Dazi, IA e nuovi imperialismi la mappa del “liberi tutti”

L'intervento Paolo Magri (Ispi) all’Osservatorio di Geopolitica di Confindustria Como delinea uno scenario globale caratterizzato dalla transizione verso un “generale disordine”

Como

La deregolamentazione della convivenza globale, in un contesto in cui l’ordine del dopoguerra si sfalda senza che emerga un’alternativa credibile, è stata paragonata da Paolo Magri a un’orchestra senza direttore e senza spartiti. Chi ha più possibilità di diventare il primo violino? Chi invece dovrà suonare il triangolo? Il presidente del Comitato Scientifico dell’Ispi - Istituto per gli Studi di Politica Internazionale, per spiegare concetti complessi in modo chiaro e meno pesante, usa spesso metafore che ne rendono immediata la comprensione. Martedì 27 gennaio è stato il protagonista di “Outlook Geopolitico: cosa aspettarsi dal 2026”, il primo evento dell’anno nell’ambito dell’Osservatorio di Geopolitica di Confindustria Como, moderato dal vicepresidente Alberto Novarese. Proponiamo qui alcuni passaggi del suo intervento.

Uno sguardo al futuro

Guardando al 2026 e al 2027, al medio periodo, lo scenario che possiamo delineare è quello di un mondo che passa da un vecchio ordine a un disordine, che sta preparando un nuovo assetto di sfere di influenza. Lo scenario più prevedibile è quello di un mondo faticoso. Le regole sono messe in discussione, le leadership indebolite. L’apparenza può sembrare quella di un nuovo imperialismo, ma la realtà è più complessa, è un mondo difficile da governare.

L’orchestra senza direttore

Il mondo dei “liberi tutti” è come un’orchestra senza spartito e senza direttore. Non significa che si arrivi necessariamente a scontri tra i musicisti, ma probabilmente faticherebbero a creare armonia, a produrre musica nuova, e potrebbero nascerebbe dissonanze. In questa orchestra, ciascuno cercherà di emergere come protagonista, tutti suonano, ma manca chi coordina. Il compito del direttore è gestire i protagonismi, armonizzare le parti e creare una musica che produca qualcosa di positivo.

In uno scenario imprevedibile, Magri ha disegnato una mappa di aspetti da seguire con il binocolo

Il primo elemento da monitorare riguarda i dazi, in particolare il ruolo della Corte Suprema che deciderà se Trump può o meno imporli. Se la decisione fosse negativa, si aprirebbe un periodo di incertezza, Trump cercherebbe altre soluzioni. I dazi, come abbiamo visto quest’anno, hanno un obiettivo chiaro: fare cassa, facendo pagare ai consumatori americani la riduzione delle tasse ricevuta in precedenza. In pratica, il denaro esce da una parte e rientra dall’altra. Se la Corte Suprema blocca i dazi, cosa succede ai mercati? La seconda questione è sugli accordi commerciali che finiscono per tremare, e contribuiamo in parte noi stessi in Europa a farli fibrillare. Un altro tema di attenzione riguarda Powell e la Federal Reserve. Da un lato, Powell è preziosissimo per Trump, perché gli permette di attribuire a lui eventuali responsabilità se le cose non funzionano. Dall’altro, un’uscita di scena improvvisa di Powell potrebbe generare scossoni sui mercati.

Quali sono i temi da tenere sotto osservazione quest’anno?

Tutti quei temi che richiedono spirito di collaborazione fra le grandi potenze del mondo. Preoccupa per esempio l’assenza di dialogo fra i Paesi liberi sul tema dell’intelligenza artificiale non regolamentata. Sull’Artico sappiamo già cosa può comportare la mancanza di dialogo, i conflitti senza confronto fra le potenze, nella migliore delle ipotesi, vengono tamponati con soluzioni temporanee. Provate a immaginare cosa succederebbe oggi se, per qualche motivo, una bolla generasse un momento di crisi, l’abbiamo già vissuto nel 2008, ma allora il mondo era più dialogante e siamo riusciti a lavorare insieme, all’interno dei meccanismi di coordinamento, per contenere i danni. Pensate ora a come, in una situazione simile, Usa, Russia, Cina, Canada, Europa e India potrebbero cooperare efficacemente per evitare il peggio in modo coordinato. Il settore in cui la mancanza di coordinamento può avere effetti più pericolosi è quello del controllo degli armamenti. Viviamo in un mondo in cui tutti hanno compreso che l’unica “assicurazione di vita” dei loro leader, spesso dittatori, risiede nella deterrenza nucleare. Il problema è che ogni regola sul controllo degli armamenti è ormai compromessa. L’ultimo esempio è il trattato New Start, che scadrà tra poche settimane, lasciando un vuoto normativo pericoloso.

