Geopolitica nelle aziende per fare impresa in un mondo frammentato

Crisi, guerre, scadenze elettorali: il vicepresidente dell’Ispi Paolo Magri analizza gli attuali fattori di incertezza. «Negli ultimi anni è successo di tutto e adesso sfide come il cambiamento climatico e l’intelligenza artificiale»

Paolo Magri vicepresidente esecutivo di Ispi (Istituto per gli Studi di Politica Internazionale), è intervenuto a Como il 24 gennaio all’incontro «Il mondo nel 2024: sempre più frammentato?» organizzato da Confindustria Como. Riproponiamo alcuni stralci del suo intervento. Il testo è stato raccolto da Lea Borelli.

L’idea che Confindustria Como istituisca un osservatorio sulla geopolitica è un segnale molto forte di attenzione, ma anche un segnale che le cose non vanno benissimo nel mondo.

Vi ho portato l’immagine di questo quadro dai colori cupi, dove le persone sembrano colpirsi, che ho fotografato a New York due mesi fa, in una sala intitolata “Divided America”, America divisa, in un mondo frammentato aggiungo. Il quadro è stato dipinto nel 1967 e già in quell’anno l’America si autodefiniva divisa e il mondo era frammentato. L’America era davvero in guerra in Vietnam e c’era la guerra fredda, quella vera. Anche allora il medio oriente era in guerra. Ci dobbiamo ricordare che nonostante scenari molto cupi, come quello degli anni passati, siamo ancora qui, abbiamo superato momenti difficilissimi. Certo, questo momento è particolarmente complesso, usciamo da quattro anni in cui è successo di tutto, una grave crisi all’anno in un momento in cui dovevamo affrontare sfide globali: migrazioni, Intelligenza Artificiale, cambiamento climatico e la transizione energetica che rappresenta la più grande sfida di questi anni, quella che cambia tutto. E mentre succedevano tutte queste crisi e sfide, c’era un ribilanciamento geopolitico.

In questi quattro anni è successo di tutto, ma dal punto di vista economico no. A parte l’anno del Covid, dopo il quale il Pil è tornato come negli anni precedenti, l’Italia è addirittura cresciuta, più di Francia e Germania.

Crisi e conflitti durante un ribilanciamento geopolitico e con sfide globali da affrontare, hanno reso il mondo frammentato, portandoci nell’età dell’insicurezza: la paura del Covid, della guerra in Europa, l’insicurezza sull’energia, il grano, i chip e le batterie cinesi e ora l’insicurezza sul medio oriente che se esplode cambierà tutto, anche gli scenari più ottimisti. A tutto questo, nel 2024, aggiungiamo le elezioni in Europa e in America, per la prima volta con l’Intelligenza Artificiale. Non sappiamo quale sarà l’effetto centrifuga che verrà a crearsi: quello che succede nei prossimi mesi avrà un impatto sulle elezioni e chi vincerà le elezioni avrà un impatto su tutti i grandi temi che ci sono sul tavolo.

Guardando il 2024 darò tre asterischi quando il tema è rischioso, due mediamente rischioso, uno quando il rischio è moderato. Le elezioni americane, tre asterischi, molto incerte, ne uscirà un’America ancora più divisa, se ci fosse una rielezione di Trump, e non è un giudizio politico, si aggiungerebbe un ulteriore elemento di indeterminazione.

Le elezioni europee, un asterisco, le previsioni a oggi di una rottura della tradizionale coalizione tra popolari e socialisti è contenuta. Il vero punto è che l’Europa ha davanti a sé sfide così importanti che non basta avere un governo non euroscettico, serve un governo ferocemente pro Europa per andare avanti sui percorsi intrapresi a cominciare dalla politica industriale.

Guerra in Ucraina, due asterischi, negli ultimi mesi l’attenzione si è spostata su Israele. Se guardiamo lo scenario di lungo periodo, dieci anni, vediamo buona la posizione dell’Ucraina che sarà vicina all’Europa e più vicina alla Nato e la Russia sempre più dipendente dalla Cina e isolata politicamente ed economicamente, ma nel breve periodo il quadro è ribaltato, cupo per l’Ucraina mentre la Russia sta recuperando dal punto di vista economico.

Israele-Palestina, tre asterischi, un conflitto potenzialmente molto più ampio, c’è troppo movimento e troppa confusione in quei cieli. Bisogna prestare attenzione ai luoghi dove sono stanziati i soldati americani nella regione, se ne parla poco, ma hanno già subito 120 attacchi non andati a buon fine, se l’America reagisce si avrà l’escalation. Dentro questo il canale di Suez e lo stretto del Mar Rosso con il crollo del traffico commerciale e del passaggio di gas liquefatto, e il costo dei noli quadruplicato.

Quando Cina e Germania vanno in difficoltà ci viene da dire “anche i ricchi piangono” erano i due giganti ingombranti, la Cina nel mondo, la Germania in Europa, ci preoccupavamo perché erano “troppo”. C’è un problema anche nel “troppo poco”, se si fermano i due motori responsabili di un terzo della crescita nel mondo, la Cina, e in Europa, la Germania, c’è poco da gioire.

L’Europa, che ha bisogno di euro-ottimismo, ha diversi dilemmi da affrontare. Tutto ciò di cui parliamo in senso positivo - ovvero l’Europa che si dota di un esercito, di una politica industriale, che vuole essere autonoma sui chip, le batterie e le materie prime importanti - tutto ciò ha bisogno di molti soldi, ha bisogno di più investimenti, ma l’Europa non può farli se decide che i budget nazionali devono essere in pareggio e non vuole più fare debito comune. Come posso volere l’indipendenza dalla Cina che controlla le tecnologie e fare la transizione oppure come posso difendere le industrie nazionali e fare la transizione?

In sintesi cosa aspettarsi? Ancora volatilità economica e politica, senza drammi perché nel 1967 il mondo era già diviso, realmente diviso. Il quadro è complesso come è stato complesso in questi anni con una differenza.

Siamo passati da un mondo, gli ultimi vent’anni, dove c’era un obiettivo chiaro: cheap and expensive, trovare da approvvigionarci dove era cheap e trovare da vendere dove era expensive, una regola semplice. Da questo mondo siamo passati a un mondo dove devi trovare ciò che è vicino, ciò che è sicuro. Il rischio Paese c’è sempre stato, ma non parliamo del Mozambico dove potevi fare investimenti e c’era un colpo di stato e perdevi tutto, oggi il rischio Paese riguarda la prima potenza a parità d’acquisto, la Cina o il primo produttore di energia, la Russia, è questo il cambio. La competizione c’è sempre stata, ma eravamo meno interdipendenti.

Cosa possono fare gli imprenditori in questo mondo complicato? Portare la geopolitica in azienda (Confindustria Como farà quattro incontri su questi temi), informarsi anche attraverso i documenti dell’Ispi. In questo modo un imprenditore comincia a porsi il problema e poi non ha che da usare il buon senso dei nostri vecchi: diversificare, fare attenzione a non seguire le onde, ovvero non fare i buoi, terza cosa, come diciamo a Bergamo, “sta so alegher”.

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