Medici in ferie e senza sostituti: «Siamo pochi»

Il caso Tre giorni di stop: prefestivo, Epifania e domenica. Reti di professionisti e case di comunità? Solo sulla carta: «Senza rinforzi sarà impossibile attivare nuovi servizi»

Tra festivi e prefestivi trovare i medici è difficile, complice il picco dell’influenza il risultato sono le code in Pronto soccorso. In questi ultimi giorni a cavallo del nuovo anno i reparti di emergenza urgenza sono presi d’assalto. Il personale è poco e fuori dagli ospedali i medici di famiglia sono di riposo.

Ieri erano a mezzo servizio, oggi per l’Epifania non lavorano e domani lo stesso perché è domenica. Il lunedì è sempre un disastro, dopo ogni ponte la fila nelle sale d’attesa diventa chilometrica. Le reti dei medici e le case di comunità dovevano fare da filtro, garantendo turni anche nel fine settimana, ma sono tutti progetti in parte rimasti sulla carta.

Assistenza domiciliare

«Le reti dei medici stanno iniziando a lavorare sull’assistenza domiciliare – ribatte Gianluigi Spata, presidente dell’Ordine dei medici di Como – quanto ai turni nei prefestivi e festivi, alle case di comunità e ai tanti progetti che abbiamo seguito in questi ultimi anni se manca il personale c’è poco da fare. Dobbiamo recuperare professionisti sanitari, senza non possiamo implementare i servizi. A Como servono anche più posti letto in ospedale. Invece sulle code in Pronto soccorso la gente deve anche evitare di intasare i reparti per bisogni di cura lievi».

Però chi la domenica o di notte ha bisogno magari di un punto in testa, anche senza gravi conseguenze, merita comunque di essere curato. Le guardie mediche sono pesantemente sotto organico e raramente escono. «Certo, ma la popolazione è sempre più abituata a volere tutto e subito - dice il segretario provinciale della Federazione dei medici di medicina generale Massimo Monti – si può attendere due giorni con la febbre a casa senza farsi prendere dalla paura. Poi certo le case di comunità e le reti dei medici sono in buona parte rimaste sulla carta. Però servono nuove energie e nuove risorse. E anche noi abbiamo diritto al riposo». Nelle case di comunità organizzate dalle Asst i medici però non sono mai voluti entrare. «Siamo sempre meno e dobbiamo assistere sempre più pazienti – dice Giuseppe Enrico Rivolta, membro del direttivo dell’Ordine e segretario provinciale del Sindacato nazionale autonomo medici italiani – anche 2mila a testa. Senza nuovi medici e infermieri tanti progetti sono rimasti fermi al palo. Il carico di lavoro è eccessivo, la burocrazia non è diminuita, i sistemi informatici continuano ad andare in tilt. E accentrare tutto significa lasciare scoperte le periferie».

Nulla è cambiato

Di questi temi discutevamo durante la pandemia, ma poco è cambiato. «Abbiamo aperto strutture e progetti per ottenere finanziamenti in un momento di grave carenza di risorse umane – commenta Michele Nicastro, specialista del Sant’Anna e segretario provinciale del sindacato dei medici ospedalieri Cimo – difficile così riempire le cose di contenuti. Sulla medicina territoriale non si è mai trovata la quadra per fare diventare i medici di famiglia dei dipendenti e non più liberi professionisti, così da coordinare turni e ambulatori. Non vedo soluzioni a breve, i pensionandi sono tanti e i neolaureati sono troppo pochi».

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