Referendum, la delusione del centrodestra comasco. Il Pd: «Ottima notizia l’affluenza»

I commenti degli esponenti politici del nostro territorio

Como

Le urne hanno parlato e il verdetto è inequivocabile: la riforma della giustizia non passerà. Il panorama politico comasco reagisce con un misto di amarezza e sollievo. Se da un lato il centrodestra grida all’occasione persa e alla vittoria della «strategia della paura», dall’altro il centrosinistra rivendica la tenuta dei principi costituzionali, pur ammettendo la necessità di un nuovo ascolto verso i cittadini.

Maggioranza

In casa Lega, la delusione è palpabile e si traduce in una critica alle modalità del dibattito pubblico. Elena Negretti, capogruppo e consigliera comunale, non usa mezzi termini per definire l’esito del voto: «Ha vinto il timore del cambiamento e hanno così trionfato logiche, evidentemente politiche, che nulla hanno a che vedere con la realtà processuale». Secondo Negretti, la bocciatura del quesito referendario condanna il sistema a restare imbrigliato in «dinamiche relazionali impari tra i vari attori». Per la consigliera leghista si tratta di una «occasione persa che testimonia quanto la disinformazione e la strumentalizzazione possano pesantemente limitare la libertà di pensiero», sottolineando come il merito tecnico sia stato sacrificato sull’altare della propaganda.

Sulla stessa lunghezza d’onda Stefano Molinari, presidente provinciale di Fratelli d’Italia. Nonostante il dato positivo sull’affluenza a Como, «Siamo sopra la media nazionale, il che è indicativo e fa piacere anche in vista delle prossime amministrative». Molinari punta il dito contro l’opposizione e l’assetto mediatico. «Dispiace che le menzogne del centrosinistra e di tutto quell’apparato mediatico siano state recepite dall’elettore come vere», attacca il leader provinciale di FdI.

Per Molinari, la vittoria del No ha eliminato una «riforma giusta, di grande valore», che avrebbe finalmente allineato l’Italia alle grandi democrazie europee. Il timore espresso è quello di un isolamento normativo che ci allontana dall’Occidente: «Questo No ci lascia insieme a tutto il mondo non democratico, dalla Cina alla Russia, insomma, tutti questi paesi non democratici».

Anche in Forza Italia il clima è di profondo rammarico, venato da una vena di pessimismo storico. Sergio Gaddi, consigliere regionale, analizza la sconfitta sottolineando come il merito della questione sia stato totalmente oscurato dalla contrapposizione politica frontale. «La questione non è stata affrontata nel merito: come spesso accade con i referendum, è stata vista come una cosa “contro”: contro il governo, contro la maggioranza», spiega Gaddi, visibilmente amareggiato per uno sforzo militante che non ha prodotto i frutti sperati.

Il consigliere traccia un parallelo storico amaro, paragonando questo esito ad altri celebri referendum italiani che hanno segnato il destino del Paese: «Ricordiamoci cosa è successo con il nucleare dopo Chernobyl: è molto semplice, ne paghiamo ancora oggi le pesanti conseguenze energetiche. C’è la soddisfazione del momento di credere di essere “contro”, e poi c’è il prezzo salato da pagare nel lungo periodo». Gaddi ribadisce che le tesi del fronte del No sono state «giocate più sulla paura che sulla conoscenza», pur concludendo con il dovuto rispetto per l’esito democratico: «Questa è la volontà popolare, e la volontà è sempre sovrana».

Opposizione

Sul fronte opposto, il Partito Democratico celebra la vittoria come un atto di protezione dell’ordinamento democratico e della separazione dei poteri. Daniele Valsecchi, segretario cittadino, sottolinea il dato della partecipazione, interpretandolo come un segnale di risveglio civile: «È bene che l’affluenza sia salita rispetto alle ultime tornate. Questo è un primo elemento significativo di attenzione da parte dei cittadini». Per Valsecchi, il successo del No è la prova che i cittadini hanno voluto difendere «l’equilibrio tra i poteri» contro una riforma percepita come un tentativo di «scardinare le basi del nostro ordinamento utilizzando strategie “di pancia” per muovere gli elettori». Tuttavia, il segretario dem non nasconde le insidie che questo voto porta con sé, conscio che il No non è un assegno in bianco: «Dobbiamo riavvicinarci di più agli interessi veri, reali, e cogliere i segnali che arrivano dai cittadini. Serve ritrovare quella sintonia con gli elettori che si perde nei palazzi». Valsecchi riconosce inoltre la capacità del centrodestra di compattarsi, ma critica duramente il metodo: «Non si può proporre una riforma costituzionale provando a bypassare i sistemi e a bluffare. Le intese devono essere ampie e inclusive».

Al di là del risultato finale, tutti i politici locali hanno voluto ringraziare i militanti per lo sforzo eccezionale delle scorse settimane lungo le strade della provincia. Dai gazebo di Forza Italia e della Lega, che hanno visto una mobilitazione capillare di dirigenti e iscritti, agli oltre quindici incontri pubblici organizzati da FdI, la battaglia è stata serrata. Anche il Pd rivendica la generosità dei propri sostenitori che hanno presidiato le piazze per spiegare le ragioni del No.

Il “No” mette la parola fine a questo specifico tentativo di riforma, ma la sensazione diffusa è che la partita sulla giustizia sia tutt’altro che chiusa.

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