La Svizzera vuole i giochi diffusi per tutto il Paese
Dopo il successo di Milano-Cortina 2026, la Confederazione si candida per le Olimpiadi invernali 2038
Sotto certi aspetti il successo - riconosciuto da tutti - delle Olimpiadi invernali 2026 sull’asse tra Milano (Valtellina) e Cortina potrebbe essere di buon auspicio per le ambizioni della vicina Confederazione, che grazie al “Privileged Dialogue” instaurato con il Cio (il Comitato olimpico internazionale) si candida in beata solitudine ad organizzare, dopo novant’anni, le Olimpiadi invernali 2038. Il modello - strizzando l’occhio a quanto avvenuto nel nostro Paese - è quello di Olimpiade diffuse, che coinvolgeranno 10 Cantoni (su 26, Ticino incluso) e 14 Comuni con la sostenibilità quale filo conduttore.
I conti in tasca
La Svizzera, considerata (a pieno titolo) uno dei forzieri del mondo, ha dalla sua 2,2 miliardi di franchi (questo il budget complessivo tra fondi privati e pubblici) di buoni motivi per convincere il Cio, con la Confederazione che contribuirà con 130 milioni di franchi per le Olimpiadi e 60 milioni per le Paralimpiadi, con ulteriori contributi da Cantoni e Comuni. D’altronde il Cio gioca in casa sul territorio federale, considerato che dal lontano 1968 ha sede a Losanna, con la sede principale - inaugurata nel 2019 - nota come “Olympic House”.
Prima però il Governo di Berna ed a cascata i Cantoni coinvolti dovranno convincere una buona fetta dei propri cittadini (elettori) sulla bontà dell’iniziativa, considerato che un recente sondaggio targato “Demoscope”, per conto del portale online “Watson”, ha certificato come il 51% di un campione rappresentativo di cittadini - residenti nei Cantoni di lingua tedesca e francese - non voglia le Olimpiadi invernali 2038. In particolare, uno zoccolo duro pari al 68% di “over 55” si è detto assolutamente contrario ad ospitare le Olimpiadi invernali 2038 sul territorio federale.
I precedenti
Eppure il Comitato “Switzerland 2038” sembra convinto della bontà della proposta, che si basa anzitutto sull’utilizzo di impianti già esistenti così da poter limitare il più possibile i costi e l’impatto ambientale. Peraltro i precedenti sono poco incoraggianti, considerato che - esempio calzante - i Grigioni, di cui è parte integrante la “regina delle Alpi” ovvero Sankt Moritz, per ben due volte hanno detto “no” a una candidatura ai Giochi olimpici e paralimpici invernali. E’ accaduto il 3 marzo 2013 per l’edizione 2022 e così il 12 febbraio 2017 per l’edizione 2026. A proposito di Grigioni, sicuramente il Cantone territorialmente più vicino ai Giochi invernali ospitati sul nostro territorio si aspettava una ricaduta maggiore in termini di indotto e presenze. Il portale TvSvizzera.it ha stimato in Valposchiavo un aumento dei pernottamenti tra il 20 ed il 30%, anche se - sul modello di quanto accaduto in molti Comuni turistici del nostro lago - poche sono state le strutture che si sono attrezzate appositamente per ospitare gli spettatori diretti o di ritorno dai Giochi olimpici.
E’ andata meno bene, sempre nei Grigioni, sul fronte dei parcheggi, considerato che solo il 10-15% degli spettatori ha deciso di recarsi in Engadina in macchina, tanto che per contenere i costi una delle aree di sosta - denominata “Zernez Sud” (400 i posti auto a disposizione) - è stata chiusa il 17 febbraio. Ora però bisogna guardare al futuro e costruire una proposta in vista delle Olimpiadi 2038 che risulti convincente anzitutto dentro i confini federali. Lugano ospiterà le partite dell’hockey femminile, senza snaturale la propria identità e soprattutto senza grossi investimenti, ma con un indubbio ritorno d’immagine e - si spera - in termini di indotto.
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