Referendum sulla giustizia: usate il metodo della grappa

Quando si distilla bisogna scartare la testa e la coda per tenere solo il cuore. Ecco la differenza tra il “Sì” e il “No”

Al referendum sulla giustizia bisognerebbe applicare il metodo con cui si distilla la grappa: scartare la testa e la coda per tenere solo il cuore. La testa in questo caso è rappresentata da coloro che votano “No” per mettere in difficoltà il governo Meloni. La coda da coloro decisi a barrare la casella del “Sì” per sostenere l’esecutivo. Il tutto, ovviamente, prescinde dai contenuti, che sono materia per esperti giuristi. Sono loro il “cuore”, cioè coloro che voteranno con cognizione di causa.

La domanda è ovvia. Quanti sono? E anche la risposta: non molti. Insomma c’è la quasi certezza che l’esito del voto di domenica 22 e lunedì 23 marzo si discosti quasi del tutto dal merito della riforma. Certo, non si poteva fare altrimenti. Il referendum confermativo è previsto dalla Costituzione quando il Parlamento approva una legge che modifica la Costituzione medesima senza il voto dei due terzi dei componenti dell’assemblea. Oltretutto si tratta di una consultazione senza quorum. In teoria se andasse a votare un solo elettore il referendum sarebbe valido. La Costituzione non stabilisce se vi siano materie escluse da referendum confermativo come invece avviene per quello abrogativo che richiede il quorum.

Passato e presente

I padri costituenti non si sono posti il problema legato al rischio di una partecipazione popolare esigua. Perché ai tempi in cui è stata varata la Carta, gli italiani si recavano ai seggi in massa poiché per circa vent’anni gli era stato impedito di farlo dal fascismo.

Oggi forse la questione andrebbe affrontata. Perché una scelta importante come quella che riguarda la giustizia, decisa da una minoranza degli italiani, avrebbe davvero poco senso. Ma così è. Inoltre la campagna elettorale con tutto quello che è venuto fuori sia da parte dei sostenitori del “Sì” sia dai fautori del “No” sembra fatta apposta per scoraggiare gli italiani a recarsi ai seggi. E comunque il problema dell’alfabetizzazione degli elettori rispetto a questa materia e non solo non se la pone nessuno.

Esito casuale

Tutto perciò porta verso la direzione di un esito casuale che avrà comunque conseguenze non solo sull’ordinamento giudiziario, ma su tutta la politica. Nel caso dovessero prevalere i contrari ci sarebbero inevitabili contraccolpi nella maggioranza. C’è chi sostiene che Giorgia Meloni potrebbe addirittura dimettersi per andare a elezioni anticipate che rappresenterebbero la definitiva resa dei conti nell’inquieto centrodestra.

Di certo il premier vuole evitare fino all’ultimo il rischio di “intestarsi” il referendum come qualcuno le chiede di fare per trascinare il fronte del “Sì”. Memento Renzi: personalizzare la consultazione può essere un boomerang. Un’affermazione del “Sì” potrebbe invece avere effetti sull’altrettanto turbolento Pd, diviso sull’orientamento.

C’è chi voterà no a tutela della magistratura; chi, pur condividendo la riforma, la osteggerà per andare contro Meloni; e chi, convinto della validità della legge, barrerà la casella del “Sì”. Solo un successo del fronte contrario alla legge vedrebbe il sereno dentro i Dem e l’alleanza di centrosinistra, se non altro perché tutti vorranno unirsi nel tentativo di dare una spallata all’esecutivo.

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