Macchinari, corre solo l’export: +3%
Report Ucimu Segnali contrastanti dalla raccolta ordini registrata nei primi tre mesi di quest’anno. Mercato domestico congelato dall’incertezza sui decreti attuativi dell’iperammortamento e di Transizione 5.0
Macchinari trainati dalla domanda estera, mente il mercato interno è in frenata. «L’indice degli ordini del primo trimestre cresce e questo è sicuramente un dato positivo, ma assolutamente non soddisfacente per i costruttori italiani. L’estero va, ma ancora per quanto? E nel frattempo l’Italia è ferma al palo in balia delle comunicazioni delle autorità di governo in merito all’iperammortamento che, esattamente come accaduto con Transizione 5.0, tardano ad arrivare». Queste le parole del comasco Riccardo Rosa, presidente Ucimu – Sistemi per produrre, che commenta i dati del primo trimestre 2026 che segna un +3,1% sul 2025, grazie agli ordini internazionali.
Rosa evidenzia come l’incremento dell’attività oltreconfine, nonostante il clima di instabilità geopolitica dimostra la capacità dei costruttori italiani di intercettare la domanda dove può più facilmente concretizzarsi, focalizzandosi nelle aree e sui settori di sbocco che sono più predisposti a investire: «Un lavoro importante e minuzioso che le nostre aziende stanno svolgendo ormai da parecchi mesi, sfruttando tutte le opportunità e le conoscenze a loro disposizione. E poiché la domanda estera riesce a espletarsi nonostante tutto, appare ancora più evidente che il blocco di quella interna dipenda dall’attesa per i chiarimenti della misura di iperammortamento».
Il nuovo piano
Lunedì 4 maggio Adolfo Urso, ministro per le Imprese e il made in Italy, ha firmato il decreto attuativo del nuovo piano Transizione 5.0, che agevola gli investimenti effettuati tra il primo gennaio 2026 e il 30 settembre 2028. Dopo la firma di Giancarlo Giorgetti, ministro dell’Economia, i passaggi successivi, dall’esame della Corte dei conti all’avvio della piattaforma telematica del Gse, dovrebbero richiedere un altro mese di attesa.
«Come è possibile trovarsi nella medesima situazione del 2025, appesi ai continui annunci e ritrattazioni delle nostre autorità di governo? Per come è stato pensato l’iperammortamento dovrebbe sostenere l’innovazione della nostra industria e, invece, costringe le aziende ad aspettare, sospese tra un decreto attuativo e uno direttoriale, congelando di fatto le trattative che, al momento, sono anche numerose. Insomma, la volontà di investire da parte degli utilizzatori italiani c’è, ma niente si muoverà fino a che non saranno comunicate tutte le tecnicità della misura».
Lentezza
Rosa, come affermato da Emanuele Orsini, presidente di Confindustria, evidenzia che «il mondo manifatturiero non solo è preoccupato per il contesto geopolitico, ma è anche sconfortato dalla lentezza con cui si muovono i rappresentanti delle istituzioni governative, sia su base nazionale che europea».
Se il conflitto in Iran dovesse durare nel tempo non si tratterebbe più di fronteggiare una chiusura, totale o parziale, di un mercato: «Avremmo invece davanti agli occhi una situazione ben peggiore. Anche per questo è fondamentale dar corso immediatamente a tutte le attività necessarie per rendere operativo l’incentivo dell’iperammortamento, così da mettere le aziende italiane nelle condizioni di effettuare gli investimenti che intendono pianificare e che ora sono congelati. Alle autorità di governo chiediamo che in Europa si facciano portavoce della necessità di poter contare su un’unione forte e determinata a definire politiche e programmi condivisi che ci permettano di affrontare al meglio l’instabilità geopolitica mondiale, prima che questa ci travolga».
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