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Giovedì 22 Gennaio 2026
Lugano capitale della cultura? «Una sfida da vincere insieme»
Intervista Il sindaco Michele Foletti: «Abbiamo chiesto a Como e Varese di sostenere esplicitamente la nostra candidatura». Ma il primo cittadino parla anche delle Olimpiadi invernali 2038, che la Svizzera spera di ospitare dopo 90 anni
L’appassionante sfida per aggiudicarsi l’ambito riconoscimento di “Capitale svizzera per la Cultura 2030”, strizzando l’occhio anche a Como e Varese, ma anche l’ambiziosa partita, in questo caso giocata a livello planetario, per assicurarsi le Olimpiadi invernali 2038. E in questo secondo caso si tratterebbe della prima volta dopo un digiuno durato novanta lunghi anni. Dunque, la lunga chiacchierata con il sindaco di Lugano Michele Foletti parte proprio da qui e cioè dall’avventura olimpica che si spera possa intraprendere la ricca cittadina ticinese affacciata sul Ceresio.
Un’occasione unica per Lugano, per il Ticino, ma anche per i territori italiani (comaschi e varesini) di confine?
Il concetto di fondo che ha guidato “Swiss Olympic” (l’Associazione olimpica svizzera) è assolutamente innovativo. Non ci sarà un villaggio olimpico, bensì si tratterà di un’Olimpiade diffusa, sfruttando le postazioni e le infrastrutture già disponibili. Lugano è stata scelta anche in virtù della buona disponibili di posti letto alberghieri nel mese di febbraio. Ospiteremo le partite di hockey femminile, a fronte delle dimensioni della nostra pista. Le semifinali e finali saranno invece ospitate da Zurigo. Il dato politico che ne emerge è da ricondurre al fatto che per una volta un progetto svizzero valica le Alpi e si affaccia sul sud della Svizzera.
E poi c’è l’altra grande sfida in essere, quella della candidatura a “Capitale svizzera della Cultura 2030”, il cui verdetto si avrà a giugno. Un bel derby con Bellinzona, non c’è che dire. Partite da favoriti?
Siamo rimasti tra le quattro candidature che hanno superato il primo importante step, legato alla presentazione di una candidatura valida. A marzo avremo una visita della delegazione chiamata a valutare queste candidature. A giugno è attesa la decisione finale”. (Le quattro città, per inciso, sono Lugano - con Locarno e Mendrisio -, Bellinzona, Thun e Aarau).
Nel frattempo in vista di questa candidatura forte, accanto a Locarno e Mendrisio, avete bussato anche alle porte dei sindaci di Como e Varese. Una candidatura per certi versi transfrontaliera, dunque?
Abbiamo chiesto a Como e Varese di esplicitare un sostegno alla nostra candidatura, rimarcando un concetto dentro questa richiesta e cioè che quello di Lugano è un progetto che vuol far guardare la svizzera verso sud. E qui riprendo la frase enunciata poc’anzi per la candidatura olimpica 2038 e cioè che la presenza di Lugano fa sì che un progetto svizzero valichi per una volta le Alpi. Consideriamo importante il sostegno soprattutto morale che Como e Varese danno alla nostra candidatura. Un grazie va ai sindaci Alessandro Rapinese e Davide Galimberti per la loro piena disponibilità dimostrata in questo contesto per noi così importante.
Dunque tutto risolto con il sindaco di Como Alessandro Rapinese dopo le frizioni avute nel 2024?
Anzitutto va rimarcato come il sostegno alla nostra candidatura sia da parte di Como che di Varese sia stato molto celere. E questo fa onore ai due sindaci ed alle rispettive Amministrazioni. Con Alessandro Rapinese onestamente non ho mai avuto grossi problemi. Semmai abbiamo avuto qualche scambio di opinioni. Poi ci siamo conosciuti e onestamente il nostro dialogo oggi è improntato al massimo rispetto.
