Sfide Ue: euro digitale e integrazione bancaria

Corrado Passera indica gli strumenti per autonomia dai circuiti di pagamento esteri e tutela del sistema europeo «Una situazione di dipendenza significa vulnerabilità strutturale e, in caso di crisi, potremmo trovarci impotenti»

Bitcoin, stablecoin, euro digitale, integrazione finanziaria e difesa del risparmio. Corrado Passera, fondatore e amministratore delegato di illimity, già ceo di Intesa Sanpaolo e ministro nel governo Monti, è stato ospite del convegno “La geopolitica della finanza” organizzato da Confindustria Como e Limes Club Como - Canton Ticino. Riportiamo alcuni passaggi del suo intervento.

Asset cripto e Bitcoin

Gli asset cripto comprendono migliaia di monete, alcune delle quali si sono rivelate vere e proprie frodi, come nel caso delle ICO. Il Bitcoin è il più noto e spesso considerato il “migliore” tra gli asset cripto. Tra i suoi aspetti positivi, c’è il fatto che il numero di Bitcoin è limitato e che possono essere ottenuti solo attraverso meccanismi ben definiti. Ma ci sono dei limiti importanti: non esiste alcuna garanzia di riavere i soldi investiti, la vendita è possibile solo se qualcuno è disposto ad acquistarlo, il valore è altamente volatile e può essere utilizzato in attività criminali, come il ricatto, perché non lascia tracce chiare. Ognuno è libero di investire in ciò che ritiene opportuno, ma è fondamentale che chi vende sia chiaro: non ci sono garanzie di riavere indietro i soldi. Chi decide di investire deve comprendere il funzionamento del mercato e assumersi consapevolmente il rischio.

Stablecoin e rischi sistemici

Le stablecoin sono asset digitali legati a una moneta legale, quasi sempre il dollaro. La loro gestione oggi è regolamentata solo in parte. Il più grande gestore di stablecoin ha sede a El Salvador e controlla circa 180miliardi di dollari. Dietro le stablecoin ci sono soprattutto interessi americani, se queste raccolgono liquidità e la investono in titoli di Stato Usa, diventa più facile collocare il debito americano, enorme e continuamente da rifinanziare. Per l’Europa, il rischio è che una grande quantità di depositi europei venga spostata in dollari. Questo significherebbe perdere il controllo della propria base monetaria e della liquidità, affidandola a istituzioni non regolamentate. La storia dimostra che sistemi simili al free banking non regolamentato finiscono quasi sempre per generare gravi problemi. Negli Stati Uniti si discute una legge che permetterebbe di remunerare le stablecoin, oggi vietato. Se venisse approvata, queste si trasformerebbero di fatto in depositi bancari nascosti, con il rischio di spingere capitali europei verso il dollaro e sotto regole diverse. In Europa ci sono progetti per creare stablecoin legate all’euro, regolamentate e riservate alle banche, ma per il momento sono molto complessi e farraginosi.

L’euro digitale

Le stablecoin private comportano rischi concreti: sono spesso emesse con riserve minime, gestite in modo poco trasparente e possono causare deflussi di depositi, riducendo il credito disponibile per l’economia europea. Le stablecoin pubbliche invece, possono essere utili, permettono di trasformare il contante in moneta digitale garantita. L’euro digitale è un esempio, serve a tutelare la sovranità finanziaria, evitando di dipendere da operatori esterni come Visa e Mastercard, che potrebbero interrompere improvvisamente i flussi di pagamento. Se ci teniamo alla sovranità, che non vuol dire sovranismo o chiusura, ma sovranità finanziaria, dobbiamo avere un’infrastruttura digitale autonoma per gestire pagamenti e versamenti. L’euro digitale fatto dalla Banca Centrale Europea, incontra ancora resistenze, le principali riguardano i costi di implementazione e la paura del Grande Fratello, cioè della tracciabilità totale dei depositi, ma le transazioni con carte di credito sono già tracciate e si possono creare sistemi di privacy. L’euro digitale non è solo tecnologia, è indipendenza e sicurezza. Dipendenza significa vulnerabilità strutturale, in caso di crisi, potremmo trovarci impotenti. Nello scegliere chi ci governa dobbiamo capire se c’è l’intenzione, la volontà e la capacità di affrontare temi come questi.

Banche europee e integrazione finanziaria

La dimensione delle banche è un altro nodo critico, l’Europa non ha istituzioni globali capaci di competere con quelle americane o cinesi. Questo limita l’integrazione finanziaria. Da anni si parla di Unione bancaria europea e di Unione dei mercati dei capitali, ma i progressi sono limitati perché ogni paese teme di perdere il controllo delle proprie operazioni principali. L’operazione tra Unicredit e Bpm è stata bloccata per ragioni di sovranità nazionale, ma queste motivazioni non avevano fondamento, potrebbero sussistere in futuro, ma non oggi. Il tema delle dimensioni delle banche sta diventando sempre più importante. Gli investimenti necessari per aggiornarsi tecnologicamente e per formare continuamente il personale stanno riportando la dimensione tra i fattori determinanti. Per un periodo si è pensato che le banche più piccole potessero competere con quelle grandi grazie al cloud e all’accesso a sistemi informativi avanzati, rendendo i servizi digitali accessibili anche alle realtà minori. Questa situazione sta cambiando e la dimensione torna a fare la differenza.

Iperfinanza e lezioni dal passato

La finanza, nella sua essenza, è necessaria: personale, aziendale e pubblica. Ma quando diventa fine a sé stessa o scorretta, può causare danni enormi. Nel 2008-2009 il mondo è stato travolto da titoli apparentemente garantiti da proprietà immobiliari, che in realtà erano una montatura. La crisi che ne seguì non è stata solo finanziaria, ma anche economica, sociale, politica ed elettorale. Molti populismi, la Brexit e altri estremismi, non sono nati dal nulla, sono il risultato di una crisi finanziaria trasformata in crisi economica, sociale e politica. Dobbiamo fare attenzione a non ripetere gli stessi errori. Oggi il mondo cripto sta raccogliendo centinaia di miliardi, gran parte dei quali potrebbero rivelarsi privi di reale valore.

Difesa del risparmio

In un contesto già incerto si stanno accumulando nuove fonti di instabilità, e per questo serve più cautela che aggressività negli investimenti. L’attuale situazione in Iran, e altre crisi internazionali, potrebbero innescare nuove turbolenze finanziarie. Cambiare un regime con le bombe non garantisce una ricostruzione stabile. Spero che si sia considerato cosa succede dopo aver fatto cadere un regime, nessuno di noi difenderebbe una teocrazia violenta, ma è un’altra situazione come Saddam Hussein in Iraq, come i talebani in Afghanistan? Si manda via gente oggettivamente terribile, ma poi cosa c’è dopo? L’Europa è uno dei pochi luoghi al mondo in cui convivono economia di mercato, diritti e un sistema di welfare funzionante. Dobbiamo ancora lavorare per migliorare il sistema, colmare alcune debolezze e affrontare questioni di sovranità, ma gran parte del mondo guarda all’Europa come a un modello. Non siamo ancora protagonisti assoluti sulla scena globale, ma abbiamo le risorse per affrontare queste sfide. È un momento che richiede grande attenzione da parte di famiglie, imprese e istituzioni, servono prudenza, consapevolezza dei rischi e un approccio informato e misurato.

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