La domanda senza risposte sul voto

Sarà un voto tra le angosce quello di domenica. E con il paradosso che forse in molti si augurano che non gli tocchi la disgrazia di vincere. I compiti che attendono il nuovo governo sono titanici. Su tutti il nodo del caro energia che rischia di mandare a gambe all’aria le aziende oltretutto in un periodo di ripresa economica, con pesanti ricadute sull’occupazione.

Un clima da emergenza sociale che chi siederà a palazzo Chigi, dovrà fronteggiare. Ma come? È questo il punto e anche la questione fondamentale che dovrebbe orientare le scelte dei cittadini. Perché mai come questa volta le post ideologie e le appartenenze contano come i cavoli a merenda. Ci vuole qualcuno in grado di trovare soluzioni efficaci e concrete, cosa che peraltro non è riuscita neppure a Mario Draghi, che è uscito di scena senza quel tocco da Re Mida che ne aveva accompagnato l’ingresso e tantomeno all’Unione europea dove, tanto per cambiare, sembrano prevalere gli interessi dei soliti noti, cioè le nazioni più forti, a scapito dell’interesse generale.

Si sa come andrà domenica in Italia. Vincerà il centrodestra, l’unico pathos è sapere in che proporzioni perché quanto accaduto in campagna elettorale negli ultimi giorni potrebbe rimescolare un po’ la tendenza finora ribadita dai sondaggi. Una coalizione, quella che dovrebbe essere guidata da Giorgio Meloni che, più si avvicinano le urne più si mostra sfilacciata. La leader di FdI si è lamentata non a torto perché Matteo Salvini sembra prendere di mira lei più che gli avversari. E quando i due sono d’accordo, come nel voto contrario a livello europeo sulla censura al premier ungherese Orban, c’è Forza Italia con il sempiterno Silvio Berlusconi a smarcarsi. Per tacere poi sugli ondivaghi atteggiamenti verso la Russia di Putin e la sua guerra con l’Ucraina. Dall’altra parte non è che si stia meglio. Enrico Letta, leader del Pd già forse con le valigie sul pianerottolo ha alzato i toni per cercare una rimonta, ma a livello di coalizione reale o possibile nel dopo voto con i Cinque Stelle e magari il Terzo polo, non sembra essere meglio degli avversari.

Che nessuno abbia la ricetta per risolvere il nodo gordiano del caro energia, lo si capisce in questi ultimi giorni di campagna. Dove tutti parlano in prevalenza d’altro, ciascuno contro qualcuno. I cittadini che rigirano il certificato elettorale come Amleto faceva con il teschio, magari si aspetterebbero qualcos’altro per farsi convincere a recarsi ai seggi. Perché si sa che il primo partito sarà quello degli astenuti che resterà però un soggetto passivo non in grado di incidere. Perché questo forse dovrebbe capire chi si ostina a girare alla larga da schede e matite copiative. Il non voto non incide e non serve. E soprattutto non è tenuto in conto dai politici perché non sono obbligati a farlo e per loro è di gran lunga più comodo spendere le solite quattro parole di maniera e cavarsela così.

Questa volta ci vorrebbe qualcosa di più, magari un ceto politico più attrezzato e preparato come quello, duole ripetersi, che portò l’Italia alla ricostruzione dopo la Seconda guerra mondiale. Ma di quelle donne e uomini, nei partiti o in ciò che rimane di loro, si è perso lo stampo. Allora che fare domenica? Questa è una domanda purtroppo destinata a restare senza risposte. Un po’ come i colossali problemi che ci stanno arrivando addosso.

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