Berlusconi, i coccodrilli e il vizietto della stampa

Uno degli aspetti più qualificanti della professione giornalistica e quindi, vista la natura di questo mestiere, anche uno degli aspetti più grotteschi è il cosiddetto “coccodrillo”.

Per gli addetti ai lavori il coccodrillo rappresenta il necrologio delle persone illustri preparato quando sono ancora in vita e tenuto nel cassetto pronto per essere usato il giorno fatidico. E’ una pratica un po’ cinica, che però molte volte porta pure bene - i coccodrilli di Cormac McCarthy, giusto per stare all’attualità, ma anche quelli di Prezzolini, Montanelli, Paola Borboni e tanti altri sono rimasti in archivio per anni - ed è indispensabile in caso di decesso a tarda ora, quando il giornale sta per chiudere e non c’è tempo per scrivere una o più pagine dedicate alla scomparsa del noto personaggio.

E fin qui, niente di particolarmente originale. Quello che spesso sfugge ai lettori poco smaliziati e che è invece fonte da una parte di tanta tristezza, dall’altra di una certa vergogna, ma soprattutto di grande spasso, è come molti opinionisti, editorialisti e commentatori, in particolare quelli specializzati nella stesura dei coccodrilli, affrontino il tema, soprattutto quando il notevole personaggio appena deceduto è veramente importante, ma importante assai, di quelli che se ne parla per giorni e giorni, al quale si dedicano anche trenta pagine e la cui scomparsa è destinata a cambiare i destini del paese, della nazione se non addirittura del mondo.

Ora, è ovvio che un evento internazionale e oggettivamente scioccante come la morte di Silvio Berlusconi - notizia di per sé da prima pagina, qualunque cosa se ne pensi - non poteva che inondare i giornali, ma anche le televisioni, le radio e tutto il gorgogliante e ribollente arcipelago dei social di commenti, analisi, ricordi e addentellati, insomma di curatissimi coccodrilli preparati già da tempo e poi adeguatamente aggiornati, arricchiti e rinfrescati, visto che l’ex premier se n’è andato di prima mattina.

E quindi il celebre estensore di coccodrilli tratteggia il profilo di Berlusconi, sintetizza le tappe fondamentali della sua carriera, dipana i molteplici aspetti caratteriali, culturali, empatici e simpatici, scava tra le contraddizioni plurime, ma feconde, indaga sui punti di svolta, sui momenti chiave della sua parabola, svela i retroscena più toccanti, più esilaranti, più coinvolgenti, più entusiasmanti e - soprattutto - mette tutti al corrente di quanto lui, il grande estensore di coccodrilli di cui sopra, fosse in confidenza con Berlusconi e quanto stimasse Berlusconi e quanto da lui venisse a sua volta stimato e quante attenzioni gli avesse riservato in lunghi e lunghi anni di frequentazioni, sempre Berlusconi, e condivide con il lettore quali e quante mattane avessero combinato lui e Berlusconi negli anni giovanili e quando erano andati a fare quella gita a Chiasso e quando avevano zingarato su e giù per l’Europa quando tenere erano le notti e quando avevano intuito le potenzialità di una città tutta nuova alle porte di Milano e quando avevano colto la necessità di una televisione commerciale e quando avevano percepito la voglia di un calcio spettacolare e intriso di “bel giuoco” e quando avevano capito che la nazione chiamava e bisognava scendere in campo per salvare l’Italia dal comunismo e via così, tra aneddoti pugnaci, commoventi atti di generosità, emozioni personalissime, aforismi profonderrimi, facezie libertine. Ed essendo i celebri estensori di coccodrilli decine, dozzine e centinaia, a chi scrive questo pezzo sorge spontanea la domanda come avesse fatto Berlusconi a essere in così stretta confidenza con tutte queste legioni e plotoni e battaglioni di giornalisti e come sia possibile che lui sia l’unico pirla in Italia a non averlo mai frequentato. Mistero.

Ma non è finita qui. Perché, a un certo punto, puntuale come le tasse, e come in tutte le altre centinaia di coccodrilli dedicati in passato alla pletora di personaggi noti e insostituibili, il celebre estensore di coccodrilli inizia a parlare un po’ di meno di Berlusconi, ma solo un pochetto meno, e comincia a parlare un po’ di più di sé, ma solo un pochetto in più, e via via che scorrono le righe e prosegue la diretta televisiva e si allunga il post, il celebre estensore di coccodrilli inizia a sgomitare e a sbracciare e ad allargarsi e comincia a spingere, prima con delicatezza, poi con una certa garbata energia e, infine, con una vigoria un po’ inappropriata, viste le circostanze, il povero personaggio appena deceduto, in questo caso Berlusconi, verso l’angolo del pezzo, verso i margini, verso la periferia e quello che dovrebbe essere un servizio al malcapitato lettore che si aspetta di essere informato in modo corretto, onesto e trasparente si trasforma in un mostruoso, ridicolo, fantozziano esercizio di narcisismo, di egocentrismo e di egolatria da far impallidire lo stesso Berlusconi, che in quanto a narcisismo non era secondo a nessuno, ma che almeno era obiettivamente un genio della comunicazione e della creatività. E il coccodrillo di cui sopra inizia a passare dal “lui” al “lui ed io” e poi al “io e lui” e infine all’ “io e io e io e io”, in una autocelebrazione ossessiva e masturbatoria che, alla fine, modifica il pezzo di ricordo di Berlusconi in un monumento a se stesso, l’ennesimo, del celebre estensore di coccodrilli, che approfitta del morto - e qui la questione, se non fosse ridicola, diventerebbe metafisica - per far vedere a tutto il mondo che lui, invece, è ancora vivo.

Ma è una battaglia persa, quella dello spasmodico e proprio per questo inesorabilmente patetico tentativo di sopravvivere al proprio tempo. Anche il celebre estensore di coccodrilli, per quanto sgomiti e per quanto si atteggi, intuisce nei suoi rari momenti di lucidità che anche a lui - esattamente come a Berlusconi, che pure era cento milioni di volte più importante - toccherà molto presto uscire per sempre di scena, come uno spettro al canto del gallo.

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