Mangiare sano e solidale
In terra e in cucina Attorno al cibo può nascere qualcosa che va oltre il semplice pasto
Lettura 1 min.Mangiare bene non significa soltanto scegliere cosa mettere nel piatto. Significa anche sapere da dove arriva quel cibo, chi lo coltiva, chi lo prepara e, soprattutto, con chi decidiamo di condividerlo. In questo numero speciale di Diogene, vi raccontiamo storie in cui la tavola è diventata uno spazio di incontro, cura e partecipazione.
La terra che dona cibo buono e sano può far nascere anche amicizie
Ma perchè non partire da ciò che c’è prima della tavola, cioè la terra, in cui gran parte del cibo nasce. A Rebbio, per esempio, un terreno rimasto a lungo inutilizzato è tornato a vivere grazie a “L’orto che vorrei”. Cinquemilacinquecento metri quadrati di terra sono diventati orti coltivati secondo i principi dell’agricoltura biologica, ma soprattutto un luogo in cui trenta ortisti si incontrano, si scambiano semi, consigli e attrezzi, organizzano cene e aperitivi, fanno crescere insieme qualcosa. Qui la terra non produce soltanto verdure. E un’area che rischiava di diventare uno spazio dimenticato si è trasformata in una piccola piazza di quartiere.
Hanno il sapore di un quartiere, in cui tutti si conoscono, anche le mense di solidarietà di via Tatti, di Ozanam e di Casa Nazareth. Qui, di fronte all’entrata, c’è un grosso dipinto che rappresenta un momento di solidarietà e condivisione tra le donne e gli uomini della Terra, senza distinzioni di etnia, età e genere. Quell’immagine è stata scelta come copertina di “Non di solo cibo. Incroci di ricette e storie”, il ricettario pubblicato nel 2025 dall’associazione comasca Incroci, che contiene ricette da tutto il mondo ma anche storie, di ospiti e volontari. A Camerlata invece , il progetto “Cena senza confini” ha fatto incontrare la comunità ucraina e quella salvadoregna. Qui il viaggio passa direttamente dal piatto: le deruny, le frittelle di patate ucraine, gli holubtsy e i mlyntsi incontrano le pupusas, le tortillas e le altre specialità di El Salvador. Sapori lontani, ma anche storie di guerre, migrazioni, terremoti, famiglie e nuovi inizi. Il cibo diventa una lingua che non ha bisogno di traduzione e permette a chi arriva da lontano di raccontarsi.
Sapori lontani si riuniscono attorno alla stessa tavola
Ma il cibo può avere anche un impatto sulle vite delle persone, cioè quando diventa veicolo di inclusione. È il caso de Il Pane di Sandro in via Carso e del neonato ristorante Il Bosco a San Fermo della Battaglia. Due luoghi dove si producono prelibatezze diverse, ma il fine è lo stesso: l’inclusione lavorativa delle persone con disabilità.
C’è un filo rosso tra tutte le storie che leggerete in questo numero. Perchè si tratta di storie apparentemente diverse, che hanno però in comune una convinzione fortissima: attorno al cibo può nascere qualcosa che va ben oltre il semplice atto del mangiare.
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