Como: il paradosso
della corsa a sindaco

Como: il paradosso della corsa a sindaco

Ebbene sì, nessuno vuole fare il sindaco di Como. O meglio chi lo vuol fare non è gradito da buona parte di coloro che dovrebbero sostenerlo. È il clamoroso cortocircuito della politica comasca che, dopo anni di delega a candidati “civici” come sono Mario Landriscina, Maurizio Traglio e lo stesso Alessandro Rapinese (gli ultimi due, al limite, possono essere etichettati come “amministrativi” alla luce della proficua esperienza in opposizione in consiglio comunale), non riesce a riprendersi il primato. “Civici” erano anche il predecessore dell’attuale sindaco Mario Lucini, così come la sua sfidante sconfitta al ballottaggio: Laura Bordoli. Tutta gente non proveniente dal mondo della politica e che faceva un altro mestiere. In fondo anche la prima sfida comasca con le regole dell’elezione diretta del sindaco fu tra due valenti professionisti, ma non della politica: il compianto Alberto Botta, commercialista e presidente del Coni e l’imprenditore Moritz Mantero.

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