Politica: una lenta
e costante eutanasia

L’onorevole Alessio Butti non se ne avrà a male se sveliamo un episodio che lo riguarda e di cui ci ha messo a conoscenza in privato. Nei giorni scorsi sarebbe stato aggredito da uno scalmanato che aveva appreso su queste colonne l’ammontare (lordo) del presunto stipendio dei parlamentari, molto ridimensionato, secondo l’esponente politico da trattenute, diarie, spese e contribuito obbligatorio al partito.

La faccenda, a detta del parlamentare sarebbe figlia di un rigurgito di anti politica, determinato dalla lettura su queste colonne dell’editoriale sulla vergognosa richiesta del bonus Covid da parte di tre colleghi di Butti e dell’omertà che per giorni li ha protetti. Allo scalmanato, se ancora fa parte della schiera dei 25 seguaci di chi scrive, bisogna dire che ha sbagliato bersaglio. Perché il parlamentare comasco, al netto delle preferenze sul colore politico, è uno che ha comunque le carte più che in regola per stare alla Camera. Ha fatto la sua brava gavetta ha dovuto sudare parecchio sulle carte per arrivare fino a lì. Purtroppo la stessa cosa non si può dire di altri politici, coloro che siedono a Montecitorio, palazzo Madama o nei consigli regionali. Persone rimbalzate attraverso scelte casuali, familistiche o di fedeltà al leader di turno senza una minima infarinatura di cultura non solo politica ma anche generale. Inutile stare a citare gli esempi del vice ministro carente in geografia o del venditore di criceti chiamato a occuparsi del recovery fund. Sono solo la punta di un iceberg. Non è un discorso classista, ma per pretendere di rappresentare in maniera adeguata gli italiani, sarebbe meglio prepararsi un po’. Il vecchio Pci, e non solo quella forza politica, consentiva l’approdo nelle istituzioni anche agli esponenti dei ceti più deboli, ai contadini e agli operai. Ma solo dopo averli eruditi e fatti faticare sui testi quanto e più che nei campi e nelle fabbriche. Altri tempi certo, ma epoche in cui era difficile che l’antipolitica potesse trovare un terreno fertile come oggi.

Nel primo episodio del celebre film “I mostri”, girato nel 1963, Ugo Tognazzi fa la battuta del “Parlamento-Pappamento”. Forse uno scampolo di anti politica. Allora però nessuno pensava che dimezzare il numero dei parlamentari potesse rappresentare una soluzione efficace per il Paese. I primi fermenti di anti politica nascono dopo la caduta del Muro di Berlino, anche attraverso i referendum popolari sulla preferenza unica, sul maggioritario e sull’elezione diretta del sindaco. Poi si palesano movimenti che fanno dall’opposizione alla politica tradizionale il loro cavallo di battaglia. Prima appare la Lega, ma poi, visto che come diceva Pietro Nenni, “c’è sempre qualcuno più puro che epura”, arrivano Grillo e i Cinque Stelle che, con i “Vaffa day” e il resto, al di là della breve fase comune governativa, tendono a cacciare anche il Carroccio dall’altra parte della barricata. E in mezzo c’è Tangentopoli. Insomma, l’antipolitica è qualcosa che parte da lontano ma che alla fine ha trovato la sua strada. E ha finito per contaminare in parte anche le forze politiche tradizionali che, per opportunismo o necessità di sopravvivenza, hanno cercato di cavalcarla. Ogni riferimento alla maggioranza di governo giallorossa non è puramente casuale. Insomma è la politica, attraversa un lungo e costante suicidio, un’eutanasia, attuata con i comportamenti illegittimi o inadeguati dei suoi esponenti, ad alimentare l’anti politica.

Un esempio eclatante è il referendum del 20 e 21 settembre che dovrà confermare o respingere la legge sulla riduzione del numero di parlamentari, “core business” del movimento Cinque Stelle. La scontata vittoria dei “sì”, anche grazie al viatico dei politici che hanno chiesto e ottenuto il bonus Covid, servirà a irrobustire ancora l’anti politica. Anche perché sarà più complicato rappresentare territori e comunità che, con l’estensione dei collegi elettorali diventeranno sterminati e magari anche con interessi in conflitto tra loro. Quali e come tutelarli? Tanti auguri ai futuri onorevoli. Tanto per fare un esempio concreto che riguarda Alessio Butti, se all’epoca della realizzazione della terza corsia sull’A9 da Como a Lainate, tenacemente voluta e alla fine ottenuta dal deputato comasco, fosse già stato in opera il taglio dei parlamentari, avrebbe dovuto allungare parecchio la strada. Il taglio insomma non determinerà maggiore efficienza, al di là delle capacità dei singoli individui, e questo porterà ulteriore acqua al mulino dell’anti politica. Un piano inclinato che nessuno sembra poter e voler fermare. A chi giova? Certo non al Paese. E allora perché?

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