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Politica C’è la firma del comasco Paolo Emilio Russo in calce alla proposta di riforma del sistema di voto. Il Pd: «Il Governo dimostra che ha paura di perdere»
C’è anche il nome del parlamentare Paolo Emilio Russo, comasco, nell’elenco dei firmatari del nuovo “Stabilicum”, la proposta di legge di riforma del sistema elettorale depositata in questi giorni alla Camera dei deputati. Giornalista prima a La Provincia e poi a Libero, quindi portavoce di Mara Carfagna all’epoca del suo ministero per le pari opportunità (quarto governo Berlusconi), Russo, forzista, difende la proposta facendone proprio una questione di stabilità, come suggerisce lo strano titolo di nuovissimo conio attribuito al vicesegretario di Forza Italia Stefano Benigni: Lo “Stabilicum”, questa legge elettorale - dice - ha uno scopo primario e fondamentale, che è quello di produrre stabilità. Abbiamo visto in questi anni che valore enorme abbia - in termini di credibilità internazionale e dunque anche economico, come dimostra lo spread - la stabilità dei governi. Ha anche lo scopo della chiarezza e della semplificazione: da un lato i cittadini devono sapere chi manderanno a Palazzo Chigi, dall’altro devono poter contare sul fatto che per cinque anni non ci saranno sorprese, ribaltoni, cambi di colore o remix avventurosi come quelli visti nell’ultima legislatura. Si tratta di principi universali che varranno tra un anno e mezzo quando ci saranno le prossime politiche, ma anche dopo: la legge elettorale è una di quelle regole del gioco che si devono scrivere non pensando al domani, ma ai 20 anni successivi. Mi auguro per questo che ci possa essere un confronto onesto e produttivo anche con le opposizioni in parlamento».
In sostanza, lo “Stabilicum” (che dovrebbe sostituire il “Rosatellum”, termine con cui si indica l’attuale legge elettorale di cui fu relatore il parlamentare Ettore Rosato) archivia i collegi uninominali e quindi l’attuale quota di maggioritario, privilegiando un sistema totalmente proporzionale con un premio di maggioranza alla coalizione che supererà il 40% dei voti. Se nessuno raggiungerà quella quota - ma due schieramenti andranno oltre il 35% - è previsto un ballottaggio nazionale tra le prime due coalizioni, con l’assegnazione del premio a chi prevarrà al secondo turno. Resta la soglia di sbarramento al 3% per l’ingresso in Parlamento. Non sono previste preferenze: gli elettori voteranno liste bloccate, con candidati indicati dai partiti.
Anche Fratelli d’Italia ne fa una questione di stabilità. Ieri, con il sottosegretario Alessio Butti in Valtellina per impegni istituzionali, del nuovo “Stabilicum” ha parlato il presidente provinciale Stefano Molinari: «Il principio è chiaro - ha detto -: devono essere i cittadini a decidere chi governa, e non gli accordi di palazzo successivi al voto. Troppo spesso in passato abbiamo assistito a governi nati non dalla volontà popolare ma da intese tra forze politiche sconfitte alle urne. Questo modello ha prodotto instabilità e sfiducia. Garantire una maggioranza chiara alla coalizione più votata significa dare forza al mandato degli italiani e assicurare stabilità per l’intera legislatura. È una scelta di responsabilità verso il Paese, non una convenienza di parte. Chi vince deve governare. È una regola semplice, ma è la base di una democrazia matura». E se la Lega replica con una certa freddezza («Il nostro focus al momento non è sulla legge elettorale - dice il deputato erbese Eugenio Zoffili -, siamo concentrati sui provvedimenti che interessano i cittadini, dalla sicurezza ai sostegni alle famiglie e alle imprese»), di tutt’altro tono è la lettura da parte delle opposizioni, che contestano quella che definiscono una sproporzione del premio di maggioranza sopra il 40%. Così Chiara Braga, capogruppo del Partito Democratico alla Camera: «In realtà è una legge elettorale dettata dalla paura della destra di perdere il referendum e soprattutto le prossime elezioni politiche. Lo dicono i tempi: decisa in tutta fretta dopo un vertice notturno come se fosse la priorità del Paese, quando invece il Governo non si occupa di far crescere i salari e di ridurre le liste di attesa nella sanità. È evidente la volontà della destra di blindarsi al potere con l’ennesima forzatura; l’obiettivo non è la stabilità ma il disegno dell’uomo o della donna sola al comando. Un premio di maggioranza spropositato che rischia di far saltare i meccanismi di garanzia previsti dalla Costituzione persino per eleggere il Presidente della Repubblica, che distorce la volontà espressa dagli elettori e cancella i collegi uninominali, dove è più forte il legame tra eletto e elettore. Siamo di fronte a una proposta a forte rischio di incostituzionalità e inaccettabile perché punta a stravolgere la nostra democrazia parlamentare; per questo daremo battaglia in Parlamento».
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