Hello Elly:Schlein lasciata sola dal Pd

Hello Elly. Pochi mesi dopo il suo insediamento al vertice del Pd, prima donna a ricoprire questo incarico, Schlein appare sempre più sola. E ancora, al di là dell’ancoraggio a una certa sinistra dell’identità dem, con i mal di pancia che ne sono peraltro seguiti tra i riformistii del partito, non è stata tracciata una linea politica.

L’impressione però è che, dentro il Nazareno, sia cambiata la ricetta per cucinare il segretario di turno. Se prima si piazzavano coltellate seriali alle spalle, ora si punta sull’isolamento, sul vuoto intorno al leader. Anche i principali sostenitori della nuova segretaria sembrano essersi eclissati, figurati coloro che l’hanno avversata alle primarie. Lei, a parte qualche stoccata d’opposizione all’esordio, appare timida, svagata e un po’ assente. Dice molto il fatto che la cosa per cui si è parlato di più riguardo a Schlein sia stata la celebre intervista a Vanity Fair (non proprio Rinascita), in cui era saltata fuori la figura dell’armocromista, che l’aiuta ad abbinare i colori dell’abbigliamento. Dai tempi di Palmiro Togliatti che abbandonava il grigio solo per il verde della stilografica con la quale scriveva lettere e relazioni ne è passata davvero tanta di acqua sotto i ponti.

E a proposito di acqua, il paragone non appaia sgradevole, a molti non è sfuggita, nella tragedia dell’Emilia Romagna alluvionata la capacità di Stefano Bonaccini, presidente di quella Regione (non va scordato che Elly è stata la sua vice) nel gestire, mediaticamente e politicamente nell’abbraccio con Giorgia Meloni e le parole sulla mancata (per ora) nomina a commissario straordinario, l’emergenza. Su questo Schlein non è pervenuta o si è vista poco.

Anche le parole pronunciate ieri al festival dell’economia di Trento sui cambiamenti climatici e l’emergenza idro geologica, sono apparse perlopiù un compitino. Così come le indicazioni sul tema centrale dell’evento, a parte un ammiccamento ai Cinque Stelle sul Bes (l’indice del benessere) da affiancare al Pil per misurare lo stato di salute del paese. Tutto questo a pochi giorni da alcuni importanti ballottaggi delle Comunali e dopo una campagna che ha visto molti sindaci Pd vincitori rifiutare il sostegno della segretaria nazionale. Quello delle alleanze è poi ancora un rebus senza soluzione, anche perché la politica dei Cinque Stelle impostata da Giuseppe Conte anche nei confronti del governo, sembra davvero distante da quella del Pd.

Il partito sta crescendo nel tesseramento e, in maniera più contenuta, nei sondaggi. Ma FdI resta ancora lontana e l’attesa spallata sembra ben lungi dall’arrivare. Forse il problema del Pd e della sinistra italiana in generale ha radici più profonde che vanno oltre l’opera di Elly Schlein e la stessa genesi del Partito democratico. ma l’impressione è che le elezioni europee del prossimo anno, che con ogni probabilità sposteranno più a destra gli equilibri politici continentali, possano essere decisive anche per il futuro della segretaria che già rischia di fare la fine destinata a tutti i suoi predecessori al Nazareno: una stagione politica breve e vissuta molto pericolosamente. Poi però davvero il Pd non saprebbe che pesci andare a pigliare.

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