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Il restauro I lavori sono iniziati nell’estate 2024. Ma sono proseguiti con lentezza per motivazioni legate al meteo e al reperimento delle materie prime
Bastava passare da via Per Cernobbio per rendersene conto e lo stesso sindaco Alessandro Rapinese durante un sopralluogo di settembre aveva ammesso che la data di fine lavori prevista per dicembre non sarebbe stata rispettata. Adesso però, per il restauro delle serre di Villa Olmo, è arrivata la quantificazione del ritardo che (a meno di ulteriori intoppi) è pari a quattro mesi che si aggiungono a uno stop dal 19 dicembre a oggi. Questo vuol dire che il cantiere iniziato nell’estate del 2024 e che avrebbe dovuto durare un anno e mezzo si concluderà, in base a quanto messo nero su bianco, il prossimo 6 giugno. Questa è la data contenuta nella relazione del responsabile del procedimento comunale che ha accolto la richiesta arrivata dall’azienda.
La consegna dell’area era stata fatta l’8 luglio del 2024 con una durata contrattuale di 530 giorni naturali e consecutivi. «I lavori - si legge nel documento - sono proseguiti con rallentamenti per condizioni meteo avverse e sono stati sospesi dal 19 dicembre 2025 quando è pervenuta istanza di proroga del termine dei lavori di 120 giorni da parte dell’impresa affidataria».
Tre i motivi che hanno portato al ritardo, certificati dall’azienda e accolti da Palazzo Cernezzi: «Condizioni meteorologiche sfavorevoli durante le lavorazioni esterne per fognature e scavi per corrugati elettrici; difficoltà nel reperire il materiale per la carpenteria metallica indicato da progetto (fuori standard) e problematiche nelle lavorazioni delle strutture metalliche delle serre esistenti rapportate alla tipologia costruttiva esistente e alla necessità logistica per i trasporti».
Dal Comune di Como hanno evidenziato come siano effettivamente previste lavorazioni all’aperto in quanto le serre storiche sono state di fatto completamente smontate e come «negli ultimi mesi si siano verificate diverse giornate di pioggia e le temperature siano scese sensibilmente» oltre alla certificazione «della criticità registrata nel mese di settembre» con la doppia alluvione sulla città nel giro di pochi giorni.
Emerge ora che il 2 ottobre, in un report inviato al dirigente con otto situazioni critiche, erano state inserite proprio le serre poiché «tutta l’area di cantiere è fortemente imbevuta dalle piogge intense con problemi localizzati agli scavi, e quindi ritardi nella prosecuzione dei lavori» con la necessità di «messa in sicurezza dell’area, riapertura di scavi e tracciati fognari, pulizia da fango e ramaglie».
È stato anche effettuato un sopralluogo, da parte della referente di Palazzo Cernezzi, nell’officina «dove si stanno svolgendo le lavorazioni delle strutture e dei serramenti delle serre e sono state discusse le problematiche inerenti alle lavorazioni delle nuove strutture metalliche in relazione ai serramenti esistenti oggetto di recupero».
Attualmente la zona appare ancora come un grosso scheletro e a settembre era stato individuato, in accordo con la Soprintendenza, nel grigio chiaro il colore delle vetrate e della copertura. Una scelta che rappresenta una sorta di compromesso con l’obiettivo di andare ad avvicinarsi all’originale che risale alla fine dell’Ottocento.
Due sono le serre oggetto di intervento, quella più grande su due piani e quella più piccola. I serramenti sono attualmente sottoposti a restauro mentre i vetri saranno integralmente sostituiti. L’obiettivo è quello di utilizzare in futuro alcuni spazi di nuovo per la coltivazione delle piante, ma sul resto ancora non ci sono decisioni e verrà stabilito solo in base al modello di gestione che sarà adottato.
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