Como, una valanga di “sì” al referendum. Ma c’è un’eccezione: in città ha vinto il “no”

Il territorio Solo la città è allineata con il risultato nazionale del referendum. Boom di votanti in centro, meno a Ponte Chiasso. I voti per la riforma inferiori a quelli ottenuti dal centrodestra alle Europee

Como

Atteso da mesi e giocato in 24 ore di seggi aperti, il referendum sulla riforma della giustizia se ne va con una sorpresa: nonostante l’Italia abbia detto No, la maggior parte delle schede verdi imbucate nel Comasco (il 57,74% per esattezza) riportavano una crocetta sul Sì.

Fa eccezione la città di Como, mosca bianca in una provincia che, forte della vittoria del centrodestra durante le europee del 2024 e le parlamentari del 2022, contava davvero sulla rivoluzione del sistema di giustizia proposta dal Governo. Tolti i commenti a caldo dei partiti, sono i numeri a parlare, e parlano chiaro: non c’è comune, eccetto quello di Como, in cui abbia prevalso il No.

Lo si vede ora, ma anche ieri pomeriggio, mentre gli instant poll facevano intendere un testa a testa. Già dopo un’ora di spogli però, chi parteggiava per il No ha potuto tirare un respiro, mentre la città si è riscoperta ancora una volta diversa rispetto agli altri 147 comuni comaschi attorno.

L’affluenza

Mettendo un attimo da parte l’esito, forse, la vera sorpresa l’ha fatta il popolo degli elettori, 470.574 in provincia di Como, che al richiamo delle urne hanno risposto in tantissimi. A seggi chiusi, il dato dell’affluenza è 61,91% nel Comasco, 61,30% in città.

Sarà che, senza l’ostacolo astratto del quorum, è come se il proprio voto valesse di più. Una sensazione fallace, che però poggia su un fatto reale: in referendum come questi, astenersi non è una mossa strategica, perchè favorisce in ogni caso la fazione vincente. Di tutto il territorio comense, spetta a Trezzone il titolo di comune con l’affluenza più alta. Sull’altro estremo si colloca invece Cavargna, paese di meno di 200 abitanti, che aveva già registrato l’astensionismo più alto durante il referendum abrogativo del 2025 e le elezioni europarlamentari dell’estate 2024.

In città

A scrutini conclusi, è proprio il comune di Como a scoprirsi baluardo del No, con 19.163 voti contrari (51,11%) e 18.334 favorevoli (48,89%) alla riforma della giustizia. Anche se per pochi punti percentuali, le schede verdi hanno confermato ancora una volta che, giocandosi su grandi numeri, gli esiti elettorali in città sono sempre bilanciati, lontani dagli estremi.

Basti ricordare che alle europarlamentari del 2024, i primi due partiti, cioè Fratelli d’Italia e Partito democratico, hanno quasi condiviso il podio, con 8.240 voti a FdI e 7.644 al Pd. Schema simile si era delineato all’indomani delle elezioni parlamentari del settembre 2022, quelle con cui Giorgia Meloni diventò premier. All’epoca la coalizione di centrodestra si era conquistata circa il 55% degli elettori.

Eppure, lo scorso weekend, la propaganda per il Sì firmata proprio dal centrodestra non ha avuto il suo esito sperato. Insomma, Como non ha un colore che sente proprio, ma sceglie in modo molto poco prevedibile.

In termini di affluenza, va detto che il comune di Como, tra centro storico e quartieri, è suddiviso in 74 sezioni. Di queste, la più frequentata è stata la numero 34. Calcolando una media delle affluenze dei vari quartieri, va a Ponte Chiasso la performance peggiore.

In provincia

Lontano da Palazzo Cernezzi, ribaltoni non ce ne sono stati, anche se una cosa va detta: in molti casi, la percentuale di Sì è stata inferiore ai risultati ottenuti dal centrodestra alle ultime elezioni politiche ed europee.

Il caso più limite che vale la pena menzionare è Lomazzo, seconda città dopo Como con la forbice più stretta. Anche se il Sì ha vinto, è stata una questione di soli 110 voti. E anzi, se non fosse per un centesimo di punto percentuale, il risultato sarebbe l’esatto palindromo di quello ottenuto a Como.

A Cantù, città della Lega che nel 2024 rinnovò l’appoggio al sindaco Alice Galbiati, il Sì ha vinto con il 55,60%. Niente di nuovo insomma, così come nel caso di Mariano Comense (59,88% voti favorevoli alla riforma), dove il sindaco Giovanni Alberti si aggiudicò il mandato bis sempre con l’appoggio del centrodestra.

Analoga la situazione a Olgiate Comasco (58,24% per il Sì, 41,76% per il No) e a Erba, dove l’affluenza ha superato la media provinciale e il Sì ha collezionato il 58,06% delle schede. Ma è a Menaggio, come nelle valli dell’alto lago, che la riforma Meloni-Nordio godeva del più ampio consenso. Lo raccontano le urne, una volta svuotate: 64,34% degli elettori per il Sì, 35,66% per il No. Davanti alla presa di posizione del capoluogo, l’esito di questi ultimi sei centri abitati era tutto sommato prevedibile, dato che alle europee del 2024 Fratelli d’Italia risultava il partito più popolare.

Consegnati i verbali e smontate le cabine elettorali, la percezione non è certo quella di una fine, anzi. Nella vita di tutti i giorni, quella degli elettori, nulla è scritto con la matita copiativa: il consenso può sempre cambiare. Se non altro, il No che ha stupito Palazzo Chigi apre tante domande su cosa accadrà nel 2027.

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