Il voto a Cantù e la politica felina

Se l’Alice di Francesco De Gregori guardava i gatti, Galbiati sindaco uscente e ricandidato a Cantù, scruta i partiti. Uno per la precisione, Fratelli d’Italia, che, di fronte all’annuncio del suo eventuale bis alla guida della città del Mobile, ha assunto un atteggiamento sfingeo. Sempre tra i felini, insomma siamo. Forse, come i gatti, è in attesa di una lisciata di pelo o magari è pronto a brandire gli artigli. Ma questo silenzio, assordante, eh non sia mai, dei meloniani canturini è anche figlio dell’attesa di disposizioni dall’alto. Perché, a quanto pare, il primo cittadino di Cantù non si decide certo in loco, e forse neppure nelle stanze delle segreterie provinciali del centrodestra. E allora la fantasia corre fino ai confini di un’altra fanta (tutta da gustare) politica. Perché va detto che il blitz del Carroccio locale, certo ispirato dal sottosegretario Nicola Molteni cade in un momento in cui alle note tensioni brianzole tra Lega e FdI, si sommano quelle nazionali. Tra Salvini e Meloni è tutto un gioco di dita negli occhi, sugli agricoltori come a proposito del terzo mandato. E forse il ministro Giancarlo Giorgetti, gira in pullover così magari evita di farsi tirare per la giacchetta.

Certo la politica non è solo pallottoliere. Ma se si fa cadere l’occhio sui sondaggi non è difficile vedere come, anche al livello canturino (e nonostante la storia che racconta di una roccaforte leghista) FIi faccia la parte del leone (rieccoci con i felini). E magari possa accarezzare l’idea di una corsa solitaria, diretta o ammantata di civico distinta dagli altri alleati, almeno nel primo turno e poi vedere come si arriva al ballottaggio. Il pallottoliere è anche un problema. Se è vero che Giorgia Meloni sta calibrando l’idea di candidarsi come capolista in tutte le circoscrizioni, anche in funzione del rischio di arrivare a un risultato che doppi quello sommato di Lega e Forza Italia, con pesanti ricadute sul governo, si capisce bene quanto sia complessa e delicata la questione, ma anche come l’eventuale laboratorio canturino possa entrare in un ragionamento politico.

Anche perché, alle tensioni romane, si associano gli atavici dissidi comaschi tra il principale esponente di FdI, Alessio Butti, anch’egli sottosegretario del governo Meloni, e la Lega che hanno avuto un ruolo non secondario anche nella sorprendente affermazione di Alessandro Rapinese nella corsa a sindaco di Como.

Vero che, al contrario del centrosinistra, il centrodestra riesce sempre a trovare la quadra per presentarsi al voto compatto, salvo poi, una volta portato a casa il risultato, partire in ordine sparso. E a Cantù è successo in maniera eclatante. Ma magari questa elezione canturina, anche alla luce dei presupposti di partenza, potrebbe proiettare un altro film. Che nel caso sarebbe poi riproiettato in altre sale.

© RIPRODUZIONE RISERVATA