Como al voto
È una corsa in salita

Ci avete fatto caso? Il tempo vola. Ti giri che è lunedì e ti rigiri che è sabato. Sembra una banalità, ma è una massima politica da applicare alla campagna elettorale per il Comune di Como. In un batter d’occhio, molti potrebbero ritrovarsi a pronunciare la fatidica frase: “Dio, ci sono le elezioni e non so cosa mettermi”, o meglio che candidato sindaco scegliere e che strategia di propaganda mettere in campo per lanciare in modo adeguato qualcuno che c’è. In questo senso, Alessandro Rapinese è avanti anni luce rispetto agli altri. Ha il vantaggio di essere il padre padrone della sua lista e quindi di poter candidare che gli pare, cioè se stesso, senza obiezioni di sorta. In quanto a campagna elettorale, poi, lui è in servizio permanente effettivo.

Altra musica quella suonata negli accampamenti avversari. Il centrodestra è in una situazione di stallo. Il nodo resta quello del candidato. Finora l’unico a essere stato lanciato è il coordinatore di Fratelli d’Italia, Stefano Molinari. Del resto, Matteo Salvini capo del Carroccio, aveva chiesto di avere un nome entro novembre del 2021. Visto che il suo movimento non ne ha proposto uno, ci ha pensato l’alleato magari meno fido. Sull’ex consigliere e assessore comunale, la partita non è però del tutto chiusa. Altro discorso sarebbe stato se a proporsi fosse stato il capo supremo dei “meloniani” in riva al lago, il parlamentare Alessio Butti, che però, per il momento, Giorgia considera più utile in quel di Roma. Molinari non sembra scaldare molti cuori fra le altre forze di maggioranza che, però, non sanno trovare un nome da contrapporgli. Salvo poi magari, dopo aver abiurato la società civile a causa della deludente esperienze del medico prestato all’amministrazione, Mario Landriscina, non tornino lì a pescare qualcuno, anche ingolosito dal cospicuo e sacrosanto aumento dell’indennità destinata a coloro che cingono la fascia tricolore. E intanto il sindaco uscente continua il suo tour elettorale, cocciuto e solitario. Forse si riposerà se troverà qualche poltrona adeguata.

Lo stallo, come si sa resterà tale fino alla scelta del nuovo capo dello Stato, e la stessa natura della coalizione sul Lario, dove le spinte centrifughe non mancano, resta appesa al destino dell’ardita candidatura, ormai ufficializzata, di Silvio Berlusconi.

E il centrosinistra? Qui c’è una certezza e, da quelle parti, è grasso che cola. Barbara Minghetti, stimata manager teatrale ha accettato la candidatura offerta dalla lista “Svolta Civica” con cui già è stata eletta in consiglio comunale, poi appoggiata da Pd e soci. Il problema sono questi ultimi, la cui geometria continua a essere variabile, con il consueto condimento di autolesionismo che, si sa, è la specialità della casa. Intanto il tempo passa e quasi nessuno si pone il problema della base elettorale su cui può contare Lady Barbara. Basterà, in attesa di capire come si scioglieranno i grumi, aggiungere qualche cespuglio alla coalizione con cui cinque anni fa Maurizio Traglio non riuscì a spuntarla? Allora forse non è il caso di far leva sulle contraddizioni del centrodestra e sulla paura di un’affermazione di Rapinese sostenuto proprio dai voti in libera uscita dal campo moderato? Forse, ma al ballottaggio con un primo turno che potrebbe rivelarsi scivoloso. E poi c’è la questione di far conoscere ai più tra gli elettori comaschi, chi è questa signora molto nota perlopiù tra gli addetti ai lavori. Qualcosa che richiede impegno, una squadra attrezzata ed esperta in questo tipo di mansioni e soprattutto tempo. Quello che continua a sfuggire nelle pastoie delle infinite trattative con i potenziali alleati. Insomma, pur con motivazioni diverse la corsa di centrodestra e centrosinistra è partita in salita. E Rapinese già guarda tutti nello specchietto retrovisore.

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