Caldo, picchi di ozono anche a Como. Legambiente: «Servono nuove scelte urbanistiche»
Il circolo comasco invoca interventi di mitigazione in considerazione dei danni causati alla salute dalle temperature elevate: «Meno traffico, meno emissioni, più alberi, meno consumo di suolo, pensando anche a progetti di rinaturalizzazione»
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Picchi di calore, attenzione all’ozono. Già a maggio le centraline dell’Arpa a Como e provincia avevano registrato valori elevati di ozono con superamenti dei limiti considerati soglia d’allerta. A giugno la situazione visto il caldo intenso non è affatto migliorata, con ripetuti superamenti. «Siamo come tutti preoccupati per gli effetti sulla salute delle altissime temperature di questi giorni – scrive Enzo Tiso, presidente di Legambiente Como - e concordiamo sulla necessità di adottare misure di prevenzione non più solo per le persone più fragili per età, patologie pregresse o altro, ma nei confronti di tutta la popolazione, lavoratori compresi. Invitiamo in proposito a non sottovalutare il concomitante aumento nell’aria dell’ozono troposferico che porta ad accrescere il rischio sanitario».
L’ozono si forma dall’azione dei raggi solari su altre sostanze, in particolare inquinanti presenti nell’aria, di conseguenza gli ambientalisti domandano misure per contenere le emissioni da traffico e quelle prodotte dagli allevamenti intensivi. «Non possiamo più inoltre considerare una emergenza gli eventi estremi – dice il presidente del circolo Angelo Vassallo - sia che si tratti di caldo torrido che di alluvioni. Dobbiamo rivedere non solo il nostro stile di vita ma anche pensare a nuove scelte urbanistiche e interventi di mitigazione, che per quanto riguarda il caldo e l’inquinamento atmosferico associato, sono rappresentati da meno traffico, meno emissioni, più alberi, meno consumo di suolo, pensando anche a progetti di rinaturalizzazione».
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