Diogene / Como città
Martedì 03 Febbraio 2026
Dalla ferita alla vista, un’altra pittura
Matteo Galvano ha modificato la sua tecnica per un problema all’occhio: la forza di reinventarsi
Como
«Macchie di colore che in ogni opera sembrano rivelarsi come nuvole viste dall’alto: formazioni leggere che si muovono sopra trame geometriche simili a territori, architetture e percorsi. Quando si torna a terra resta la sensazione di aver attraversato uno spazio più ampio, quello in cui la pittura diventa viaggio e visione insieme». Così Matteo Galvano, artista comasco classe 1983, descrive le suggestioni che le sue opere fanno scaturire.
«La ricerca artistica che caratterizza i suoi lavori vede intrecciarsi struttura e sensibilità, tecnica e intuizione e i suoi lavori costituiscono ambienti visivi in cui la geometria non è mai rigida, ma aperta all’interferenza del gesto e alla vibrazione del colore», aggiunge Roberta Macchia critica d’arte e curatrice di eventi - che con Matteo condivide progetti professionali e di vita, essendo i due marito e moglie. Conosciuto, anni fa, come “l’artista della biro” dato l’utilizzo della penna in tutti i suoi lavori - Matteo ha modificato la sua tecnica anche a causa di un problema all’occhio che lo ha colpito in seguito ad un’infezione da herpes zoster: la cura ha necessitato di tempo e ha provocato una riflessione e un diverso approccio, comportando un cambiamento rispetto all’uso del colore e degli acrilici.
L’esperienza ha sicuramente segnato una linea di demarcazione, anche simbolica: «Il momento è stato sicuramente delicato, anche psicologicamente, ma resta comunque importante; abbiamo conservato la lente curativa, che probabilmente useremo in qualche modo, per sottolineare il passaggio», spiega ancora Roberta. Nelle opere di Matteo ogni suo segno nero, preciso e architettonico, delinea elementi realmente esistenti e accostati tra loro dando seguito al concetto di architAMORfosi coniato dall’artista stesso nel 2018; su queste trame emergono strati di colore controllati e al tempo stesso fluidi, colature ed esplosioni cromatiche capaci di creare atmosfere dove la geometria si fa paesaggio: «La sensazione è quella di quando l’aereo si stacca dalla pista e la città comincia a rimpicciolirsi. Il volo in realtà non è mai stato il mio “elemento” naturale eppure, da quando ho iniziato a recarmi spesso a New York – città che è insieme meta, ossessione e promessa – ho imparato a trasformare la paura di volare in concentrazione; in quel momento sospeso, mentre l’altitudine cresce e il mondo si apre come una mappa, il mio sguardo si affina».
La “frequentazione” della Grande Mela è dovuta al fatto che la ricerca artistica di Matteo ha suscitato interesse anche oltreoceano; un primo viaggio nello scorso anno si è trasformato in una serie di opportunità che hanno dato vita a tanti suoi progetti creativi: nello scorso mese di dicembre a Manhattan, nel cuore di Tribeca al civico 101 di Lafayette Street, Matteo è stato tra gli artisti scelti per la mostra collettiva “ENDGAME - Between Collapse and Continuation” al Loy Luo Space. A Bryant Park, inoltre, si trova una sedia da lui realizzata, che è stata oggetto anche di una “challenge” su Instagram (il profilo di Matteo è @matteo_galvano): chiunque faccia un selfie con la sua sedia riceve una piccola opera in regalo.
«Ogni progetto è sostenuto e realizzato in stretta collaborazione tra di noi, ed entrambi ci ispiriamo da sempre alla coppia di artisti noti come i maggiori rappresentanti della Land Art - Jeanne Claude e Christo - continua Roberta «In studio ogni giorno si generano idee da entrambi e sempre insieme le elaboriamo e le sistemiamo fino a creare progetti nuovi insieme. Uno tra tutti è ancora in fase embrionale, anche perchè stiamo cercando chi lo sostenga, credendoci insieme a noi; si tratta di un progetto di moda solidale che vorremmo presentare a un brand di moda sportiva; alla base c’è un messaggio di solidarietà che continua sul fil rouge di quanto già realizzato a New York nel 2025.
L’idea è quella di realizzare un capo per tutti, ma con un’attenzione particolare a chi ha meno possibilità e vive in una condizione di disagio».
Roberta e Matteo sono anche appassionati di sport e come molti - tifosissimi del Como 1907, che non mancano di seguire allo stadio tutte le volte che ne hanno la possibilità. «Nel frattempo ci stiamo preparando per la prossima mia mostra personale, che si terrà in Austria tra pochi mesi. Questa mia nuova ricerca sta piacendo davvero molto e proprio con questi lavori si stanno aprendo nuove opportunità anche in Europa.
Tra gli incontri che sono nati negli ultimi tempi c’è quello con il Paneum Museum di Asten, in Austria: anche in questo caso il contatto è nato tramite Instagram, che si è rivelato - di nuovo - un canale di conoscenza e connessione molto interessante». Lo scorso fine settimana Matteo è stato anche tra gli artisti protagonisti - con Pierluigi Ratti, Attilio Terragni, Gabriele Buratti - Buga, Hongtao Zhou, Fabrizio Bellanca - della mostra «Possibility zones», allestita presso il nuovo Como Lake Hub.
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