Fabbri: «Non sempre c’è razionalità negli scenari internazionali»

L’esperto di geopolitica nella sede di Confindustria Como: «Le vicende internazionali sono formate da esseri umani, che commettono azioni razionali e anche azioni non razionali»

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Como

“Che mondo fa?” è il titolo dell’incontro dell’Osservatorio di geopolitica organizzato mercoledì sera nella sede di via Raimondi da Confindustria Como in collaborazione con Intesa Sanpaolo, ed è anche la domanda che è stata posta a Dario Fabbri, direttore della rivista Domino e analista geopolitico.

«Una delle difficoltà in questa fase dello scenario globale, è l’eccesso di razionalità, pretendiamo che tutto torni, abbia un utile, produca un danno o un profitto e quando questo non avviene, non riusciamo a spiegarcelo, ma dimentichiamo che le vicende internazionali sono formate da esseri umani, che commettono azioni razionali e anche azioni non razionali – ha risposto Fabbri - Questo vale anche per le costruzioni politiche, ma fatichiamo ad accettarlo, e scadiamo nel complottismo, nel “chissà cosa c’è dietro”». L’analista ha spiegato come tutte le misure adottate dagli Usa negli ultimi sette-otto anni sono in funzione anti-cinese: i dazi, la richiesta di riarmo e il tentativo di congelare la guerra in Ucraina.

«Ogni dazio ha un senso, quelli contro di noi non sono stati pensati per rifondare la manifattura negli Usa, loro fanno i compratori di ultima istanza e controllano le rotte marittime, l’obiettivo era portare miliardi di dollari nelle casse federali per finanziare la spesa militare e tecnologica contro la Cina. Ma non stanno funzionando». I dazi contro la Cina sono diversi perché è un’antagonista degli Usa quindi lo scopo è di colpire il suo surplus «ma non sta funzionando nemmeno questo». La richiesta del riarmo europeo «l’abbiamo accolta in tono manifatturiero e questo a Trump non va bene: “non dovete solo produrli, ma imbracciarli”, soprattutto in misura anti-cinese e anti-russa».

Gli Usa dalla Seconda guerra mondiale fino a oggi hanno perso tutte le guerre eppure sono ancora la prima potenza, come mai? «Perché la cosa importante è non perdere le guerre strategiche. Hormuz può tradurre una sconfitta tattica in una sconfitta strategica, la globalizzazione si fonda sul controllo dei mari attraverso gli stretti. Hormuz è tra i più importanti del mondo, se perdessero il controllo dello stretto sarebbe grave, scalfirebbe la loro egemonia marittima».

Fabbri ha dialogato con Alberto Novarese (vicepresidente di Confindustria Como con delega a Internazionalizzazione e Unione Europea), Stefania Trenti (responsabile Industry and Local Economies Research per il Research Department di Intesa Sanpaolo) e Daniele Pastore (direttore regionale Lombardia Nord della Banca dei Territori di Intesa Sanpaolo).

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