Case, affitti e sfratti: a Como fatica anche il ceto medio

Il caso A una famiglia con due figli servono almeno 4200 euro al mese In provincia, ogni 48 ore, un inquilino viene allontanato per morosità

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Tra i 300 e i 400 sfratti l’anno, velocizzare le pratiche per il rientro delle proprietà non cancella comunque un problema sociale.

Così la pensano locatari e sindacati degli inquilini, come altri diversi enti che da tempo si spendono sul tema casa. Un bene sempre più prezioso e caro. Lo raccontano i numeri relativi al 2025 elencati dagli ufficiali giudiziari del tribunale di Como.

«Gli sfratti sono tanti e aumentano, è vero però che un decennio fa, ben prima della pandemia, erano anche di più – riflette Francesca Paini, presidente della fondazione Scalabrini, attiva sul fronte del diritto all’abitare in sinergia con Prefettura ed enti pubblici e datoriali –. Più che il numero degli sfratti mi pare che sia cambiato il profilo delle persone sfrattate. Un tempo erano il caso limite, oggi invece è coinvolto anche parte del ceto medio. Specialmente nei luoghi dove gli affitti costano di più, la città e la cintura».

I proprietari di casa c caldeggiano nuove norme già al vaglio per accelerare i tempi utili a rientrare in possesso degli immobili in caso di morosità. «Ma il problema sociale resta – dice Claudio Bocchietti, presidente di Confedilizia –. Gli sfratti sono molto spesso delicati, critici, tali da interessare i servizi sociali e a volte sanitari, per i proprietari pratiche e tempi d’attesa sono un peso, se l’inquilino paga e resta in casa è una grande fortuna. Su questo grande tema, che non può ricadere solo sulla proprietà, a Como c’è un tessuto forte e istituzionale, un tavolo a cui lavorano Prefettura, Confindustria e altre autorità e enti».

Per sopravvivere in città, dovendo pagare un affitto, servono due stipendi e per chi ha figli la vita è più dura. Una famiglia con due bambini, calcola Caritas, per riuscire ad abitare a Como in un appartamento da 90 metri quadrati deve guadagnare almeno 4.200 euro al mese. Occorre pensare che il canone sul reddito complessivo pesa per circa il 30% sui bilanci familiari. Più Como ha affitti cari, meno è la disponibilità di alloggi a contratto, più professionisti e lavoratori dipendenti faticano a stabilirsi qui.

«Nel Comasco viene eseguito più di uno sfratto ogni due giorni – commenta Matteo Dominioni, segretario provinciale di Sicet, il sindacato inquilini della Cisl – al netto di restituire casa ai legittimi proprietari superando problemi di morosità resta il tema sociale. Escono dalla porta spesso minori, disabili, anziani, soggetti che poi ricadono sulla comunità per tramite dei servizi sociali e a cui la comunità deve cercare un posto, facendosi carico dei relativi costi. In città per un piccolo appartamento una donna sola, con due figli, deve guadagnare almeno 2.100 euro al mese se vuole tener fede ad un canone che in media arriva a 700 euro».

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