Chi si approfitta del “liberi tutti” e chi rischia di pagarne le conseguenze

Nel mondo del “liberi tutti” senza direttore, tutti vogliono essere il primo violino, tutti vogliono suonare più forte degli altri. E chi ha il potenziale ruolo di primo violino in questo scenario? La Cina, che ha saputo trasformarsi. Due o tre anni fa era un gigante con i piedi d’argilla, oggi pur avendo qualche problema economico, mantiene una posizione stabile proiettando un’immagine di “quiet and peaceful rise”. Sta emergendo come il vincitore in un mondo in cui tutti gli altri stanno ancora cercando di orientarsi.

L’Europa e il rischio di suonare il triangolo

Ascoltando un concerto, ho sempre provato affetto per chi suona il triangolo, ha studiato al Conservatorio pianoforte e percussioni, ma in un concerto suona solo poche note. L’incubo è che, in questo mondo di “liberi tutti”, l’Europa rischi di essere il suonatore di triangolo. Abbiamo studiato, abbiamo fatto il Conservatorio, siamo preparati, ma qual è il rischio di suonarlo?

La buona notizia, secondo Magri, è che tutti, o quasi, hanno capito che non possiamo pensare di tornare a dialogare con l’America di Trump

Non abbiamo altra strada che agire da soli, trovando soluzioni alternative nella difesa, nel commercio e nella tutela dei nostri valori. Nel fare questo, non abbiamo un solo piano, ne abbiamo tre concreti che non solo esistono, ma funzionano. In questa Europa che non vuole suonare il triangolo, la buona notizia è anche che la Germania finalmente ha capito di dover spendere e, forse, anche che deve riarmarsi. Altre buone notizie sono gli accordi con l’India e il Mercosur.

Un’invocazione di realismo

Il realismo che dobbiamo avere consiste nel fare attenzione a non sostituire un’illusione, quella di Trump, con un miraggio. Il miraggio di non vedere che, nel passare dalle parole ai fatti e dai sogni alla realtà, incontriamo molte più difficoltà di quanto ci accorgiamo. Non dobbiamo ignorare che in Europa abbiamo un problema di leadership, di coesione e di coraggio. Non abbiamo nemmeno avuto il tempo di festeggiare l’accordo sul Mercosur che è stato bloccato, e lo dico sapendo quanto Confindustria si sia spesa correttamente e abbia sostenuto questa causa. Era un risultato fondamentale, era a portata di mano e meritava di essere valorizzato. Non possiamo chiudere gli occhi sul fatto che se si votasse oggi, in metà dei Paesi europei potrebbero salire al potere forze che scommettono su un’Europa debole, non su un’Europa forte.

«Bisogna farsi sentire»

Speranza e azione. Paolo Magri ha chiuso il suo intervento in Confindustria Como martedì scorso dando un consiglio, più che facendo previsioni sul 2026, previsioni che sono davvero difficili da fare in un contesto così mutevole come quello attuale: «Ispirandosi al Dottor Zivago, il messaggio è che nei momenti di crisi, difficoltà, confusione e stanchezza la speranza è fondamentale, ma insieme alla speranza è essenziale agire, muoversi per ottenere risultati, non paralizzarsi – ha detto Magri - Noi dobbiamo, ciascuno nel nostro piccolo, lavorare e farci sentire, come ha fatto Confindustria sul Mercosur, affinché ci sia un’azione concreta. Il rischio, non probabilità, non auspicio, è quello di ritrovarci, con tutto il rispetto, nel ruolo di chi suona il triangolo. Se un leader di un Paese dice qualcosa che non è nel nostro interesse, dobbiamo farci sentire. Potrei sembrare rivoluzionario, ma ultimamente, a giudicare dai sondaggi, i cittadini europei appaiono più coesi su cosa vogliono per l’Europa rispetto ai leader dei Paesi quando si trovano a prendere decisioni».

Magri (presidente del Comitato Scientifico dell’Ispi) ha curato con Alessandro Colombo (responsabile del Programma Relazioni Transatlantiche dell’Ispi) la stesura del Rapporto Ispi 2026 intitolato “Liberi tutti”, presentato all’inizio della scorsa settimana nella sede di Assolombarda. Il report fotografa un mondo che sembra aver perso freni, regole e bussole. Il ritorno di Trump alla Casa Bianca ha accelerato un trend già in atto, quello della deregolamentazione della convivenza globale, in un contesto in cui l’ordine costruito nel dopoguerra si sta sgretolando senza che prenda forma un’alternativa solida e condivisa. In questo scenario, le guerre tornano a essere considerate legittime, la diplomazia è spesso ridotta a strumento di pressione e coercizione, le alleanze diventano sempre più instabili e opportunistiche, mentre le istituzioni multilaterali risultano progressivamente indebolite e marginalizzate. Dalla corsa agli armamenti alla crisi climatica, dalla frammentazione del commercio internazionale alla competizione tecnologica, l’annuario fornisce una chiave di lettura essenziale per comprendere come e perché una libertà priva di regole comuni rischi di degenerare in un disordine permanente.

Diversi sono gli esperti che hanno contribuito al volume, affrontando temi che vanno dall’Ucraina allo Spazio, la conclusione è stata affidata a Mario Monti (senatore a vita e presidente dell’Istituto Javotte Bocconi).

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