miliardo di chilowattora, l’ente offre alle aziende associate strumenti di protezione che, per chi li ha saputi sfruttare per tempo, stanno facendo la differenza tra la tenuta dei margini e la perdita operativa.
«Il consorzio permette alle aziende di scegliere di coprirsi, andando a fissare i quantitativi e i prezzi dell’energia - conclude Paolo Torri - qualche imprenditore, seguendo una corretta politica di copertura e indipendentemente da quanto accaduto negli ultimi giorni, ha sfruttato questa opzione e oggi ne trae un beneficio concreto. Purtroppo non si tratta della maggioranza. La maggior parte delle imprese dovrà farsi carico di un incremento che difficilmente potrà essere scaricato a valle sui clienti, salvo rari casi di contratti con aggiornamento automatico. Se lo stretto rimarrà bloccato la situazione peggiorerà; se invece, come ipotizzato da alcune diplomazie internazionali, si riuscirà a garantire il passaggio delle navi, potremmo assistere a una bolla che si spegne rapidamente. Ma la preoccupazione resta alta».
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