Turner, scoperti altri disegni lariani
Arte Un acquerello di Nesso dipinto nel viaggio del 1843 e diversi schizzi di Villa d’Este visitata nel 1819. Le opere custodite alla Tate sono state approfondite per l’esposizione in corso a Como e inserite del catalogo
Lettura 2 min.I sette acquerelli in mostra al Broletto di Como fino al 27 settembre - cinque dipinti durante i suoi viaggi e due in studio per illustrare il volume “Italy” di Samuel Rogers - non sono tutto ciò che William Turner ha dedicato al territorio lariano. Diversi altri esempi del profondo interesse del “pittore della luce” per l’eccezionale combinazione tra acqua, montagne ed edifici storici, che caratterizza il Lago di Como, si trovano nei suoi taccuini custoditi alla Tate di Londra e i più significativi sono stati inclusi nel volume che accompagna l’esposizione plurisede, “Turner. L’incanto del Lago di Como e del paesaggio italiano”, edito da Moebius.
Taccuini di viaggio
Solo nel primo degli sketchbooks di Turner dedicati ai viaggi in Italia, quello del 1819 intitolato “Turin, Como, Lugarno (sic), Maggiore” e composto da 93 fogli di piccolo formato, ben 49 disegni a matita si riferiscono a paesaggi lariani. Ma qui vogliamo approfondire in particolare un paio di scoperte nate dalla ricerche condotte dallo storico dell’arte Federico Crimi e da chi scrive, che al catalogo hanno contribuito rispettivamente come autore di un saggio e coordinatore. Un acquerello che era stato archiviato come “Alpine Fortress” e datato 1830 circa, si è invece rivelato, grazie a un’intuizione di Crimi confermata da sopralluoghi e riscontri plurimi, un dipinto di Nesso, riferibile al terzo e ultimo viaggio di Turner sul nostro lago, quello del 1843. «Nesso - scrive Crimi - affascinò Turner per la pittoresca disposizione dell’abitato». Differenti cromie (arancione, magenta, azzurro) contraddistinguono, rispettivamente, le frazioni di Borgovecchio e Coatesa, con il campanile della chiesa parrocchiale e il ponte della Civera (nascosto dalle pennellate, ma ben visibile in un altro disegno a matita), di Castello (con le torrette della fortificazione riconoscibili) e i monti retrostanti. «Tutto - sottolinea ancora Crimi - è sfumato nelle caratteristiche velature turneriane, a suggerire il riflesso del paesaggio nelle acque di un lago».
Ciascuna località nell’acquerello si trasforma in un blocco di diverso colore, secondo un processo astrattivo già notato per il porto di Como. Non a caso, alcuni critici hanno ritenuto Turner anche un precursore dell’astrattismo, giudizio che trova conferma proprio a Como, nell’analogo e più radicale modus operandi seguito da Mario Radice (1898-1987), uno dei più noti esponenti della scuola di astrattisti locale che ha segnato il Novecento. Infatti, partendo da una fotografia in bianco e nero del borgo di Palanzo, Radice ha creato un gioco di forme geometriche colorate, oggi parte delle collezioni del Mart di Rovereto.
Nel già menzionato taccuino del 1819, invece, sono contenuti ben 4 disegni che, da un confronto effettuato con un volume stampato a Como nel 1825, risultano essere non di Villa Olmo, come precedentemente ipotizzato nel catalogo online della Tate, bensì di Villa d’Este. Quest’ultima è il luogo cui Turner ha dedicato maggiore attenzione, nonché una delle rare discese a terra nel suo muoversi frenetico per lo più via acqua. Del resto, a quel tempo la dimora cernobbiese era legata a doppio filo alla più famosa e chiacchierata donna britannica, la principessa di Galles Carolina di Brunswick, moglie ripudiata dal principe reggente – e da lì a pochi mesi re d’Inghilterra – Giorgio IV, al quale lei non era per nulla intenzionata a concedere il divorzio. Nel 1815 Carolina aveva acquistato, servendosi di un procuratore d’eccezione, l’inventore della pila Alessandro Volta, quella che allora si chiamava Villa del Garrovo. Sebbene non navigasse nell’oro, la principessa volle dare alla storica dimora non solo un nuovo nome altisonante – d’Este, in virtù di una presunta parentela con la celebre casata – ma anche una ristrutturazione complessiva, suggellata dalla costruzione di una strada per raggiungerla da Como via terra (in precedenza si arrivava solo via lago), con due colonne e un monumento alla stessa Carolina posti dove cominciava la sua proprietà dal lato di Cernobbio. Sul monumento vi era un’iscrizione latina che Turner riportò fedelmente nei propri taccuini , al pari del sontuoso arco che dava accesso alla porzione di giardino più prossima alla villa stessa. Il libro del 1825 che mostra l’edificio dopo il restyling della “regina” è “Description de la Villa d’Este sur le lac de Côme” di Luigi Viganò, ora esposto nella mostra collegata a quella di Turner in Tremezzina (dettagli sotto).
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