«L’orientalista di Mussolini. Tucci portò l’Est in Italia»

Esploratore dimenticato perché fascista, ora è al centro di un nuovo docu-film Rai. Aiuta a riscoprirlo Enrica Garzilli, studiosa che su di lui ha scritto un libro

Definire Giuseppe Tucci (Macerata 1894 - San Polo dei Cavalieri 1984) solo uno studioso è riduttivo, perché fu un protagonista ineguagliabile della politica culturale italiana del Novecento. Orientalista, esperto di religioni, linguista, traduttore, direttore dell’IsMEO (Istituto Italiano per il Medio ed Estremo Oriente), esploratore, iniziatore dell’archeologia italiana in Asia. Questo genio multiforme e poliglotta fu l’uomo chiave della politica asiatica di Mussolini, un vero Indiana Jones che ricoprì un ruolo chiave nella cultura e nella diplomazia culturale. Si intitola “Giuseppe Tucci sulle strade dell’est” il docu-film di Massimo Ferrari, andato in onda il 7 aprile, su Rai 3 e ora disponibile su Raiplay. Ma se volete sapere tutto su di lui leggete il libro “L’esploratore del Duce: le avventure di Giuseppe Tucci”, la premiata opera monumentale in due volumi (1496 pagine, Asiatica Association), di Enrica Garzilli, la studiosa che ha riscoperto la figura di questo protagonista del panorama culturale italiano e asiatico dal 1925 al 1984. La professoressa ci ricorda come la caratteristica dell’Italia, Media potenza cruciale per la sua posizione nel Mediterraneo, è quella di avere da secoli un ruolo politico chiave: quello di ago della bilancia fra le Grandi potenze.

Tucci ne fu il portavoce, come nella preparazione culturale del Patto Anticomintern con il Giappone.

Professoressa Garzilli, quali aspetti della figura di Tucci l’hanno più colpita?

Tucci era una persona dalle mille sfaccettature, umile con i potenti e arrogante con i subalterni, un seduttore e un manipolatore. Era un uomo di intelligenza acuta, vasta e profonda cultura e grande ambizione. Si occupò attivamente della politica del tempo e strinse rapporti con i personaggi che potevano aiutare la causa fascista. Fu un protagonista della cultura del Novecento, noto a livello internazionale, ma quando ho scritto il mio primo libro su di lui molti non lo conoscevano nemmeno.

Perché Giuseppe Tucci è stato dimenticato?

Tucci era stato messo da parte da tutti, anche dai suoi allievi, perché era fascista. Parliamo di personaggi potenti, che tuttavia hanno preso solo una parte dell’eredità culturale di Tucci e che sono vissuti nella sua ombra, perché eguagliarlo era impossibile.

Quante lingue parlava Giuseppe Tucci?

Parlava e scriveva correntemente dodici lingue, tra cui il tibetano parlato e letterario, il cinese, il sanscrito, il farsi, l’ebraico, l’urdu, l’hindi, il nepali, oltre alle lingue occidentali.

Quale è il momento di svolta nella carriera di Giuseppe Tucci?

Quando conobbe Giovanni Gentile. Stava scrivendo la tesi universitaria in lettere e si rivolse al filosofo dicendo che voleva tradurre dal latino un libro a cui il professore teneva molto. Gentile divenne il suo primo patronus. Tucci si laureò nel 1919. Aveva già scritto le sue prime pubblicazioni e, dopo due anni d’interruzione dovuti alla I Guerra mondiale, dove servì come tenente di complemento, al ritorno pubblicò sul “Giornale critico della filosofia italiana”, fondato da Gentile. Poi si dedicò al sanscrito con il suo docente Carlo Formichi, che nel 1925 lo portò con sé in India, nell’università del Nobel Tagore, come insegnante di Lingua e cultura italiana. Lì conobbe i pandit e i migliori maestri di ogni disciplina, politici e riformatori. Il Duce aveva come grande visione quella di sostituirsi all’Impero britannico in India, sostanzialmente per motivi economici. Il suo sogno era quello di dominare il Mediterraneo e di arrivare in India, ma anche in Afghanistan, che vedeva come una terra di grandi promesse. Tucci gli era utile e Mussolini era indispensabile a Tucci.

Quale è l’eredità intellettuale di Giuseppe Tucci ?

Lui ha aperto al grande pubblico l’Asia all’Europa e l’Europa all’Asia, un continente sconosciuto eccetto che ai preti cattolici e a pochi giornalisti inglesi. In Italia nel 1931 venne Gandhi, di ritorno dalla Tavola Rotonda di Londra, invitato da Mussolini, ma vennero anche Subhas Chandra Bose, il grande rivoluzionario ed eroe dell’indipendenza indiana e altri personaggi famosi islamici e induisti. Fu Tucci con le sue imprese a far conoscere il Tibet all’Italia. Dal 1931 al 1954 compì sette esplorazioni in Tibet e cinque in Nepal, dove riscoprì una civiltà che si credeva perduta, quella dei Malla. Compì la prima impresa in Tibet con pochi mezzi, un medico e una guida locale, ma poi organizzò delle grande carovane, molto ben fornite e lautamente sponsorizzate dal Duce, e fu aiutato da ditte private.

Quale considerazione aveva Mussolini di lui?

Mussolini non aveva in simpatia Tucci perché lo pensava arrivista e manipolatore, ma se ne servì. Aveva bisogno di personaggi famosi in Asia che rappresentassero il fascismo e che rendessero grande l’immagine dell’Italia.

Che rapporto aveva invece con Carl Gustav Jung?

Tucci non parlò mai con Jung, ma salvò dalla deportazione uno psicologo junghiano ebreo che si chiamava Ernst Bernhard. Jung e Tucci avevano in comune molte credenze della filosofia budhista, anche se Tucci si riconosceva buddhista e Jung cattolico.

E come riuscì a compiacere il Dalai Lama?

Tucci nel 1948 ebbe il permesso di risiedere dodici giorni a Lhasa, dove nel 1938-39 per oltre tre mesi aveva soggiornato la spedizione di Hitler dell’Ahnenerbe. Lì incontrò il Dalai Lama, allora dodicenne. Il Tibet era uno stato indipendente ma già circondato dalle truppe cinesi. Il Dalai Lama dette a Tucci la raccolta completa del Kangyur e del Tengyur, i libri sacri del buddismo tibetano, per preservarli dai cinesi.

Come conobbe invece Giulio Andreotti, che le ha dato il carteggio tra lui e Tucci?

Andreotti per quasi quarant’anni fu il patronus di Giuseppe Tucci, come prima lo era stato Gentile. I loro rapporti si capiscono dal loro carteggio, che ho riportato per intero nel mio volume. Finanziò l’ultima spedizione in Tibet del 1948, quelle in Nepal e le missioni archeologiche seguenti, nella Valle dello Swat e in Iran.

Lo aiutò anche dopo la caduta del fascismo, portandolo in missione in Brasile nel 1951 per la prima Biennale d’arte contemporanea e la fondazione dell’Unione latina. In Italia si parla di epurazione mancata dei grandi personaggi del fascismo. Tucci è uno degli intellettuali epurati che con la Repubblica è stato riammesso ai ranghi universitari, con l’appoggio di Andreotti, ed è diventato presidente del rifondato IsMEO (Istituto Italiano per il Medio ed Estremo Oriente).

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