Il capolavoro di Martini dimenticato tra l’immondizia

Il caso Nonostante le segnalazioni, l’opera del 1930 è ancora nel sottoscala del Carcano dove istituto e università conferiscono la pattumiera. Roncoroni: «Un peccato, è un pezzo di storia»

L’opera di Arturo Martini donata al Setificio deve tornare all’ingresso della scuola.

La scultura di uno dei più importanti artisti del novecento è da anni lasciata nel sottoscala dove istituto e università conferiscono la pattumiera.

L’opera del 1930 è dimenticata e poco visibile e già un anno e mezzo fa la Famiglia Comasca aveva segnalato al Setificio questa pecca, poco clemente nei confronti di un alto rilievo in bronzo realizzato da Arturo Martini. Nei giorni scorsi Daniele Roncoroni, prima alla guida dell’associazione comasca oltre che impegnato nei diversi club rotariani, ha di nuovo immortalato l’opera nascosta da sacchi e bidoni. «Un peccato, quel pezzo di storia nonostante richieste e pressioni continua ad essere abbandonato nel sottoscala».

Il Setificio e la sua Fondazione però da mesi lavorano per trovare alla creazione novecentesca una nuova e più dignitosa collocazione. Nel 2024 si pensava di spostare l’alto rilievo nella sede cittadina della Confindustria. L’opera però è un regalo offerto al Setificio dagli stessi alunni della scuola, è un ricordo degli studenti che hanno fatto la guerra e sono caduti, un omaggio alla storia di uno degli istituti più iconici della città della seta.

L’accordo

«E infatti d’accordo con la Soprintendenza vogliamo sistemare questo pezzo di Arturo Martini all’ingresso del Setificio – spiega Graziano Brenna, imprenditore tessile presidente della Fondazione Setificio – ben visibile da tutti, c’è uno spazio adeguato giudicato idoneo su una parete alla destra della porta. Non è però un trasloco semplice che si può fare in tempi rapidi, come già abbiamo avuto modo di spiegare più volte a Daniele Roncoroni. Abbiamo però già avviato le pratiche con tutti gli uffici competenti, a partire da tecnici e responsabili della Provincia. Inoltre abbiamo chiesto un aiuto allo storico comasco Fabio Cani, l’opera di Martini ha un passato che merita di essere ripercorso e raccontato».

Non ci sono tempistiche certe, ma la decisione salvo intoppi è presa. Certo nel frattempo sacchi, bidoni e cartoni potrebbero essere sistemati non proprio davanti all’opera di inizio novecento. «Ci siamo già confrontati con l’università dell’Insubria a tal proposito – dice Brenna – in particolare con il pro rettore di Como Umberto Piarulli, l’ateneo è proprietario dell’area della piazza, gli spazi che condividiamo dal lato del museo della Seta». Commissionata all’epoca da Giovanni Balbis, studente di Torino che a Como con Carlo Bari aprì una famosa azienda serica, dopo il conflitto mondiale l’opera di Martini ha atteso di essere collocata all’interno della scuola.

Nel 1947 finalmente l’esposizione in via Carducci, allora sede del Setificio quindi dal 1974, costruito il nuovo istituto di via Castelnuovo, è stata sistemata nella piazza a lato dell’aula magna. Un luogo che un tempo aveva una bella visibilità e che poi invece è quasi scomparso in un sottoscala.

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