L’ascesa di Vannacci e i nodi della destra
La politica. Dalla protesta antisistema alle affinità con l’universo Maga e filorusso: perché l’ascesa del generale costringe il centrodestra a sciogliere l’ambiguità tra europeismo e sovranismo nostalgico
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Per capire l’ascesa nei sondaggi di Roberto Vannacci occorre ricordare alcuni precedenti. Come accaduto prima con il Movimento 5 Stelle e, successivamente, con Giorgia Meloni, anche il generale beneficia di una rendita di posizione costruita sul malcontento e sulla sfiducia verso le classi dirigenti nonché sulla ricerca di una rappresentanza autenticamente alternativa al sistema. Si tratta di una costante dell politica italiana: quando una parte dell’elettorato si sente tradita o ignorata, tende sempre a cercare nuovi interpreti della propria rabbia.
Il potenziale bacino elettorale di Roberto Vannacci risulta chiaro. Attorno alla sua figura si stanno raccogliendo elettori delusi del centrodestra, cittadini che non si riconoscono nelle forze tradizionali, ampi settori delle forze dell’ordine e una parte dell’opinione pubblica convinta che la politica abbia smarrito il contatto con i problemi reali. Siamo davanti ad un fenomeno che non possiamo sottovalutare e di cui risulta opportuno comprendere cause e implicazioni. In questo senso, occorre ammettere che il progetto politico e culturale di Vannacci si colloca all’interno di uno spettro politico il cui riferimento internazionale è rappresentato dall’universo Maga americano. Si tratta di una galassia politica che ha come denominatore comune una ferma opposizione all’integrazione europea, alle istituzioni multilaterali e ai valori della democrazia liberale: per gli epigoni, l’uguaglianza dei popoli e delle genti non potrà mai esistere e va risolutamente osteggiata. In questo scenario non mancano convergenze e affinità con gli interessi strategici della Russia di Vladimir Putin che, da anni, coltiva l’obiettivo di disarticolare l’Unione Europea e le democrazie occidentali attraverso una lenta penetrazione nel mondo della politica, dell’informazione e dei social.
Per queste ragioni, il fenomeno Vannacci è destinato a produrre effetti che vanno oltre il consenso personale del generale. La sua ascesa obbligherà, inevitabilmente, la destra italiana a fare chiarezza sulla propria collocazione storica e politica. Pertanto, non le sarà più possibile continuare a mantenere un’ambiguità di fondo tra appartenenza europea e suggestioni sovraniste, tra cultura liberaldemocratica e fascinazioni identitarie, tra atlantismo e simpatie per modelli autoritari. Il confronto che si apre all’interno della destra italiana condurrà inevitabilmente ad una scelta netta, precisa e inequivocabile: Europa o Internazionale Maga.
Con l’avvento di Trump, non possono esistere espedienti in grado di coniugare e tenere insieme, nel lungo periodo, due visioni del mondo strutturalmente incompatibili. Da una parte, infatti, c’è la prospettiva di un’Italia protagonista nel progetto europeo, impegnata a rafforzarne le istituzioni e a correggerne i limiti; dall’altra, c’è la tentazione di un ritorno ai nazionalismi, all’illusione delle sovranità assolute e a un sistema internazionale dominato dalla forza, più che dalle regole.
Piaccia o no ammetterlo, la Storia sta presentando il conto alla destra italiana. Per decenni una parte di essa ha cercato di evitare un confronto risolutivo con il proprio passato, favorita anche dalla tradizionale indulgenza della borghesia italiana che, storicamente, ha perdonato al fascismo ciò che non ha mai perdonato al comunismo, contribuendo a mantenere aperte zone d’ombra e rimozioni che, ancora oggi, riemergono nel dibattito pubblico.
Con l’arrivo di Vannacci, è giunto il momento di sciogliere questi nodi. L’Italia ha urgente bisogno di una destra liberale, moderna, europea, capace di misurarsi con le sfide della globalizzazione, della sicurezza, dell’immigrazione e della competitività economica, senza rinunciare ai principi della democrazia costituzionale e dello Stato di diritto. Al nostro Paese non serve un ritorno al passato, né la riesumazione di un armamentario ideologico alimentato dalla xenofobia, dalla nostalgia identitaria e dalle simpatie per modelli autocratici. La sfida che Vannacci pone alla destra non riguarda soltanto il destino di uno schieramento politico. Riguarda la qualità della democrazia italiana e la collocazione dell’Italia nel mondo. Per questo, la scelta che si profila all’orizzonte non può essere rinviata ancora a lungo. È il momento della chiarezza. E la chiarezza, oggi, si chiama Europa.
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