Dai compagni che sbagliano ai compagni che menano

Editoriale Siamo in un periodo del tutto diverso e non accostabile, ma la deformazione mentale di certa è la stessa degli anni delle Brigate Rosse

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Dai compagni che sbagliano ai compagni che menano. Nell’atmosfera circense che permea ormai da diverso tempo il mondo dell’informazione e che vede due curve di ultras fronteggiarsi nei talk show ad altissimi livelli culturali – “è tutta colpa degli sbirri!” vs “è tutta colpa dei negri!” – c’è ancora qualcuno che non ha portato il cervello all’ammasso.

In un corsivo pubblicato qualche giorno fa da “Il Fatto quotidiano” e naturalmente passato sotto silenzio, o quasi, un cronista di razza come Antonio Padellaro, assolutamente non sospetto di simpatie destrorse e in particolare per il governo Meloni, così come il quotidiano che ha diretto in passato e del quale è ora prestigioso editorialista, ha scorticato la cosiddetta sinistra all’opposizione sulla guerriglia avvenuta a Bologna durante la manifestazione indetta dal sindaco Lepore dopo la tragica morte di Abderrahim Fakir tra le mani della polizia. E più in generale sulla posizione imbelle, inetta, fanghigliosa e ipocrita che tutte le opposizioni di sinistra, 5 Stelle inclusi, hanno sul tema della sicurezza e sulle violenze ripetute, reiterate e soprattutto pianificate degli estremisti di sinistra. Ci voleva proprio uno che arriva dalla scuola del Pci per prendere a ceffoni l’insopportabile doppiopesismo, l’irritante tartufismo di Schlein, Conte, Fratoianni&Bonelli su un tema sensibilissimo grazie al quale si vincono o si perdono le elezioni. Che infatti da quelle parti perdono sempre. O quasi sempre.

Padellaro ha rimarcato come anche questa volta le reazioni dei sedicenti leader di sinistra alla guerriglia urbana e alle devastazioni compiute da gruppi violenti che hanno approfittato della manifestazione indetta (incautamente) dal sindaco della città a sostegno della famiglia dell’uomo morto in circostanze ancora tutte da valutare, ma che presentano inquietanti zone d’ombra, siano state generiche, reticenti o addirittura del tutto assenti. E che sia tornata per l’ennesima volta a galla la tentazione di sbrigare rapidamente la pratica dicendo che quella è l’opera dei soliti “quattro imbecilli” che niente hanno a che fare con le persone per bene che affollavano la piazza e bla bla bla, stupidaggine smentita dai recenti fatti di cronaca, basti ricordare l’assalto organizzato alla redazione de “La Stampa”, ai cantieri della Tav e agli innumerevoli cortei flotilleri e Pro Pal, che rigurgitano razzismo e antisemitismo da tutti i pori e che oltretutto, visti dal mondo a cui il giornalista appartiene, non fanno altro che portare acqua e argomenti alla propaganda della destra e a sviare l’attenzione dallo Stato nelle cui mani è morto Fakir al sindaco, che nulla c’entra con quella tragedia. Complimenti, il solito autolesionismo tafazziano dei rivoluzionari in servizio permanente effettivo.

Il tema vero, quello profondo, quello storicamente e culturalmente devastante, è il riemergere dell’eterno retaggio antropologico dei “compagni che sbagliano”, che accompagna la storia della sinistra italiana dalla stagione degli anni di piombo. Ora, naturalmente, siamo in un periodo del tutto diverso e non accostabile a quello, ma la deformazione mentale è la stessa. Così come allora per anni la sinistra ha rifiutato il fatto che le Brigate Rosse fossero un prodotto perverso della sua storia e della sua cultura e c’era voluta una personalità di rilievo come Rossana Rossanda per dire che le Br appartenevano al cosiddetto “album di famiglia” della sinistra e che quindi erano roba sua e che tutte le teorie complottiste sui brigatisti pupazzi eterodiretti dai mitologici servizi segreti deviati o da chissà quali potenze straniere erano una sequela di scemenze, benché sostenute da celeberrimi intellettuali da terrazza e da autorevolissimi giornalisti da salotto che, nascosti dietro le siepi di evonimo della loro ipocrisia, su queste panzane hanno costruito formidabili carriere, oggi allo stesso modo i sedicenti statisti progressisti non accettano l’idea che i picchiatori delle piazze siano frutto della loro cultura e della loro storia.

Ai tempi ci volle l’assassinio dell’operaio Guido Rossa per far dire finalmente al Pci che le Brigate Rosse erano i suoi nemici, anzi, i suoi nemici mortali, proprio perché figli degeneri della sua identità, ora non si capisce cosa aspettino i sedicenti statisti di Pd, 5 Stelle e Avs a dichiarare le stesse identiche cose. E cioè che i guerriglieri di Bologna e gli squadristi della “Stampa” e della Tav e i facinorosi razzisti che ingorgano le manifestazioni su Gaza e che impediscono a chi non la pensa come loro di parlare nelle scuole e nelle università non solo sono dei violenti da isolare, da denunciare e da perseguire, ma pure i pericoli primari di uno schieramento che vuole battere la destra e andare al governo. Magari una volta tanto attraverso il voto popolare e non tramite i giochetti di palazzo.

Bene, fino a quando questo nodo non verrà sciolto e questo fariseismo melmoso non sarà spazzato via da una classe dirigente coerente e coraggiosa ogni manifestazione degenerata non farà altro che spostare i moderati e le persone normali, le persone comuni, che con la sicurezza hanno a che fare ogni giorno, soprattutto nei quartieri meno alla moda, verso il fronte opposto, Generalissimo compreso. Che è esattamente quello che è successo nei primi anni Venti del secolo scorso: è stata la demagogia stracciona e parolaia, la minaccia di esproprio proletario, di abolizione della proprietà privata, di dittatura comunista (e quelli erano comunisti veri, quelli che mangiavano i bambini, non le macchiette di oggi) a spingere intere masse di piccoli proprietari e di classe media nelle braccia del fascismo, che è stato visto di gran lunga come il male minore rispetto alla Repubblica dei Soviet.

Cento anni fa è stata una tragedia. Oggi è una farsa. Ma intanto questi menano e il tema rimane sempre lo stesso. Quando la sinistra diventerà finalmente adulta? Ci vorrà un altro Guido Rossa per farle suonare la sveglia una volta per tutte?

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