Leader forte a sinistra: è scommessa aperta

Politica Nel vuoto creatosi tra la figura di Elly Schlein e quella di Giuseppe Conte si è creato lo spazio per parlare della sindaca di Genova, Silvia Salis

La competizione tra Giuseppe Conte e Elly Schlein è destinata a diventare il tema prevalente del dibattito che nei prossimi mesi terrà impegnata la sinistra. La sfida a Giorgia Meloni impone la costruzione di una leadership forte e autorevole e, in quest’ottica, risulta lecito chiedersi se lo schieramento progressista guidato da uno dei leader sopracitati sia in grado di allargare il perimetro della sinistra tradizionale e di ghermire il consenso in aree nuove e diverse dell’elettorato.

Occorre riconoscere che, con il suo inconfondibile aplomb, Giuseppe Conte ha avuto l’abilità e la sagacia di creare una propria immagine che gli anni trascorsi a Palazzo Chigi hanno contribuito a promuovere e consolidare. Tuttavia, del leader dei 5 Stelle non viene sempre apprezzata la comunicazione da leguleio, spesso sibillina, vacua e contraddittoria. Per molti, Conte resta un leader bifronte, tanto garbato quanto trasformista. Questa ambiguità di fondo non lo aiuta a godere delle simpatie dell’elettorato del Pd benché tutti siano consapevoli della ineluttabilità dell’asse tra democratici e pentastellati. Elly Schlein, dal canto suo, sta cercando di conferire al Pd una connotazione identitaria meno evanescente rispetto al passato ancorandolo saldamente ai temi sociali: salari, pensioni e sanità rappresentano le idee-forza di un programma che, va detto, non riesce ancora a catturare gli astenuti che si sentono traditi da un partito ritenuto troppo vicino all’establishment. Incombe, pertanto, il rischio che la contesa tra i due leader sia più tattica che strategica, più orientata agli equilibri interni che alla costruzione di un’alternativa credibile.

I punti di forza

In questo vuoto si inserisce il nome della sindaca di Genova, Silvia Salis. La sua figura viene caldeggiata da una parte significativa dell’elettorato come una possibile sintesi in grado di interpretare istanze e aspettative di elettori anche tradizionalmente distanti dalla sinistra: profilo civico, abile amministratrice, figura lontana dalle logiche di partito. Silvia Salis si è sempre detta contraria alle primarie, ritenute divisive e fonte di fratture insanabili e personalismi. Non è da escludere che questa contrarietà abbia spinto Conte a invocarle nell’intima convinzione di essere favorito nel confronto diretto con la Schlein. Occorre, tuttavia, riconoscere che una leadership costruita in questo modo, su un campo ristretto e in assenza di alternative, rischierebbe di nascere già debole e priva di quella spinta propulsiva che deriva da una competizione aperta ad altri soggetti, come Matteo Renzi e la stessa Salis che farebbe bene ad accettare di misurarsi nelle primarie nelle quali, stando ai sondaggi, risulterebbe in continua ascesa.

La domanda giusta non è “chi?”, ma “come?”

Il punto, allora, non è solo “chi” debba guidare il centro-sinistra, ma “come” e “per fare cosa”. Senza una piattaforma politica chiara, senza una narrazione capace di rivolgersi anche a chi oggi guarda altrove o si rifugia nell’astensione, ogni confronto sulla leadership resta inevitabilmente sterile. Anche per questo, il centro-sinistra dovrebbe evitare facili entusiasmi legati all’esito del recente referendum. Le vittorie referendarie non sono trasferibili “naturaliter” sul piano politico. Possono segnalare un orientamento dell’opinione pubblica su singoli temi, ma non sostituiscono la costruzione di un’offerta politica coerente, né tantomeno di una classe dirigente in grado di vantare la giusta autorevolezza. Illudersi che il risultato referendario equivalga a una ritrovata centralità politica sarebbe delittuoso perché finirebbe fatalmente per giovare a Giorgia Meloni la quale, dopo la disfatta nel referendum, farà di tutto per riaccreditarsi avvalendosi del consueto, robusto supporto mediatico. Il centro-sinistra ha davanti a sé una sfida fondamentale: ricostruire fiducia, definire priorità, selezionare una leadership che non sia solo il prodotto dei soliti “pateracchi” ma l’espressione di una visione capace di mobilitare l’elettorato, anche quello più scettico e incline all’astensione. Senza questo passaggio, il rischio è di restare intrappolati in una competizione permanente tra figure percepite come strutturalmente deboli.

Se vuol vincere le prossime elezioni, il centro-sinistra deve ritrovare non solo una propria capacità distintiva ma anche l’abilità di non ripetere gli errori di Giorgia Meloni che, specialmente nel campo della politica estera, non è ancora riuscita a dare un volto plausibile alla coalizione di governo. Su molti temi Elly Schlein e Giuseppe Conte si pongono in antitesi per cui risulta necessario spiegare agli elettori le differenze e le convergenze. Non basta, infatti, vincere le elezioni, occorre poi governare il paese. Sarebbe utile tenerlo bene a mente.

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