I mondiali fanno
uscire dalla crisi?

La storia per cui vincere i mondiali di calcio fa aumentare il Pil è un po’ come i coccodrilli che escono dai rubinetti delle vasche da bagno di New York: una bella leggenda metropolitana, mai dimostrata con certezza nonostante esistano fior di studi sull’argomento. L’Italia vinse i mondiali del 2006 e piombò nella crisi l’anno successivo. La Spagna che trionfò nel 2010 con il sovrappiù dell’Europeo 2012, ai tempi era conciata quasi peggio di noi.

Insomma, per uscire dalla crisi non possiamo aggrapparci a Prandelli,
Cassano, Balotelli, e Immobile Lo stesso Renzi di fronte alla prospettiva della crescita di un punto del Pil se Buffon dovesse alzare al cielo la Coppa del mondo, ha confessato che si accontenterebbe di mezzo. Detto da uno come lui significa che ci crede poco.

Caso mai una leggenda metropolitana che potrebbe non essere tanto distante dalla realtà è quella per cui l’Italia vince i mondiali di calcio quando al governo non c’è un presidente del Consiglio espressione di una coalizione moderata. Nessun democristiano (di quando c’era la Dc) ha mai avuto la soddisfazione di ricevere a palazzo Chigi gli azzurri campioni del mondo. Quello che ci andò più vicino era il più doroteo di tutti, Mariano Rumor nel 1970 quando gli azzurri di Valcareggi arrivarono in finale per essere asfaltati dal Brasile di Pelè. La staffetta allora, era solo quella tra Rivera e Mazzola, in politica non era previsto un altro premier che non fosse espressione dello Scudocrociato. Il primo dopo Mussolini (comunque un ex socialista) a governare con la Coppa del mondo in casa è stato, nel 1982, il primo laico a guidare un governo repubblicano, Giovanni Spadolini. Con il socialista Pertini a palazzo Chigi e soprattutto a Madrid a farsi beffe di Helmut Kohl nella finale con la Germania che a calcio (solo a calcio ovviamente) la battiamo sempre. Del resto, dopo l’unica vittoria inglese nel mondiale casalingo del 1966, il premier Harold Wilson esclamò che solo con un governo laburista potevano farcela.

Quando l’Italia di Lippi, nel 2006, portò a casa il suo quarto titolo mondiale, il presidente del Consiglio era Prodi sostenuto dal centrosinistra più rissoso della rissosa storia dei centrosinistra. Un ex democristiano, d’accordo, ma bilanciato (anzi sbilanciato) a sinistra da Giorgio Napolitano presidente della Repubblica.

Il moderato (politicamente) Silvio Berlusconi che con il Milan ha vinto tutto, non ha mai avuto la soddisfazione di mettere il cappello sulla Coppa del mondo. Neppure nel 1994, quando la Nazionale di Sacchi era di fatto la squadra rossonera senza stranieri in maglia azzurra. Anche qui ci andò vicinissimo. Ma fu il solito Brasile a guastare la festa. Ecco perché i precedenti sono tutti a favore di Renzi. A cui certo non dispiacerebbe la passerella della finale in mondovisione al Maracanà. E questo consente di fare l’unico pronostico infallibile: sia che l’Italia vinca il mondiale che esca sconfitta dopo il girone, il Pd si dividerà.

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