Nel frattempo, la tragedia della notte di Capodanno a Crans-Montana ha spazzato via molte delle certezze acquisite dalla Svizzera - pur senza generalizzare, ovviamente, viste le responsabilità personali che stanno venendo avanti - nel corso degli anni. Come ne esce la credibilità svizzera da questa tragedia di immani proporzioni?
Si tratta di una tragedia di dimensioni persino difficili da descrivere, quella di Crans-Montana. Una tragedia che giustamente crea emotività. Ritengo che se le autorità vallesane daranno corso ad un’inchiesta seria questa emotività col tempo potrebbe in parte venire meno. Anche se il ricordo di quanto accaduto rimarrà indelebile nella mente di noi tutti, con un pensiero a chi ha perso la vita ed a chi sta lottando in un letto d’ospedale nonché alle famiglie di questi ragazzi e ragazze.
Le questioni politiche interne dicono invece che la consultazione popolare targata Udc dal titolo “No ad una Svizzera da 10 milioni (di abitanti)” sta creando un po’ di preoccupazione anche alle nostre latitudini. Questo perché il quesito in dote porta anche un’insidiosa preferenza light che chiama in causa i nostri frontalieri. Che chiave di lettura dà a questo voto popolare (si dovrebbe votare il prossimo 14 giugno)?
Ritengo che questa consultazione popolare rappresenti un test non tanto sui frontalieri quanto sulle persone che si trasferiscono a vivere in Svizzera. Una preoccupazione che è in essere in maniera nitida soprattutto a nord delle Alpi, a fronte del fatto che l’aumento della popolazione sta letteralmente facendo esplodere i costi degli affitti e delle case. Peraltro le nuove costruzioni non sono in alcun modo sufficienti a rispondere alla richiesta, anche perché in Svizzera la gestione del territorio è estremamente restrittiva. In città come Zurigo, Ginevra o Losanna trovare un appartamento è diventato veramente difficile. E’ un po’ quello che succede anche a Lugano, in verità.
Nel contempo, il 2025 si è chiuso, dopo un biennio estremamente difficile, con un segno “più” sul fronte del turismo. Segno “più” atteso da più parti dopo che alla voce “pernottamenti” sul Ticino si erano addensati pericolosi nuvoloni neri. E’ un segnale incoraggiante per il Ticino e per Lugano?
Assolutamente sì. Peraltro anche i mesi di ottobre e novembre si sono chiusi con un segno “più”. Ciò significa che la destagionalizzazione sta funzionando. I nostri sforzi per cercare di portare turisti al di fuori dei mesi canonici della stagione stanno dunque dando i frutti sperati. Per Lugano è importante proseguire su questa strada, incentivando - esempio calzante - la stagione congressuale al di fuori dei mesi clou della stagione turistica. Primavera, tardo autunno e inverno devono essere consacrati a stagioni clou per il turismo congressuale.
Questo coinvolgimento di Como e Varese nella bella sfida per la “Capitale svizzera della Cultura 2030” potrebbe rappresentare anche l’occasione per far dialogare territori vicini, ma appartenenti a Stati diversi, su temi turistici, ricordando ad esempio le affinità che Como e Lugano hanno per quel che concerne il turismo a cinque stelle. Cosa ne pensa rispetto a questa riflessione?
Sicuramente potrebbe essere una buona base di partenza per instaurare un dialogo costruttivo anche in ambito turistico. Abbiamo - mi riferisco a Como - una destinazione molto simile. Dunque la proposta “dei laghi” potrebbe risultare convincente, anche se è chiaro che ognuno per sé deve raffrontarsi anzitutto con le proprie istituzioni, che sono per forza di cose diverse tra loro. Nel nostro ordinamento, non è mai il Comune ad occuparsi di turismo, bensì le organizzazioni regionali turistiche. In Italia i Comuni hanno più poteri sul turismo e sulla promozione turistica. Pertanto bisogna capire con quale livello istituzionale confrontarsi. Non c’è dubbio che la spinta turistica registrata da Como in questi anni sta portando benefici anche a Lugano. Sicuramente ci sarà un’ulteriore sviluppo del turismo a Lugano grazie agli arrivi con cui si raffronta Como.
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