Editoriali / Como città
Giovedì 12 Febbraio 2026
Giampiero Maiocchi e la “fissa” di una città migliore
Di lui rimarranno le opere, importanti, anzi fondamentali, per lo sviluppo della comunità comasca, ma anche – e forse soprattutto – la visione.
Como
Se Giampiero Maiocchi fosse vissuto nella Firenze dei Medici, sarebbe entrato nei libri della grande storia. Di certo lo sarà in quella comasca della seconda metà del Novecento, periodo in cui la città ha maturato un’identità e uno sviluppo che restano attuali e, per molti aspetti, insuperati. Un percorso di cui lui è stato protagonista, sia come imprenditore sia attraverso i ruoli istituzionali ricoperti alla guida della Camera di Commercio, dell’Azienda autonoma di soggiorno e del tessile comasco.
Di lui rimarranno le opere, importanti, anzi fondamentali, per lo sviluppo della comunità comasca, ma anche – e forse soprattutto – la visione. Maiocchi aveva infatti la capacità, non comune, di coniugare il saper fare con un pensiero profondo, analitico, sempre ispirato e indirizzato al bene comune. Quasi un’ossessione, per un uomo che conosceva perfettamente l’importanza del ruolo sociale dell’imprenditore e che lo esercitava con un’umiltà e una bonomia non comuni.
«Bisogna sempre rispettare il lavoro di chi opera nell’interesse della comunità», diceva.
Politica protagonista
Viveva per l’azienda fondata dal padre e che il “dottor Giampiero” aveva sviluppato fino a renderla la più importante nel settore edilizio comasco, e non solo. Nella sua visione, Como, città capoluogo, doveva rivendicare alla politica un ruolo da protagonista, assieme agli altri poli del territorio – Erba, Cantù e il lago – nella gestione dei servizi per le imprese e per le persone. L’obiettivo era quello di rapportarsi con l’area metropolitana e con la Regione in un’ottica di modernità, attraverso un intreccio istituzionale capace di rivendicare le opere e le infrastrutture necessarie per il territorio, che stiamo ancora aspettando.
Anche per il lungolago aveva immaginato una soluzione che ci avrebbe risparmiato l’infinito calvario del cantiere delle paratie, che ancora oggi fa sentire i suoi effetti nefasti sulla città.
Certo, come tutti perseguiva anche il proprio interesse, ma riusciva sempre a coniugarlo con quello generale, arrivando persino a subordinare il primo al secondo. A costo di rinunciare a cospicui vantaggi, come accadde negli anni Settanta per un importante intervento edilizio in via Bixio, giudicato eccessivo dalla commissione urbanistica comunale – allora presieduta da un esponente del Partito comunista, minoranza a Palazzo Cernezzi. Il costruttore accolse e condivise quei rilievi.
Ci sono oggi uomini che farebbero lo stesso, pur potendo imporre il proprio potere? Chissà.
Proposte
Alla città e al suo benessere, Maiocchi pensava sempre. E avanzava proposte, non sempre accolte o realizzate, come quelle sull’ex Ticosa e sulla piscina di Muggiò, che sono ancora lì, in cerca di una soluzione. Non sempre, infatti, il contesto del capoluogo ha restituito al “dottor Giampiero” l’impegno e la dedizione che lui metteva a disposizione della comunità.
Un altro tratto non comune, in personaggi del suo livello e della sua fama, era la riservatezza, unita alla volontà di non esporsi mai. Quante confidenze, quante riflessioni importanti e feconde sulla città, sulla vita pubblica, sullo sviluppo che avrebbe dovuto perseguire ha raccolto l’estensore di questo articolo. E quanto avrebbe desiderato renderle pubbliche. Ma niente. Appena la cosa gli veniva proposta, lui si schermiva: «Ma non è il caso…». E addio intervista.
Era chiaro che privilegiasse l’azione rispetto alla parola. Su questo non si tirava certo indietro. Per fortuna di Como e della sua comunità.
In questo periodo segnato da altri addii, quelli di persone che hanno dato tanto agli altri grazie alla loro visione e alla loro capacità di pensiero – come Severino Proserpio e Mariuccio Orsenigo – resta davvero poco, per noi, a cui ispirarci per contribuire a migliorare la qualità e il benessere di una città e di una comunità.
Le sia lievissima la terra, “dottor Giampiero”.
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